Home Attualità Interviste Residanza 2020 – La parola ai protagonisti: Marco Casagrande

Residanza 2020 – La parola ai protagonisti: Marco Casagrande

207
In foto, Marco Casagrande. Uno dei tre finalisti di Residanza 2020.
In foto, Marco Casagrande. Uno dei tre finalisti di Residanza 2020.

Marco Casagrande si è diplomato nel 2018 presso l’Accademia Nazionale di Danza. Giovanissimo, crea CUM-LAEDERE – I studio e debutta nel 2019 al Resid’And (evento organizzato dall’Accademia Nazionale di Danza) e successivamente in varie rassegne nazionali. Nel 2019 lavora con Lenka Vagnerova & Company di Praga. Il 2020, l’anno del Coronavirus, non lo ferma. A febbraio 2020 partecipa a Residanza B-SIDE presso Movimento Danza con CUM-LAEDERE – II studio. Ad agosto 2020 partecipa al cortometraggio di videodanza Piano Sequenza di Davide Calvaresi. Ad ottobre 2020 danza nel progetto Alphabet: video diretto dal Gruppo Nanou. Infine Residanza, la sua nuova creazione (https://www.campadidanza.it/residanza-2020-e-la-resilienza-artistica-dei-giovani-in-piena-pandemia.html) e le porte di casa sua aperte virtualmente alle nostre domande.

Quali tappe della tua formazione sono state determinanti per accendere il tuo desiderio creativo?

Tutto parte dalla mia tesi di laurea. Dovevamo creare un elaborato e, dallo studio necessario per poterlo realizzare, ho sentito la necessità di dire qualcosa attraverso la danza. Questa è stata la mia prima tappa. Poi a Residanza, Gabriella Stazio mi chiese direttamente se il mio desiderio fosse danzare o coreografare. Quella domanda mi ha aperto altri interrogativi. Avevo già creato in precedenza, mai con l’intento di dire qualcosa di mio. Dopo la mia esperienza a Praga, ho capito che voglio danzare ma senza trascurare i miei interessi, la mia necessità di comunicare attraverso la danza ciò che ho da dire. In tal senso, mi faccio tante domande e studio molto. So che sono solo all’inizio.

Cosa c’è nella tua vita oltre la danza?

Sto seguendo un corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte. Sono un appassionato di cinema, specie i film anni ’70 e ’80 e il genere Horror. Questa passione accompagna quella per la danza: mi piace indagarne gli aspetti più “cinematografici”. Poi adoro la fotografia: la mia vecchia Reflex mi accompagna sempre, mi diverte. A 9 anni stringevo già tra le mani la mia prima macchina fotografica e ho studiato da autodidatta in tal senso. Mi piace anche scrivere.

Private Rite – Something is growing è il lavoro che hai presentato a Residanza 2020. Vederlo è stato come immergersi in uno spazio di riflessione dove soggetto e oggetto sembrano ibridarsi nella restituzione della tua idea concettuale. Tu lo hai visto da “spettatore”? A che punto della creazione sei?

Ho rivisto il mio lavoro 6 o 7 volte, riuscendo a vedere quello che sto cercando. Quello che avete visto è poco più di un’idea, ma era il mio preciso intento. Non mi sono posto l’obiettivo di giungere ad un lavoro finito. Quello che avete visto è l’insieme di piccoli “trailer della mente”, il primo seme di quello che vorrei sviluppare. Io sono particolarmente cervellotico e questa esperienza mi ha aiutato molto andare “fuori”, uscire da me. Ora l’obiettivo è svilupparlo, renderlo meno scarno e sintetico, mantenendo l’idea del flusso e dell’evoluzione che è propria di questo lavoro. Mi interessa offrire allo spettatore immagini “aperte” ed esplorare ancora di più la relazione tra corpo e oggetto.

Quale parte della tua personalità emerge di più nella tua creazione?

Il “Marco esteta”. Ho creato a partire dalla mia idea di “bello”, dalla bellezza di un’immagine o un colore. Tant’è che il lavoro nasce da un tappeto, per antonomasia un simbolo di bellezza.

Come valuti l’esperienza di Residanza 2020 e cosa ti aspetti per il futuro?

E’ stata una bella esperienza, formativa e arrivata al momento giusto. Andare in scena è stato importante ed è importante sapere che, aldilà dei vincitori e dei vinti, potremo contare sul sostegno di Movimento Danza. Questo è importante per noi giovani e direi che Residanza sostiene concretamente un reale bisogno dei giovani: avere uno spazio per esprimersi. Questa partecipazione è stata un’importante vetrina di visibilità e spero che sia di buon auspicio per il futuro.

Clicca qui per guardare la finale

Iscriviti alla Newsletter


Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.