SPOLETO – Angelin Preljocaj, coreografo contemporaneo tra i più abili frequentatori del balletto narrativo, ha presentato al Festival di Spoleto la sua lettura attualizzata del Lago dei Cigni. Creato nell’hannus orribilis 2020, lo spettacolo ha iniziato a girare in Francia solo nella scorsa primavera per arrivare ben rodato in Italia. La compagnia Ballet Preljocaj, fondata nel 1984, è diventata nel 1996 Centre Chorégraphique National de la Région Provence-Alpes-Côte-d’Azur e ha sede presso il Pavillon Noir di Aix-en -Provence, uno spazio costruito per la danza che risponde a tutte le esigenze creative e performative della compagnia.

Riletture e archivi coreografici

Preljocaj nella sua ormai lunga e gloriosa carriera, ha sempre guardato con curiosità e affetto al passato fin da quando, negli anni Novanta, rese omaggio ai Ballets Russes con le sue riproposizioni di Le spectre de la rose di Fokin, Parade di Massine e Les Noces di Nijinska. Per un coreografo contemporaneo che voglia davvero fare ricerca, la strada principale è spesso indagare nella propria memoria e nell’archivio di esperienze e coreografie che la danza conserva. La danza, convenzionalmente considerata arte immateriale e impalpabile, lascia tracce ben permanenti, in realtà, nell’immaginario del pubblico e nei corpi di chi la studia e la pratica. Ecco che Preljocaj si è evidentemente sentito pronto per affrontare un mito del balletto classico, Il lago dei cigni.

La Natura del lago sopraffatta dalla modernità

Nella sua indagine sul balletto più iconico del secondo Ottocento, Preljocaj non si concentra esclusivamente sugli psicologismi che, da Nureyev alla più spinta contemporaneità, hanno visto diventare il balletto di Petipa-Ivanov un’analisi sul rapporto morboso madre/figlio e sulla liquidità dell’identità sessuale del giovane Siegfrid.

Preljocaj sceglie di essere fedele a tutti i personaggi principali del balletto inserendo inoltre la figura del padre che, in genere, è assente. In questa versione assume, invece, un ruolo fondamentale. Il rapporto con i genitori è certamente importante per definire il carattere di un ragazzo che si contrappone al padre imprenditore e capitalista che firma un patto mefistofelico con Rothbart per ampliare il suo potere nell’industria e nella finanza.

Non è però solo l’ambivalente rapporto familiare la tematica che porta Siegfrid ad innamorarsi della fanciulla, un’ecologista ingenua, stile Greta Tumberg, che viene trasformata in cigno da Rothbart. Preljocaj sembra utilizzare la trama ben nota del Lago per trascendere la dinamica tra i personaggi. La sua scelta lo conduce verso una visione espressionista in cui Odette e il lago rappresentano un’ultima testimonianza di una Natura vergine e incontaminata che sempre più viene sopraffatta da un capitalismo ed una modernità che superano i limiti della sostenibilità.

L’omaggio a Metropolis di Fritz Lang

Le belle immagini di Boris Labbé, elaborate digitalmente da Fabrice Duhamel, ricostruiscono nel primo quadro lo skyline di una metropoli contemporanea che cresce a dismisura. Nella scena del lago la costruzione industriale voluta dal padre di Siegfrid e da Rothbart ha, a nostro avviso, un riferimento preciso: la Macchina M del mondo distopico di Metropolis di Fritz Lang.

Le immagini digitali non sono fisse ma, in una sorta di piano sequenza infinito, portano il pubblico all’interno di uno spazio che si distrugge e si rigenera. Fumi tossici, liquidi neri, prodotti dalla fabbrica costruita sul lago, appestano e affogano le acque e fagocitano la vegetazione. A quasi cento anni dal debutto del film (1927) Preljocaj sembra voler dire che quel futuro minaccioso è adesso e, soprattutto, non può essere fermato dall’azione dei singoli. Tra Metropolis e Il lago dei cigni Preljocaj sottolinea le similitudini esistenti e crea una commistione interessante: il figlio Freder dell’imprenditore-dittatore del film è rispecchiato dal sensibile Siegfrid. Maria di Metropolis è certamente protagonista e ben tratteggiata da Fritz Lang mentre, volutamente, Preljocaj accenna ad una tenue azione di opposizione di Odette. La fanciulla è imprigionata da Rothbart e due scagnozzi vestiti con un look da periferia urbana in pelle sintetica.

