ROMA – Dal 16 al 18 luglio nella sala Oceano Indiano (ore 18.00/20.00) e sul palco del Canneto (ore 20.00/21.00), con ingresso e uscita liberi durante la fascia oraria, il Teatro India ospita PEZZI ANATOMICI. uno stato eternamente nascente, progetto di Michele Di Stefano con mk. Si tratta di un’esperienza di creazione in diretta che segue l’andamento sperimentale della sala prove proprio del coreografo e del gruppo.

Pubblico e danzatori convivono in un unico spazio

In linea con il lavoro che mk si prefigura di fare fin dalla sua data di nascita nel 1999, la performance concepisce la coreografia come campo di forze in relazione, andando oltre il concetto di rappresentazione e di scena: pubblico e danzatori convivono in uno spazio, la cui funzione richiama quella del “gabinetto anatomico” rinascimentale, dove le informazioni scientifiche venivano corroborate dall’esposizione dei corpi.

Pezzi anatomici nasce nell’ambito di Oceano Indiano, progetto triennale di residenze artistiche che vede la comunicazione e l’ibridazione di forme e modalità differenti. Così la performance oscilla tra attività spettacolare e coreografica da un lato e sperimentalismo e sviluppo in diretta dall’altro. È un lavoro che approfondisce, adattandovisi, formati diversi: la sala prove, il concerto, lo spettacolo o più spettacoli. Un nucleo di danzatori stabile si alterna ad artisti di discipline altre, per costruire insieme un’indagine anatomica che, utilizzando la cultura coreografica come chiave di accesso, arriva ad un universo di pensiero più vasto e complesso.

Reinventare una lingua corporea

L’obiettivo di mk è proprio quello di reinventare una lingua corporea nella ricerca di diversi atteggiamenti anatomici, processo che ha a che fare con l’animalità, considerata, in particolare, nella sua componente di cattività: mettersi in gabbia, o nel gabinetto anatomico-scientifico, sempre sotto osservazione, diventa una strategia momentanea per scatenare la creazione e cercare in diretta la naturalezza di cui, in questo momento più che mai, abbiamo bisogno.

La “residenzialità” del progetto, quindi, ha permesso lo sviluppo di un accadimento artistico sperimentale e aperto, dando occasione a danzatori e coreografo di salvaguardare un tempo ampio per lo studio e l’indagine coreografica e, al tempo stesso, offrendo al pubblico l’esperienza di un lavoro eternamente nascente. Le forze che entrano in relazione, infatti, non sono solo quelle dei performer, ma anche e soprattutto quelle degli spettatori, che hanno l’occasione di testare in maniera ravvicinata i processi creativi, lavorativi e di ricerca coreografica. Si tratta di un evento sempre all’erta perché estemporaneo e irripetibile e sarà il pubblico a scegliere come fruire lo scorrere di questo tempo, a definire l’assenza di confini per queste prove di uno spettacolo che mai ci sarà.

Insomma Pezzi anatomici sembra incarnare perfettamente ciò di cui hanno bisogno gli spettatori di adesso: un nuovo ritorno alla convivenza ed alla creatività.

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