Per Wikipedia.org “ La coreografia è l’arte di comporre le danze  e i balletti, principalmente per la scena, per mezzo di passi e figurazioni. Il termine è di origine  greca ed è composto da choreia (“danza”) e graphè (“scrittura”)……Fino agli Enciclopedisti e al Dictionnaire de la danse di Charles Compan  (1787) il termine stava a indicare «l’arte di scrivere la danza» e nel 1810  Jean-George Noverre ne parlava ancora come di una disciplina che «smorza il genio del compositore di balletto». Solo nel XIX secolo il termine si è cominciato a riferire al creatore dei balletti, a colui che «inventa» le figure e i passi di danza. Il primo a farne uso è stato Carlo Blasis nel 1820, ma con scarso successo. Si parlava più volentieri di «maestro di ballo» o di «compositore», dato che i danzatori solisti avevano l’abitudine di sistemare da sé le loro variazioni. Nella seconda metà del Novecento George Balanchine ha introdotto il termine «choreographer» nella commedia musicale e nel cinema americani, al posto di «dance director».(1)

Definizione che ci fornisce alcune indicazioni sull’etimologia del termine e sul suo uso nella storia della danza occidentale.

L’enciclopedia Britannica.it definisce la coreografia come ” the art of creating and arranging dances” (2) che nella sua genericità ha il pregio di poter essere tutto, però anche niente. E continua definendola anche come Dance Composition specificando che ” The composition of dance is creative in the same way in which the composition of music is.” (3) Affermazione che lascia un pò perplessi.

Secondo la Treccani.it la coreografia è l’ “Arte di comporre i balletti, disegnandone, sulla trama di un libretto, le successive figurazioni dei solisti e dei gruppi, armonizzate con la musica e con varî elementi dello spettacolo” (4) definizione in cui coreografia e balletto vengono visti ed utilizzati come sinonimi. Altra perplessità.

Gaga dance

Molto meglio en.wikipedia.org: “In dance, choreography is the act of designing dance. Choreography may also refer to the design itself, which is sometimes expressed by means of dance notation. A choreographer is one who creates dances. Dance choreography is sometimes called dance composition. Aspects of dance choreography include the compositional use of organic unity, rhythmic or non-rhythmic articulation, theme and variation, and repetition. The choreographic process may employ improvisation for the purpose of developing innovative movement ideas. In general, choreography is used to design dances that are intended to be performed as concert dance. The art of choreography involves the specification of human movement and form in terms of space, shape, time and energy, typically within an emotional or non-literal context. Movement language is taken from the dance techniques of ballet, contemporary dance, jazz dance, hip hop dance, folk dance, techno, k pop, religious dance, pedestrian movement, or combinations of these.”(5) Una definizione storicamente più corretta oltre che inclusiva.

Biennale Danza – Venezia

Per Paul Love in “Modern Dance Terminology ” e ci fermiamo qui, la coreografia è “ The art or science of composing a dance; the movements, phrases, rhythms, etc., and their construction and ordering constitute choreography. When first used in the early 18th century, choreography referred to a method of writing down a dance. This practice in now called dance notation; choreography is reserved to mean the art of composition in movement, whether the composition be written down or not”.(6)

Insomma cos’è una coreografia?

Riflettendo su alcune di queste definizioni potremmo dire che la coreografia è una arte come una scienza di composizione della danza, in cui il processo coreografico è inteso come un processo compositivo in cui si collocano il ritmo, il disegno, lo spazio, l’energia, il movimento stesso, che è un insieme composto da più elementi ognuno con una propria natura, qualità e che hanno tra di loro un reciproco rapporto. Quindi qualcosa in più di un collage di passi preconfezionati o già stabiliti.

Se prendiamo come esempio la composizione musicale vedremo che è considerata una materia di studi fondamentale, così come un campo di ricerca teorico molto ampio a cui si sono dedicati compositori come Ardold  Schönberg, Pierre Boulez, Bela Bartok  e molti altri, così come siamo certi che esista una storia della composizione musicale anche se non la conosciamo.

