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Francesca Lisbona: “Servono rimedi definitivi e non temporanei”

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Francesca Lisbona direttrice del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata
Francesca Lisbona direttrice del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata

MATERA – Il Consorzio Teatri Uniti di Basilicata è un circuito multidisciplinare che si occupa di danza e prosa, mettendo in contatto artisti e teatri locali. Fra le sue mission anche la promozione di giovani artisti.

Nato dall’unione di due organismi culturali, Cose di Teatro e Musica di Potenza e l’Associazione Culturale Incompagnia di Matera, il Consorzio ha fra i suoi obiettivi anche la formazione del pubblico. Il Consorzio è riconosciuto dal Mibact e dalla Regione Basilicata.

Abbiamo intervistato Francesca Lisbona, presidente e direttore organizzativo del Consorzio.

In questi ultimi mesi, il Coronavirus ha paralizzato ogni settore: quali ripercussioni ci saranno nel mondo dello spettacolo dal vivo ed in particolare della danza?

Credo che non tutti i mali vengano per nuocere. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha messo in luce problematiche troppo a lungo ignorate. Da parecchi anni, infatti, il mondo dello spettacolo dal vivo in Italia non fa altro che trovare rimedi temporanei senza giungere mai ad una soluzione. Ad oggi, non esiste una legge unica che regolamenti il settore. Spero, quindi, che questa emergenza possa portare presto alla risoluzione definitiva delle annose questioni dello spettacolo dal vivo.

Quello che stiamo vivendo è un momento passeggero, non durerà tutta la vita. Penso che da qui ad un anno molte cose saranno cambiate, avremo trovato finalmente il vaccino. Nel mentre non dobbiamo star fermi, ma agire e lavorare insieme per trovare soluzioni.

Ritiene quindi che l’emergenza che stiamo vivendo possa generare anche qualcosa di positivo?

Potrebbe essere un’occasione per mettere in ordine il settore e fare, per così dire, un pò di pulizia. A mio avviso, negli ultimi anni, troppi si sono avventurati nel mondo dello spettacolo senza avere talento. Il successo arriva se si ha talento, al quale vanno aggiunti la competenza e lo studio. Se non possiedi talento e competenza, non puoi fare questo mestiere, le due cose vanno di pari passo.

La danza, in particolare, è prima di tutto un linguaggio per trasmettere emozioni e sentimenti. Alle coreografie degli ultimi anni manca, secondo me, la drammaturgia che è importantissima perché uno spettacolo di danza è anche scrittura.

Come immagina cambieranno gli spettacoli tersicorei in seguito al Covid-19?

Io non vedo grossi problemi. Gli unici che risentiranno di questo periodo, credo, saranno coloro che non hanno talento. Certo, per gli spettacoli futuri si dovrà mantenere la dovuta distanza fra i danzatori, dunque probabilmente aumenterà il numero di assoli. Però, ci sono anche coppie di ballerini che, magari, vivendo insieme possono esibirsi in passi a due.

Aspetto di vedere cosa accadrà dal 15 giugno in poi ed anche quanti aiuti economici saranno forniti. Le scuole di danza riapriranno tranquillamente, magari avranno gruppi più ristretti.

A tal proposito: il 15 giugno riapriranno i teatri, quale strategia ha adottato il Consorzio Teatri Uniti di Basilicata per ripartire?

Prima di tutto, stiamo cercando di capire se realmente è possibile ripartire. La Regione sta mappando i luoghi all’aperto in cui, eventualmente, potremmo organizzare spettacoli. Ce ne sono diversi, per fortuna, primo fra tutti Matera. Anche il Comune, infatti, si sta attivando per permetterci di allestire spettacoli all’aperto.

Se riusciremo a riprendere la nostra attività, la programmazione non avrà inizio prima di metà luglio e terminerà a metà settembre. Come Consorzio, daremo spazio prima alle produzioni degli artisti locali. Cercheremo di fare un minimo di programmazione e di adoperare quei luoghi dove è possibile rispettare le dovute norme di sicurezza sanitaria. Quindi, guarderemo soprattutto al nostro territorio per questa estate, in seguito potremmo invitare anche artisti da fuori.

Progetti per l’inverno?

Per l’inverno abbiamo più difficoltà. I nostri spazi sono piuttosto piccoli: per esempio un teatro da seicento posti potrà ospitare solo centoquaranta spettatori. In tal caso, dovremmo fare tutti un passo in dietro, soprattutto le compagnie. Richieste di cachet troppo elevate non si possono assolutamente sostenere con soli centoquaranta spettatori.

