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Première, il Balletto di Roma emoziona anche attraverso lo schermo

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il Balletto di Roma in Première
Il Balletto di Roma in Première-14-12-2020

ROMA – Première è la nuova produzione del Balletto di Roma andata in scena in prima assoluta al Teatro Quirino di Roma il 14 dicembre scorso.

Una singolare produzione

I secondi del countdown scorrono veloci e, nell’emozionante attesa davanti allo schermo del pc, riaffiorano le sensazioni dell’hic e nunc del teatro. Sta per iniziare lo spettacolo in streaming di Première, la nuova produzione del Balletto di Roma. La coreografia di Andrea Costanzo Martini è il prodotto di una singolare modalità creativa: una collaborazione “a distanza” tra autore e interpreti da marzo ad oggi. Da Tel Aviv, Martini ha infatti guidato “in remoto” i danzatori della compagnia, presenti nelle sale del Balletto di Roma, immaginando una messa in scena dal vivo. La chiusura dei teatri però ha costretto i ballerini nella solitudine della scena obbligando il pubblico ad una visione a distanza. Ma vediamo di cosa si tratta.

L’ “ora” dello streaming

In apertura l’elegante piano medio di ripresa di Francesca Magnini, la direttrice della compagnia, che, sotto un velo di inevitabile commozione, presenta Première. Martini non è presente, di lui abbiamo una breve clip, tutta in primo piano; nel suo discorso si nasconde il codice d’accesso alla visione, le parole chiave di lettura sembrerebbero: rito, tribù, bisogni, regole, villaggio. Entriamo poi nel vivo… Pardon! Entriamo nel video dello spettacolo.

L’importanza dei campi di ripresa

La telecamera apre un campo lungo sulla una scena nuda, il pavimento bianco, con luci bianche che vi riflettono, prevale sul fondale nero. Sulle note di un brano moderno, dai ritmi tribali, danza il primo degli otto giovani danzatori. La regia, prima con un campo medio, poi a figura intera, obbliga la visione esclusivamente allo spazio del ballerino in pantaloncini rossi e t-shirt bianca che esegue una sequenza molto brillante e virtuosa. La sensazione è di stare a guardare in piedi sotto la ribalta. Campi medi, campi lunghi e figure intere si alternano come in un film, mentre i giovani danzatori, quattro uomini e quattro donne, danzano leggiadramente come a lezione di salti al centro. Il codice è quello accademico ma il costume no, forse sono abbigliati come sono soliti stare in sala prove… ma cosa importa? E’ bellissimo vederli danzare con i calzini da basket colorati al posto delle mezze punte, mettono allegria i brisé volé e gli changements in calzoncini e canotte strappate, le t-shirt stampate, poi, fanno tendenza. Sono bravi, freschi, colorati, briosi, felici… Ironicamente penso:_in Première sembra non ci sia pandemia!

Una dimensione rituale

Improvvisamente, la coreografia cambia registro. Anche la musica cambia: a volte è assente o cede il posto ai respiri o alle voci dei danzatori. Cambia anche il codice: non più classico accademico ma una danza fatta di gesti e parole. Un grido di una ballerina squarcia la scena e la danza intraprende una via e un sapore diverso. Nella tribù deve essere accaduto qualcosa… Cambiano anche i campi della ripresa: i mezzi busti, i piani medi e i piani americani, si alternano ai campi medi e lunghi. I danzatori accorciano le distanze, lo spazio della scena diventa più intimo; i gesti e i movimenti, proposti e poi condivisi, diventano nevrotici. L’urlo di una delle ragazze squarcia la scena. L’urlo è cadenzato e dà il tempo al gruppo sostituendo la musica, il movimento diventa così sempre più ritualizzato. In posizione prona, con le braccia estese lungo i fianchi, i ragazzi sollevano e battono di continuo le braccia e le gambe sul palcoscenico, mentre l’urlo diventa sempre più accanito.

Dentro lo schermo di Première

La regia alterna, con un ritmo difilato, i campi lunghi con i primi piani e i particolari e la visione, diventa così più partecipativa. Il gruppo, tutto dentro l’inquadratura, danza più vicino e i volti riempiono in alcuni momenti lo schermo. Qui il ritmo dello spettacolo è ansioso. Segue un recupero dello spazio di tutta la scena con una ripresa a tutto campo e il tempo scenico rallenta. Cominciano gli applausi: sono i danzatori ad applaudire e ad applaudirsi, inizialmente in modo sarcastico poi orgogliosamente e ammirevolmente verso il pubblico a casa. E’ tutto molto emozionante. Essi hanno vinto una sfida!

La nuova fruizione della danza

La necessità del nostro presente ha dato vita a un nuovo principio di fruizione della danza che per un momento accantona il “qui ed ora” dello spettacolo dal vivo e si aggrappa al “presente” dello streaming. Inevitabile una particolare menzione alla regia che ha contribuito a rendere quanto più “viva” possibile la condivisione. Personalmente amo di più assistere ad uno spettacolo di danza dal vivo ma in questo caso è diverso. Si possono provare emozioni anche grazie ad una macchina da presa e se davanti c’è una buona coreografia allora lo streaming trova la mia approvazione. Complimenti al coreografo Martini per la sua Première, un prodotto artistico che è simbolo di tenacia, resistenza e risolutezza. Seppur in modo serendipico, il Balletto di Roma ha centrato appieno l’obiettivo. La sua ricerca ha portato alla scoperta di una nuova modalità di rappresentazione che colma l’attuale assenza dello spettacolo dal vivo e che intraprende la strada di una nuova estetica, un’estetica “ibrida”, ma non per questo meno valida.  

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Fabiola Pasqualitto
Giornalista e critica di danza, danzatrice, coreografa, docente di materie pratiche e teoriche della danza, docente di Lettere e Discipline Audiovisive. Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo e specializzata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Dal 1990 è direttore artistico e insegnante del Centro Studi Danza Ceccano e curatrice del ”Premio Ceccano Danza". E’ inoltre direttrice e coreografa della CREATIVE Contemporary Dance Company.