“ La composizione, ovvero l’attività di creazione musicale, si basa su un sostrato teorico che ne regola le modalità. Tale sostrato varia molto a seconda della storia e della geografia della musica e non è di natura formale, si configura piuttosto come un corpus normativo che definisce gli elementi costitutivi della musica, la loro morfologia, i loro modi di articolarsi e combinarsi in una sintassi ed in un linguaggio, il complesso dei precetti che serve di guida alla loro applicazione. Una sorta di guida stilistica sufficientemente flessibile per poter conciliare gli aspetti tecnici ed artistici della composizione. Esiste un panorama estremamente eterogeneo di teorie della composizione: fondamentalmente ogni compositore possiede una propria teoria in parte confrontabile con quelle di altri compositori…… La ricerca di un sostrato logico per la musica è un primo passo verso la costruzione di un terreno comune in cui poter confrontare tali teorie.….. Nonostante la grande diversità che caratterizza le varie teorie della composizione, tutte quante sono fondate su pochi elementi basilari derivanti dalla fisica del suono e dalla teoria delle onde. Tali elementi sono interpretati in maniera differente a seconda della teoria compositiva e il loro significato estetico può variare grandemente”. (7)

E per la danza? Esistono degli elementi di base della coreografia così come una storia della coreografia? Esiste una teoria della composizione coreografica? E’ possibile che per diventare coreografo non sia necessaria una formazione, al pari della formazione di un danzatore, o no?

Cominciamo dalla domanda più semplice.

Certamente esiste una storia della coreografia occidentale strettamente legata alla prospettiva di corpo adottata nelle varie epoche ed anche connessa ai luoghi, alla geografia dell’evoluzione della danza stessa. Se è poi sia stata la coreografia come forma storica della rappresentazione a determinare la nascita di nuovi linguaggi del corpo, o i nuovi linguaggi del corpo a sviluppare l’innovazione coreografica, questo può essere un ulteriore punto di domanda.

P.A.R.T.S. Dance training

La danza moderna ha rappresentato una “rivoluzione” del linguaggio danzato nella cultura teatrale occidentale, con una capacità di ricerca ed innovazione senza precedenti che ha coinvolto anche la strutturazione o la destrutturazione di questo linguaggio, rinnovandone profondamente la sintassi, non solo il vocabolario e la grammatica. Storicamente sappiamo che la stragrande maggioranza dei creativi della Modern Dance statunitense e della Danza Libera centroeuropea ha iniziato il proprio percorso con un approccio quasi esclusivamente coreografico, lavorando su sè stessi, sul proprio corpo, con la creazione di Solo con cui mettere in scena la propria ricercaprima di passare alla creazione di coreografie di gruppo, alla creazione di un metodo coreografico e poi, eventualmente, di una tecnica per la formazione del danzatore. Se tutto questo ha portato alla definizione di nuovi codici di movimento, la tecnica Graham, la tecnica Cunningham, il metodo Jooss-Leeder, anche la coreografia ha generato principi, indirizzi, regole?

Secondo Gayle Kassing la risposta è si. In Discovering Dance  afferma che “To understand how to use your tools for composition, you need to be familiar with choreographic design principles, structures, and devices” (8). Secondo Jacqueline M. Smith-Autard in Dance Composition: A practical guide to creative success in dance making, la composizione presuppone da parte del coreografo la conoscenza dei material elements della danza, dei metodi di costruzione che le danno forma, la comprensione dello style all’interno del quale il coreografo sta lavorando. E si potrebbe continuare con un lungo elenco di quanti ritengono che la coreografia, la composizione abbia degli elementi di studio al pari della formazione del danzatore.

Allora perché, in apparenza, per “fare il coreografo” (o essere un coreografo) sembra che basti provarci come se non esistesse una “tecnica” della coreografia?

Ogni coreografo impegnato nella sua personale ricerca e sperimentazione, elabora il proprio metodo coreografico liberamente avendo come riferimento sé stesso, ma anche quanto lo ha preceduto, quanto succede intorno lui, conoscendo, acquisendo ed esercitandosi negli strumenti della composizione. Ogni coreografo inoltre, oltre alla creatività ed alla determinazione, dovrebbe avere a disposizione una “cassetta degli attrezzi” ben fornita, in cui trovare gli strumenti più nuovi come quelli degli anni passati per fare bene il proprio lavoro. Cosa penseremmo di un idraulico, di un elettricista che si presenti a casa nostra senza i ”ferri del mestiere” o ancora peggio senza conoscerli e saperli usare?

