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Torino, il violoncello di Julia Kent “balla” alla Lavanderia a Vapore

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TORINO – Giunge dal Canada la strepitosa Julia Kent ospite della Stagione del Balletto Teatro di Torino; in scena, sabato 18 gennaio 2020 presso Lavanderia a Vapore.
Lo spettacolo – co-prodotto con Rivolimusica – trascina il pubblico in un mondo di pura emozione grazie al suono del violoncello sul quale l’artista modella la serata.

Musica eseguita dal vivo da Julia Kent

Scultura installativa di Fabio Perino “My Inner Space”

Luci Gustavo Boetti

Elaborazione coreografica a cura dei Danzatori del Balletto Teatro di Torino

Arricchisce la serata la scultura/installazione di Fabio Perino intitolata ‘My Inner Space’. Pensata come uno spazio astratto in cui mettere in scena un continuo movimento simbolico, di comunicazione fra interno ed esterno, l’installazione assume valore analitico e critico rispetto alla realtà. La luce e le geometrie della struttura – realizzata in materiali poveri – interagiscono al fine di spazializzare il luogo, in un processo di emersione delle forme che determinano la soggettività in relazione al mondo e alle altre forme di vita.

Temporal, in uscita il 25 gennaio 2019 su The Leaf Label, e anticipato dal primo singolo Imbalance, è il quinto album della violoncellista canadese Julia Kent, costituito prevalentemente da musica scritta per accompagnare in spettacoli teatrali e produzioni di danza, in risposta quindi a parti testuali o coreografiche. I brani, però, sono accomunati dallo stesso imprinting emotivo e formano una «meditazione sulla transitorietà e sulla natura fragile dell’esistenza».

Adorabile, ingegnoso, raffinato e ricco, l’ultimo album di Julia Kent si candida come l’opera più immediata e fruibile dell’artista, ma per il personale nadir creativo forse dovremo attendere ancora un po’. Nel frattempo, “Temporal” aggiunge altre interessanti suggestioni a un percorso creativo che non sembra conoscere pause.

E’ un album temerario, “Temporal”, ricco di sfide e soluzioni ardite, tra voci umane abilmente alterate da sonorità ambigue e dolcemente inquietanti (“Conditional Futures”), o percussioni rielaborate con timbriche aspre e drammatiche, che più di altre riescono a rappresentare la forza del nuovo progetto della violoncellista (“Imbalance”). Ed è una Kent meno austera e più incline alla fragilità melodica, quella che affida al piano le agili note di “Floating City” e a un minimalismo gothic l’interazione delle poche note di piano e violoncello di “Crepuscolo”. Anche se sono i dodici minuti abbondanti di “Last Hour Story” il fulcro espressivo di “Temporal”: un crescendo di suoni di strumenti a corda che fonde l’abilità cinematica di Max Richter con l’energia del post-rock.

C’è un evidente recupero dell’elemento umano in queste sette nuove tracce, il corpo del ballerino/a diviene oggetto di una trasfigurazione artistica, dove musica e fisicità diventano occasione di redenzione dell’anima, in un processo creativo semplice e lineare, che rifugge le asperità di molta musica neoclassica o sperimentale.

I vortici armonici sui quali Julia Kent modella il suono sono molto essenziali: a volte è una melodia che si ripete all’infinito, spesso è un giro di basso, elementi che creano un ossessivo beat armonico sul quale si evolvono atmosfere malinconiche e sfuggenti.

E’ un’artista attratta dalla fisicità e dall’evanescenza della danza, Julia Kent, violoncellista già membro dei Rasputina, nonché collaboratrice di Antony And The Johnsons dal 2005 al 2009. In verità, quest’attitudine creativa si è consolidata negli ultimi anni, ovvero nel periodo che ha visto la musicista collaborare maggiormente con compagnie teatrali o di danza contemporanea.

Anche se il recente progetto a quattro mani con Jean D.L. , “The Great Lake Swallows” l’ha vista impegnata in sperimentazioni avantgarde e manipolazioni di field recording abbastanza audaci, nel nuovo disco solista Julia Kent sposta leggermente l’asse strumentale, allineandosi a sonorità più organiche e poco contaminate dall’elettronica. 

Photo by PEPE

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