Ph. Frank Pittors

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Domenica 28 luglio, presso il Dock 11, nell’ambito di Plataforma Berlin 2019, festival iberoamericano di danza, performance, installazioni e video diretto e curato dalla coreografa e danzatrice colombiana Martha Hincapié Charry, è andato in scena Retrópica, lavoro dell’artista brasiliana Mari Paula. 

Quando si entra in sala, l’attenzione viene subito catturata da una sorta di divinità, una madonna, una santa, che sovrasta il pubblico dall’alto del suo piedistallo. Si tratta di una donna con un ampio costume nero e un regale copricapo, ferma, in cima a un trespolo coperto dalla gonna, in una posa statuaria.

Mentre dagli altoparlanti si sente una voce femminile che recita il Manifesto CU-BRASIL di Leonarda Glück – rivisitazione in chiave contemporanea e femminista del Manifesto Antropófago di José Oswald de Andrade Souza -, la protagonista inizia a spogliarsi del maestoso costume per poi raggiungere il centro del palco in una dimensione completamente umana.

Da qui iniziano ad alternarsi momenti di samba e flamenco, stili che l’artista ha acquisito dalle culture che hanno influenzato la sua formazione e che  consapevolmente utilizza per accompagnare l’azione principale della rappresentazione. La performer, infatti, tra una danza e l’altra, a ritmo di musica, prepara una tortilla (ancora una volta qualcosa che ha preso da un’altra cultura rendendola propria), per poi consumare voracemente il suo pasto quando è ancora bollente.

Se la performance può sembrare un po’ caotica e il suo senso disperso, tutto acquista un significato chiaro quando, ancora seduta al tavolo, la protagonista inizia a denunciare il cannibalismo dei narcotrafficanti sudamericani, episodi di violenza, riti di iniziazione e barbarie umane.

Lo spettacolo, partendo dal movimento modernista brasiliano e dall’antropofagismo culturale teorizzato da Oswald de Andrade, passa, attraverso la denuncia di molteplici forme di violenza, a veri e propri episodi di cannibalismo ‘contemporaneo’, per poi concludersi in un crescendo vorticoso che porta alla catarsi. Una purificazione che lascia performer e pubblico senza fiato.

Retrópica è una rappresentazione interessante, ben costruita, piacevole da guardare, interpretata con fierezza, forza ed energia. È un lavoro pieno di contenuti importanti che offrono numerosi spunti di riflessione.

Ph. Humberto Araujo

Sunday 28th of July, the Brazilian artist Mari Paula performed Retrópica at the Dock 11. The show was part of Plataforma Berlin 2019, the Ibero-American festival of dance, performances, installations and video directed and curated by the Colombian choreographer and dancer Martha Hincapié Charry.

When you enter the room, attention is immediately captured by a sort of divinity, a kind of madonna, a saint, who dominates the audience from the top of her pedestal. It is a woman with a large black costume and a royal crown, standing on top of a perch covered by a skirt, in a statuary pose.

From the speakers you can hear a female voice reading the CU-BRASIL Manifesto by Leonarda Glück – a contemporary and feminist revisitation of the Antropófago Manifesto by José Oswald de Andrade Souza. Meanwhile, the protagonist begins to get undressed by the majestic costume and then to reach the center of the stage in a completely human dimension.

At this point, the artist begins to alternate moments of samba and flamenco. She has acquired these styles from the cultures which have influenced her education. She consciously uses them to accompany the main action of the representation. Between one dance and the other, the performer prepares a tortilla (once again something she has taken from another culture making it her own), and then eats her meal voraciously when it is still very hot.

Even if the performance may seem a bit chaotic and its sense dispersed at this point, everything acquires a clear meaning when, still sitting at the table, the protagonist begins to denounce the cannibalism of the South American drug traffickers, episodes of violence, initiation rituals and human barbarity.

The show, starting from the Brazilian modernist movement and from the cultural anthropophagy theorized by Oswald de Andrade, passes through the denunciation of multiple forms of violence including real episodes of ‘contemporary’ cannibalism, to end in a swirling crescendo that leads to a catharsis, a purification that leaves the performer and audience breathless.

Retrópica is an interesting representation, well constructed, pleasant to look at, interpreted with fierce, strength and energy. It is a work full of important contents that offer numerous points for reflection.

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Nicola Campanelli
Danzatore per la Compagnia di danza contemporanea “Connecting Fingers”, di base a Berlino, dove collabora con coreografi e direttori artistici di fama internazionale. E’ inoltre istruttore di Pilates.