Iniziamo dagli strumenti più “banali”, che a dirla così sembra quasi una eresia, il movimento, lo spazio, il tempo, poiché non esiste un corpo che non significhi nel suo movimento, o nell’assenza di movimento, non esiste un corpo che non occupi uno spazio e che attraversi un tempo. La storia e l’evoluzione della coreografia, le sue capacità di innovazione sono partite sempre dalla capacità di ogni coreografo di contraddire il passato più recente, di ritrovare matrici andate perdute in un passato più remoto, di immaginare il corpo come nessuno mai aveva immaginare fino a quel momento, nel dare una interpretazione diversa, una visione diversa degli elementi strutturali della coreografia. La danza moderna e contemporanea ha saputo dare al movimento, allo spazio, al tempo, che si declinano nella dinamica anche come uso del peso, alla coloratura della forza e delle qualità, ad una percezione del presente e del reale, una maggiore definizione ed espansione, trovando punti prospettici di differenza da parte di ciascun coreografo.

Non sempre queste innovazioni e ricerche che portano alla definizione di un metodo coreografico vengono condivise in un campo di ricerca comune, sia da un punto di vista teorico che di pratica metodologica. Ciò determina una non conoscenza della pratica coreografica, dei suoi strumenti, dei suoi maggiori punti di interesse. A volte è l’intangibilità stessa della danza a determinare questa mancanza di trasmissione, che nella pratica e nel metodo coreografico, aumenta in modo esponenziale, a volte potrebbe essere l’alto rischio di essere banalmente copiati. Eppure almeno la ricerca degli/sugli elementi strutturali della coreografia, degli strumenti di base, dovrebbe essere un patrimonio comune e condiviso per una adeguata formazione del coreografo così come accade per la formazione del danzatore.

Festival Contact Improvisation – Madrid foto Victor Selva

Se prendiamo la ricerca scientifica come esempio di attività di scienziati, ricercatori, studiosi che portano avanti studi, interpretazioni o revisioni che contribuiscono alla conoscenza come esperienza umana e sociale, determinando ,generando crescita, producendo economica, innovazione, ci rendiamo conto che tutto questo avviene grazie alla condivisione dei risultati raggiunti mediante una accurata attività di divulgazione scientifica, che potenzia ulteriormente la ricerca stessa spingendola sempre più avanti ed elevandone il livello qualitativo.

Sarebbe auspicabile che in Italia si trovino anche in ambito coreografico delle metodologie di condivisione che permettano alla Dance Composition di diventare un campo di studio comune per quanti vogliano avvicinarsi alla coreografia o ne desiderino comprendere i processi.

Molti creatori della Modern Dance e della Danza Libera  si sono impegnati nella ricerca teorica del movimento e della composizione e hanno condiviso le loro pratiche coreografiche, di indagine e di ricerca anche da un punto di vista teorico, basti pensare all’immenso ed approfondito lavoro tramandato da Rudolf Von Laban (1879/1958)  oppure a Doris Humphery  (1895/1958)  con “The Art of Making Dances scritto poco prima della sua morte nel 1958, con il quale la coreografa vuole condividere le sue teorie e le sue “idee sperimentali sulla coreografia.(9)

Doris Humphrey

Doris Humphrey (1895/1958) esponente di spicco della Modern Dance statunitense,  scrive un libro quasi unico nel suo genere e per il suo tempo The Art of Making Dances“, un libro sulla composizione coreografica come forma d’arte, dove già nelle primissime pagine afferma senza mezzi termini che “….possiamo liquidare come estremamente ingenua la tesi di chi sostiene che nella danza le tecniche compositive siano inutili e che comunque non possono essere insegnate. Sarebbe come sostenere che lo sforzo e l’analisi intellettuale – indispensabili e preziosi in tutte le altre attività umane – non hanno alcuna funzione e non sono necessari in questa forma d’arte.” (10) Ecco fatto.