Cosa ne pensa degli spettacoli tersicorei visibili in queste settimane sul web?

Non stiamo facendo nessun tipo di attività sul web poiché ce ne è già troppa. Ci sono tante cose interessanti ma anche tante ripetitive, il web è ormai saturo. Quindi se dovessi pensare ad una programmazione streaming, la farò eventualmente più in là, quando queste modalità saranno meno adoperate.

C’è il forte timore che il pubblico possa non tornare a teatro a causa della paura del contagio.

La verità è che il pubblico a teatro non c’è da tantissimi anni.
Questa è l’occasione giusta per fare lavoro di engagement sul pubblico, per invogliarlo a venire a teatro e vedere gli spettacoli di danza, i concerti di musica e gli spettacoli di prosa. Bisogna concentrarsi sulla fascia di età che va dai dodici ai diciotto anni e fare un vero e proprio lavoro di formazione.

Non è una novità che il pubblico più assiduo sia quello degli over 50, ovvero proprio la fascia più a rischio Covid.

Al di là dell’attuale emergenza, c’è da sempre un problema di ricambio generazionale. I pensionati che si recano a teatro non hanno trasmesso la cultura dello spettacolo dal vivo ai propri figli dunque neanche ai nipoti.

Secondo lei, quali sono i motivi per cui a teatro si recano soprattutto i pensionati?

I pensionati vanno a teatro, e fanno l’abbonamento, perché hanno più tempo da spendere e possono accedere a biglietti ridotti per la loro fascia d’età. Anche gli studenti hanno delle agevolazioni economiche sui biglietti. Bisognerebbe analizzare quanti fra i trentacinque ed i cinquant’anni, posseggono l’abbonamento.

Poi c’è il discorso di quella fascia di pubblico che lavora e che ha difficoltà a far coincidere orari di lavoro e vita privata con gli orari degli spettacoli. Sono moltissime le variabili da tenere sott’occhio e che in pochi considerano.

Il Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, che ha la sede legale a Matera, ha avuto modo nel 2019 di vedere cosa succede con gli eventi gratuiti durante Matera Capitale della Cultura.

Ho partecipato personalmente ad ogni evento proprio per monitorare i flussi di pubblico ed ho avuto conferma dei miei sospetti. Gli spettatori erano gli stessi di sempre ovvero quella fascia di età che va dai cinquanta in sù. Gli adolescenti non si recano a teatro se non accompagnati dai docenti.

Da qui a dieci anni, non avremo più pubblico e questo problema riguarda prima di tutto le compagnie. Se non c’è più pubblico non c’è più spettacolo dal vivo.

Cosa si può fare per rimediare a ciò?

Bisogna smettere di trattare i ragazzi dagli undici anni in sù come dementi. I ragazzi che frequentano le superiori studiano i grandi classici della letteratura italiana, non sono degli stupidi, possono vedere tutto. Non è vero che devono essere creati spettacoli appositamente per questa fascia di età. I ragazzi capiscono benissimo e vogliono la qualità, si annoiano se assistono ad un prodotto scadente. Vanno trattati come adulti.

Infatti, avevamo programmato una stagione teatrale per le scuole superiori, prediligendo compagnie giovani e talentuose, competenti. Erano previsti spettacoli che trattano temi di varia natura: dall’attualità ai classici. I primi riscontri erano molto positivi, i ragazzi stavano riscoprendo il vero teatro. Poi siamo stati interrotti dal Covid-19.

Cosa ne pensa della proposta del Ministro Franceschini di creare una piattaforma streaming della cultura?

Ritengo che ci siano questioni più urgenti. Le risorse economiche, e non solo, troverebbero miglior impiego se utilizzati in opere di ristrutturazione dei teatri presenti sul territorio italiano.

Credo che non sia un’idea utile neanche ad attirare nuovo pubblico: chi non andava a teatro prima non lo guarderà in streaming. Ma soprattutto il teatro è anche una forma di socializzazione. Il momento dell’intervallo durante uno spettacolo è momento di socializzazione: quante relazioni di natura economica, sentimentale sono nate a teatro?

Fra le attività del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata c’è anche la promozione di giovani artisti, quale futuro immagina ci sarà per loro?

Talento e studio non devono temere nulla. Chi non ha talento e non studia deve cambiare mestiere.

La situazione che stiamo vivendo ora è caduta a fagiolo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un problema che abbiamo da tempo. Ha accelerato un processo di riforma che stava arrivando comunque.

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Mariavittoria Veneruso
Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.