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Teatri e scuole pubbliche: il mancato dialogo per vivere l’emergenza

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Il 2020 della scuola se ne va tra Ministro che apre e Governatore che chiude, concorso sì e concorso no, l’abbaglio delle GPS e i banchi con le rotelle. Il teatro non sembra passarsela meglio: aperti, chiusi, aperti dentro e chiusi fuori, chiusi dentro e indennizzati fuori, presenze digitali e assenze spettacolari. E’ l’epoca del Covid-19, della pandemia mondiale, dell’emergenza sanitaria globale se non emergenza globale e basta.

Teatri e scuole: semi-aperti o semi-chiusi?

L’emergenza rappresenta per la politica sempre un banco di prova vertiginoso. Qualunque decisione presa non tiene mai conto di tutte le variabili in gioco. Sicuramente non si fa mai bene abbastanza. L’emergenza può essere anche l’occasione per ritrovare il centro, geolocalizzare nell’esecuzione politica le vere essenzialità di una comunità: istruzione, conoscenza, sapere, storia, sensibilità, capacità critica, metodo ecc. Una serie di variabili importanti per fiorire nell’emergenza. In tal senso e dato il momento, teatri e scuole potrebbero dare il proprio contributo. Oggi sono semi-aperti, ma riflettono solo una chiusura più alta, più profonda e insita nella politica stessa: il mancato dialogo tra i ministeri, l’assenza di reali politiche comuni.

Dialogare per fare cultura insieme

Da anni la scuola naviga nelle teorie di programmazione di un tempo-scuola di qualità, strategie di migliore fruizione dello spazio-scuola, la riorganizzazione dei curricoli con l’obiettivo chiaro di fornire agli studenti una visione ibrida delle discipline utile ad attraversare la vita. Divenire i protagonisti del domani con la capacità di operare scelte responsabili e consapevoli.

In tal senso i teatri possono dare il loro contributo. Le attività laboratoriali, tanto care alle politiche di riorganizzazione dei curricoli, possono trovare realizzazione nell’allineamento tra spazio-scuola e tempo-teatro, tra spazio-teatro e tempo-scuola.

Una strategia comune per un’economia welfare

Un’azione integrata tra teatri e scuole potrebbe avere senso nelle strategie di contenimento del contagio da Coronavirus, nelle politiche di salvaguardia dell’economia territoriale, nelle azioni di promozione sociale e culturale come argine alle emergenze collaterali di cui la pandemia si è accompagnata inevitabilmente.

Teatri al servizio delle scuole e artisti nelle scuole, una totale riconsiderazione degli spazi e dei tempi di teatri e scuole: una suggestione davvero niente male. Ciò potrebbe creare un terreno di dialogo comune tra MI, MUR e MIBACT per la realizzazione di quelle politiche sociali volte alla riqualificazione degli spazi, alla valorizzazione dei territori e alla riscoperta del senso di comunità.

Residenze artistiche, percorsi laboratoriali, festivals con spettacoli e performance che si allineano in un percorso formativo comune che, considerando le realtà professionali che orbitano intorno ai teatri e alle scuole, potrebbe generare un rinnovamento professionale che potrebbe riposizionare economicamente costi e fatiche, da una parte e dall’altra, nello scenario di un più ampio rinnovamento socio-culturale.

Fiorire nell’emergenza

Se il contagio da Coronavirus deve essere contenuto, si scelga di farlo sdoganando contagiosi orientamenti socio-culturali legati al benessere della persona nella sua totalità. L’emergenza non va affrontata o superata, talvolta agendo melanconicamente in nome di un passato (già pieno di emergenze) che non ritornerà mai più. L’emergenza va vissuta: bisogna scavarle dentro, tirarne fuori il seme di una nuova fioritura.

Un dialogo efficace tra MI, MUR e MIBACT può ridisegnare i confini formativi delle generazioni future, rigenerare le comunità e i territori vivendoli, rendendoli protagonisti, anche economicamente, delle azioni realizzate. Tali azioni andrebbero orientate nell’ottica di una pedagogia civile che coinvolga la comunità, in tutte le sue componenti, in qualità di attrice e fruitrice di sé. Vivere l’emergenza non può passare per azioni volte a tamponare, sopperire o sostituire.

Bisogna orientarsi verso politiche condivise che tengano conto dei bisogni di tutti, che cavalchino l’emergenza e spianino la strada ad un futuro nuovo e diverso. Servono azioni che vincano la pandemia e quel passato pre-pandemico che oggi sembra tanto mancare, ma che in realtà non ci è mai piaciuto davvero.

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Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.