Doris Humphrey

Doris Humphrey espone la necessità per la coreografia di avere una struttura teorica che sia di supporto al metodo compositivo anche se per secoli ne è stata priva. La mancanza di studi teorici della forma è dovuta, secondo la Humphrey, al fatto che la danza è in special modo un’arte del corpo, ed il movimento il suo linguaggio. Il danzatore pensa con i muscoli e si dedica poco alla teoria del movimento. Inoltre già nel Rinascimento esisteva un corpo di tradizione della danza che si è andato tramandando nei secoli ed il rispetto di quei dogmi è stato assoluto fino agli inizi del ‘900, impedendo qualsiasi autonomia di pensiero. Una teoria della composizione della danza non rientrava nei dettami della tradizione del balletto occidentale. Quando finalmente agli inizi del ‘900 una nuova concezione del corpo e del movimento inizia a prendere forma ecco che inizia ad emergere la teoria compositiva della danza e dell’insegnamento della composizione.

“ Mi piace pensare che la teoria della coreografia ed il suo studio costituiscano un mestiere …..perchè se non si può insegnare a creare, il talento e forse il genio possono essere sostenuti ed educati dalla conoscenza specifica. Proprio come accade all’architetto che, per quanto dotato, dovrà sempre capire come si utilizzano l’acciaio, il vetro la pietra.” (11)

Inoltre Doris Humphrey disegna il profilo base di un coreografo: grande osservatore, grande curiosità per i corpi con cui lavora, senso del drama come senso della struttura drammaturgica e dei contrasti, coerenza ed adattamento tra le componenti della piece, senso della verosimiglianza, in opposizione ai cliché ed alle illusioni del balletto, occhi ed orecchi preparati ed addestrati a prendere decisioni velocemente ad avere proprie opinioni, conoscere la musica, esser capace di trovare risorse, padrone del linguaggio parlato per esporre chiaramente le sue idee ai danzatori ed agli artisti convolti nel progetto, deve sapere utilizzare i contrasti oltre ,naturalmente, ad avere qualcosa da dire. Inoltre “Il buon coreografo è un amante appassionato, pieno di entusiasmo per il suo nuovo amore – la sua nuova coreografia “ (12). Tutte norme potremmo dire di buon senso, su cui però è molto utile riflettere.

Il coreografo dovrebbe pensare in termini di movimento e non di passi poiché è il movimento che traccia un disegno nello spazio, che ha un flusso di energiadinamica – che ha un ritmo, ed è proprio su queste materie prime del movimento sulle quali il coreografo deve concentrare la sua ricerca e senza le quali la danza mancherà delle sue fondamenta: design, dinamica, ritmo, motivazione.

Il Design

Trinity Laban – a dance classes for children

Secondo la Humphrey il design nella danza è una delle materie prime più importanti  perché agisce contemporaneamente su due aspetti fondamentali del movimento, ovvero sia nel tempo che nello spazio. Il disegno può essere una linea statica quando ha momenti di pausa o si ferma. Oppure disegnare nel tempo quando si sviluppa nel movimento stesso, e può durare pochi secondo o per una danza intera; può variare dalla semplice transizione da un movimento all’altro, alla frase di movimento ed infine alla struttura complessiva della coreografia.  Il disegno nello spazio, più semplice rispetto al disegno del tempo, può essere simmetrico ed asimmetrico ed il secondo è certamente più vitale, interessante energico, ed ognuna di queste possibilità si può ulteriormente suddividere in forme in successione e forme in opposizione, le più interessanti, così come aveva già detto François Delsarte (1811/1871). Molti coreografi indugiano nella simmetria “condannando la danza alla monotonia e alla morte”.(13)

La successione di un disegno nello spazio con un altro e poi con un altro ancora, genererà una successione nel tempo che svilupperà una forma, che la Humphrey definisce cometeoria della frase – l’espressione che uso per indicare l’organizzazione del movimento nel suo disegno temporale.” (14) Il movimento fraseggiato è quello che utilizza l’emissione di energia a più livelli di intensità, dove la dinamica tensione-rilassamento una delle principali leggi del corpo e del movimento umano, è imprescindibile. Il disegno è poi lo spazio teatrale, il palcoscenico e i disegni che tracciamo mentre lo attraversiamo, i percorsi, i luoghi che occupiamo o abitiamo, le simmetrie o asimmetrie che creiamo.

