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Residanza 2020 e la resilienza artistica dei giovani in piena pandemia

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NAPOLI – Lunedì 7 dicembre, alle ore 19.30 nella Sala Assoli di Napoli, è andata in scena con gli artisti, e in onda in streaming per il pubblico e la giuria, la serata conclusiva di Residanza – La casa della nuova coreografia dedicato ai giovani coreografi under 35. Da otto anni ormai, Movimento Danza di Gabriella Stazio, indice questo bando finalizzato al ricambio generazionale nel mondo delle danza, partendo proprio dai giovani (https://www.campadidanza.it/finale-in-diretta-streaming-per-residanza-bando-per-coreografi-under-35.html)

La prima edizione tra presenza e digitalità

La conduzione di Elisabetta Testa, gli artisti tra polvere, quinte, luci e un teatro ben desideroso di accoglierli. Mancano i corpi del pubblico, ma i loro occhi e i loro giudizi, così come quello dei giudici Enzo Celli, Adriano Bolognino, Velia Papa, Gemma Di Tullio e Silvia Poletti, sono stati raggiunti attraverso un’organizzazione digitale importante che ha portato il teatro, gli artisti e i loro lavori, letteralmente nelle case degli spettatori.

Oltre a godere della visione dei nuovi giovani artisti promossi da Residanza, anche quella del vincitore 2019 Nicolas Grimaldi Capitello: un modo ottimo per rendersi conto dello slancio artistico e professionale che, su più livelli, la partecipazione a questo bando può garantire.

Il vincitore: Marco Munno con Knotting

Il vincitore di questa edizione di Residanza è Marco Munno che, nell’anno della pandemia e della sofferenza del mondo artistico, riesce ad ottenere un premio di 1500€, oltre che la promozione e la distribuzione del suo lavoro su piattaforme digitali italiane e internazionali. Un risultato importante per un giovane danzautore, figlio di un certosino lavoro di creazione.

La restituzione drammaturgica di Knotting, ponendosi l’obiettivo di partire dall’immagine e dal significato del nodo per compiere una riflessione intorno all’uomo, si annoda (appunto) intorno ad un corpo costretto, ridotto a pochi spazi di mobilità, chiamato ad una resilienza creativa che si manifesta in momenti coreutici interessanti. La bellezza di questi stona un po’ con la non sempre chiara narrazione, ma l’acerbità del danzautore e l’ampiezza del tema scelto non sono “ostacoli” facilmente arginabili in una composizione di 11 minuti.

Resta il fatto che il lavoro è piaciuto, risulta ben interpretato ed ha in seno ampi margini di sviluppo. Un suggerimento per l’autore potrebbe essere quello di intensificare e ridefinire, con ancor più dettaglio, l’uso delle scarpe, che nel discorso drammaturgico attivato rimandano metaforicamente all’idea di un “cammino” farraginoso e criptico.

Gli altri lavori in gara: Marco Casagrande e Marta Giovanna Tabacco

Sconfitti, ma non troppo. In una visione cronaco-sportiva questo potrebbe essere il leitmotiv della partecipazione di Marco Casagrande e Marta Giovanna Tabacco a Residanza 2020. Per la giuria non è stato sicuramente agevole scegliere, data la qualità e la diversità dei lavori presentati.

Marco Casagrande con Private Rite – Something is growing ha imposto una necessaria immersione, dei giudici e degli spettatori, in uno spazio di riflessione dove soggetto e oggetto sembrano ibridarsi nella restituzione dell’idea concettuale del danzautore. Senza entrare nel merito di questa, un buon suggerimento per il danzautore potrebbe essere quello di riconsiderare i tempi, gli spazi e i momenti, nell’ottica di un lavoro coreografico più lungo e per non correre il rischio di rimanere impantanato nel concetto stesso.

Marta Giovanna Tabacco con M-IO, invece, presenta un lavoro ricco di interessanti momenti a sostegno della propria idea coreografica, costruita intorno alla relazione tra idea di perfezione, e interpretazione della stessa, da parte della società attuale.

Il richiamo simbolico al nuoto è manifesto della performatività e della competitività, skills essenziali nella società di oggi, ma lo stesso podio, i libri e la scelta dell’outfit iniziale, sono suggestivi, provocatori e politici elementi di sostegno della narrazione. La composizione coreutica è ricca in alcuni punti, povera e superficiale in altri, ma 12 minuti di creazione non prestano mai ottimamente il fianco a narrazioni artistiche così complesse.

Una buona scelta per il futuro potrebbe essere quella di sezionare il lavoro e sviscerarlo con ancor più profondità in tutte le sue componenti e in tutti i suoi riferimenti: ne gioverebbe probabilmente, con maggior efficacia drammaturgica, anche la funzione scenica degli oggetti utilizzati.

Per concludere

Il bando è realizzato nell’ambito del progetto Gap! Change! Now! Projects for the next dance generation 2018/2020 con il sostegno del MIBACT e della Regione Campania; Residanza 2020, capace di rilanciarsi anche in un momento difficile come quello attuale, continua a garantire visibilità e sostegno ai giovani che intendono affacciarsi al mondo della danza autoriale. Riuscire a dare un vero palcoscenico agli artisti, garantendo loro una platea ricca, seppur virtuale, è una fortissima iniezione di fiducia e speranza per tutte le figure che orbitano nel mondo della danza, dai più giovani ai più navigati. Non ci resta quindi che sperare di rivederci tutti presto: corpo a corpo sulla scena, gomito a gomito in platea. Intanto, complimenti a Movimento Danza, a Gabriella Stazio e a tutti i protagonisti di Residanza 2020, per quanto donatoci in questo confuso dicembre di pandemia.

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Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.