Si lascia indefinita l’identità di Odette: è più il simbolo della Natura e dell’innocenza che di una consapevolezza politica. Questa presa di coscienza è affidata a Siegfrid che però risulta impotente di fronte allo scellerato patto siglato tra il padre e Rothbart che, anche nel nome, richiama lo scienziato folle Rotwang del film. L’amore soccombe ad un progresso senza scrupoli. Il coreografo, dunque, opta per la fine tragica, la morte di tutti i cigni e di Odette. Così come la Sylphide e Giselle, la donna-cigno è un’eroina che soccombe all’inganno e al male, in questo caso il Moloch capitalistico.

Il gioco ironico di Preljocaj

Si deve riconoscere che Preljocaj, con un registro ironico, ama anche giocare con la tradizione e i cliché del balletto e con la partitura di Čaikovskij. Le donne della compagnia danzano a piedi scalzi sia che siano le invitate della festa, sia che interpretino i cigni. Propongono una danza femminile più libera e dinamica di quella degli uomini che, invece, indossano delle calzature.

Preljocaj ama ragionare sulla figura femminile, così come ha fatto in tante sue creazioni da Blanche neige a Le songe de Médée, e va contro la consuetudine che vuole le donne “sacrificate” in punta da una tecnica virtuosistica e innaturale. Lo spettacolo è denso, senza intervallo, e rispetta i quadri principali in cui il balletto originale è suddiviso. La musica è selezionata dall’originale con l’inserimento di brani composti dal gruppo 79D. Nel primo quadro, in cui si festeggiano i successi imprenditoriali della famiglia di Siegfrid, brani tratti dal celebre pas de trois sono affidati ai genitori e a ragazze che rievocano le principesse candidate alla mano del principe.

L’Andante sostenuto del I atto è un duetto dal tono edipico tra Siegfrid e la madre che lo protegge in maniera eccessiva. La danza degli invitati, in alcune versioni definita danza delle coppe, ha come protagonista il padre e i suoi amici ed anticipa un vero e proprio party in cui si brinda e si danza con movimenti staccati, quasi da automa, al suono di musica tecno.

Il ribaltamento della figura femminile nel balletto

Il passo a due della scena del lago, danzato magnificamente da Théa Martin e da Laurent Le Gall, è riproposto sulla musica originale. In questo caso, però, è Odette che risveglia Siegfrid in un ennesimo ribaltamento della tradizione in cui è invece il principe a sollevare la donna cigno ripiegata nella tipica posa accasciata con le braccia incrociate.

Come accennato in precedenza, Preljocaj non rende la donna un elemento passivo nella sua danza, anzi la mette al centro di un movimento dinamico e fluido che caratterizza i cigni, personaggi “puri”, che nei movimenti non abbandonano le classiche arabesque e port de bras sinuosi ma anche iperrealistici da uccello. Gli ospiti della festa e il padre di Siegfrid, interpretato da Simon Rpert, si muovono, invece, spesso in modo angolare, spezzato, quasi ad evocare i robot di Metropolis in cui gli uomini sono ormai trasformati. Anche i cignetti non sono aboliti ma anzi riletti in una geniale variazione contrappuntistica e vibrante che non fa rimpiangere la mitica versione della tradizione.

La compagnia vivace e ricca di giovani promettenti e dalle forti personalità espressive ha ricevuto una vera ovazione dal pubblico distanziato ma entusiasta del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto. Il Festival, ancora una volta come da tradizione, ha proposto un’opera incisiva ed importante che lascerà un segno nel confronto della coreografia contemporanea con i classici.

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Docente di danza classica abilitata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, critico di danza, studiosa e docente di storia della danza, autrice di saggi e monografie sulla danza. Ballerina professionista fino al 1982, è laureata al DAMS dell’Università di Bologna in “Semiologia dello Spettacolo”. Dal 1990 al 2014 è vicedirettrice dell’associazione Movimento Danza di Gabriella Stazio. E’ inoltre socio fondatore di AIRDanza - Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza.