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Selina Bassini: “Riformulare i progetti in virtù dell’emergenza”

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Selina Bassini, foto in bianco e nero.
Selina Bassini, co-direttrice e co-fondatrice di Cantieri Danza.

Selina Bassini dal 1996 è co-fondatrice dell’Associazione Cantieri Danza di Ravenna, partecipando alla sua costituzione e assumendone la co-direzione artistica. Oggi per Cantieri Danza (www.cantieridanza.it) si occupa della curatela di festival e progetti realizzati sia sul territorio regionale che nazionale. Coordina Anticorpi Emilia Romagna, rete di rassegne, festival e residenze creative da cui è nato il Network Anticorpi XL, prima rete italiana dedicata alla danza d’autore e che negli anni ha messo in luce tanti giovani artisti. Nell’ambito dell’Inchiesta Covid-19/Si cambia danza, la chiamiamo per farle alcune domande.

Innanzitutto come sta? Come sta vivendo l’emergenza in cui versa il mondo?

Prendo spunto da un articolo uscito in questi giorni su Robinson, inserto di Repubblica: “Ramazzo dunque sono, la riscoperta dell’igiene domestica diventa manutenzione dell’interiorità”. L’isolamento sta modificando il modo e il ritmo del nostro abitare lo spazio. Ci si saluta a distanza dai balconi, ritroviamo parole da scambiare, ci aiutiamo nella gestione di piccole cose quotidiane: semplici azioni che ci fanno sentire ancora comunità. Oggi non siamo in grado di immaginare la condizione dei reduci, la catastrofe ha spezzato il tempo e usciremo da questa vicenda che niente è garantito. Ma da reduci, usciremo con una grande voglia di stare insieme.

Cantieri Danza rappresenta, in regione e su tutto il territorio nazionale, un punto di riferimento per artisti, addetti ai lavori e pubblico. Attività di sostegno alla giovane creazione, formazione e organizzazione eventi. Tutto è fermo. In che modo state gestendo questa forzata chiusura delle attività?

In una situazione di emergenza, dove diventa complicato potersi confrontare personalmente, è importante mantenere alta la concentrazione e avere un forte spirito di condivisione delle idee. Con Cantieri Danza stiamo sperimentando nuove modalità di lavoro da casa, proviamo a sviluppare idee e progettualità. Grazie ai vari dispositivi tecnologici riusciamo a riunirci quotidianamente per affrontare insieme le questioni che la crisi ci pone davanti. Sentiamo la necessità di riflettere e di rivedere le nostre progettualità per renderle in grado di reggere il colpo delle ripercussioni che questa emergenza produce e produrrà sull’intero sistema danza. Ci stiamo interrogando, in modo particolare, sui futuri possibili e quindi su come sostenere lo sviluppo professionale dei giovani artisti coreografi e autori emergenti. Proprio le realtà artistiche emergenti non possono essere trascurate perché, oltre a rappresentare l’elemento più vitale e dinamico, sono quelle che meno dispongono di garanzie e strumenti per reggere l’urto.  

Ha già una strategia post Covid-19 per far ripartire a pieno regime le vostre attività?

Nulla sarà più come prima. Anche lo spettacolo cambierà molto nei “protocolli” e nei decaloghi. Il nostro festival si svolgerà a settembre.  Gran parte del suo programma era già stato sviluppato prima dell’emergenza, compresi i progetti della rete Anticorpi XL e la sua antenna regionale.  Attualmente ci stiamo interrogando insieme su possibili riformulazioni delle progettualità rispettando i tempi dell’emergenza.

Questa emergenza ha paralizzato tutto il mondo e tutti i settori. Come ne usciranno lo spettacolo dal vivo e la danza?

Credo che a breve, con gli attuali decreti di isolamento che sono in antitesi all’arte coreutica, sarà impossibile vedere lavori di grandi compagnie che dovranno rivedere i lavori attualmente in essere con i propri ensemble. Potrebbero invece arrivare contributi interessanti dai giovani artisti, dalla giovane danza d’autore che ha allenato la propria resilienza e potrà più facilmente adeguarsi al “dopo” che ci aspetta.

Quanto tempo ci vorrà per ripartire e portare nuovamente il pubblico in platea?

I festival potranno essere i luoghi dove ripensare a nuove pratiche per ricostruire il rapporto di fiducia con il pubblico. Con l’Appello dei Festival Italiani dell’Innovazione dello spettacolo dal vivo abbiamo condiviso il pensiero che, ripensare l’essere e il fare comunità quando usciremo da questa emergenza, sarà compito anche dei festival e degli artisti. Il problema non è poi solo l’emergenza, ma anche quel periodo post emergenziale in cui non sarà possibile tornare alle pratiche rituali che da sempre ci vedevano gli uni accanto agli altri e nella prossimità fisica che conosciamo.

Aldilà di un intervento economico delle istituzioni, necessario e doveroso, quali altre risorse il mondo della danza può mettere in campo per superare le difficoltà del momento e del futuro?

Non è secondario il grande lavoro che funzionari della Regione, del Ministero e dei Comuni stanno svolgendo in ascolto con artisti e colleghi.  Stiamo tutti dando il massimo affinché lo spettacolo sia considerato come qualsiasi altra categoria che necessita di sostegni e attenzioni specifiche. Si procede insieme con l’obiettivo di intercettare altre risorse da mettere in campo. Come operatori culturali stiamo chiedendo che, le attuali risorse previste nei bilanci di Stato, Regioni e Enti Locali, siano stanziate e erogate anticipatamente al più presto possibile e nel riprogettare le nostre attività sia permessa la massima flessibilità fino ad arrivare al superamento degli attuali parametri valutativi. Questo consentirebbe a tutto il comparto danza, e non solo, di cominciare immediatamente a riprogrammare le proprie attività iniziando ad immaginare il panorama che verrà.

Sono tanti i giovani artisti che orbitano intorno a Cantieri Danza. E proprio i giovani sembrano quelli più smarriti in questa situazione emergenziale. Cosa sente di dire loro?

Tanti sono gli artisti che mi hanno scritto in privato e ciò ha un grande valore per me. Incoraggio loro nel pensare ad una bellezza nuova, tutti ne abbiamo bisogno, tutti vogliamo avvicinarla. Ma la bellezza non può essere solo guardata, va anche pensata. I giovani artisti possono contribuire con il loro sguardo a ripensarla anche in cose mai immaginate prima. Bisogna pensare ad una bellezza nuova ed è probabile che questo accadrà per tutti appena usciremo da questa crisi.

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Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.