Paul Love, in Modern Dance Terminology del 1952, parla inoltre del Design in Dynamics dove il disegno dinamico si sviluppa sia nel tempo che nello spazio, poiché è il dinamismo che regola la successione delle variazioni dell’impulso muscolare del movimento generando accelerazioni, decelerazioni e di conseguenza differenti qualità dinamiche.

La dinamica

Immaginiamo la dinamica come una scala che va dalla morbidezza della crema alla nettezza di un martello…L’intera scala è soggetta da infinite variazioni di tempo e tensione: lento-morbido con forza; veloce –morbido senza tensione; veloce-secco con tensione…moderatamente staccato con poca forza…lento-morbido senza tensione…e così via…”(15) e dove il bravo coreografo sa bilanciare lo staccato dal legato. La dinamica quindi è la capacità di graduare la forza attraverso le qualità del movimento, ed è quindi uno dei pilastri della coreografia.

Il ritmo

“Il ritmo è un grande organizzatore. Un organismo è tenuto insieme da una consuetudine di accenti ripetuti, modelli di struttura dinamica danno senno e comprensibilità alla vita….” (16) L’organismo umano è governato dal ritmo, il ritmo del respiro, il battito cardiaco, come il ritmo sonno/veglia o fame/digiuno, così come la contrazione e la decontrazione muscolare, il ritmo delle emozioni. Il ritmo è l’ordinatore di una frase di movimento, oltre che del movimento stesso, poiché ne stabilisce la successione, la durata, l’accento, le pause.

Per la Humphrey oltre all’importanza del ritmo del respiro, del battito cardiaco, della peristalsi, della contrazione e decontrazione muscolare, un altro elemento ritmico fondamentale del corpo umano è la deambulazione, il camminare come “ritmo dello spostamento di peso” che rappresenta “il modello fondamentale di caduta e riprese, che costituisce la mia teoria del moto – cioè l’abbandonarsi ed il rimbalzare dalla forza di gravita” (17). E’ proprio dall’osservazione del camminare che la Humphrey arriva a formulare il fall and recovery, il momento in cui il movimento, il corpo del danzatore, “cade” attratto dalla gravità per poi sospendersi per evitare la caduta, creando così una nuova e diversa dinamica.

Motivazione

“E’ impensabile un movimento senza motivazione” (18). Già François Delsarte (1811 / 1871) con la legge di corrispondenza per cui non esiste un gesto senza significato, aveva iniziato a spogliare la danza dalla sovrastutturazione narrativa, anche se per arrivare al movimento in sé la danza moderna e la coreografia contemporanea dovranno spingersi ancora più avanti.

Continua…………

Gabriella Stazio

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Fonti e citazioni

Wikipedia.org – Coreografia (1)

Britannica.com – choreography (2) ; (3)

Treccani.it – Coreografia (4)

en.wikipedia.org – choreography – (5)

Paul Love “ Modern Dance Therminology ” – Dance Horizons – 1952 – (6)

Carmine Emanuele Cella Sulla struttura logica della musica – carminecella.com (7)

Gayle Kassing “ Discovering Dance” in us.humankinetics.com/blogs/excerpt/exploring-dance-composition (8)

Doris Humphrey – L’arte della danza- The Art of Making dance “ trad. di Nicoletta Giavotto – Gremese Editore – 2001 (9); (10);(11); (12), (13); (14); (15); (16); (17); (18)

artsalive.ca – Elements of composition

contemporary-dance.org – Doris Humphrey

Paul Love – Modern Dance Terminology – Dance Horizons – 1952

Jacqueline M. Smith-Autard. – Dance Composition: A practical guide to creative success in dance making. – Methuen Drama, A&C Black Publishers, 2010