(Esclusiva Campadidanza)

Nato a Napoli nel ’93, Nicolas Grimaldi Capitello ha da poco vinto il bando Residanza – La casa della nuova coreografia promosso dall’Ente di Promozione Nazionale Movimento Danza diretto da Gabriella Stazio, confermandosi uno tra i giovani danzatori contemporanei più creativi nel panorama italiano.

Nicolas, quando e come ti sei avvicinato alla danza?

Sin da piccolissimo mi chiudevo in stanza per ballare con la musica ad alto volume. Mia madre, dato che non avevo mai mostrato un particolare interesse per gli sport che mi aveva fatto praticare sino ad allora, pensò di assecondare questa mia innata passione iscrivendomi, all’eta di 9 -10 anni, a una scuola di danza di Afragola.

Da dove nasceva questa tua voglia di danzare? Avevi qualche modello di riferimento a cui ti ispiravi?

In realtà non avevo nessun riferimento, nessun idolo da emulare. Credo semplicemente che, in modo istintivo, abbia sempre preferito questa forma di comunicazione ad altre. Quando ballavo nella mia stanza, mi sentivo felice, ma non avevo nessun tipo di consapevolezza di ciò che stavo facendo. Si trattava di un istinto più che di una scelta cosciente. Soltanto successivamente ho acquisito una cultura vera e propria relativa alla danza.

Credi che studiare in una scuola di provincia ti abbia dato i giusti strumenti per formarti come danzatore o che abbia rallentato la tua crescita professionale?

Sono contento dei miei inizi, assolutamente nulla da rimpiangere! Anche se la scuola che frequentavo, quando mi iscrissi, offriva soltanto corsi di modern jazz, ho avuto la fortuna di avere un’insegnante che mi ha sempre sostenuto e spinto a ricercare stimoli e impulsi anche fuori da quel piccolo mondo in cui vivevo. Oltretutto, dopo qualche anno, fu inserito anche un corso di danza classica, che mi consentì di rafforzare la mia tecnica.

Quando ti sei avvicinato alla danza contemporanea?

All’eta di 18 anni mi sonno trasferito a Ravenna, dove avevo già studiato, per seguire un corso di formazione professionale di modern e contemporaneo. È stato lì che è nato il mio amore per la danza contemporanea. Grazie a questa tecnica, che mi ha dato gli strumenti per iniziare una mia ricerca personale di movimento, ho iniziato a improvvisare e, col tempo, a creare coreografie. 

Quali sono stati i coreografi che ti hanno influenzato maggiormente nel tuo percorso creativo?

La caratteristica che accomuna i coreografi che mi sono sempre piaciuti è la loro capacità di ‘mischiare’ la danza con altre forme d’arte visiva. In questo senso, Pina Bausch con il suo teatro danza ha avuto una grande importanza nella ricerca di un mio linguaggio espressivo. Altro punto di riferimento, soprattutto per la sua capacità di inserire all’interno dei suoi lavori foto e proiezioni, è stato Wim Vandekeybus e la sua danza forte e dinamica. Altri nomi che mi vengono in mente, sono Alain Platel, per il coinvolgimento dei suoi performers nell’atto creativo, e Peeping Tom, i cui spettacoli sembrano quasi dei film live che prendono vita sul palco.

In quale momento hai capito che la danza poteva essere il tuo lavoro e non soltanto una passione?

Già durante la formazione a Ravenna, avevo chiaro che avrei voluto ‘vivere’ di danza, ma la conferma che il mio sogno non fosse una chimera è arrivata soltanto quando ho passato l’audizione per partecipare alla produzione What the body does not remember di Wim Vandekeybus. Questo primo lavoro mi ha consentito di viaggiare, di vedere e conoscere altri autori e direttori di compagnie, di assistere a spettacoli e a festival, ma soprattutto mi ha avvicinato sempre di più verso la coreografia. A seguito di questa prima esperienza lavorativa, ho collaborato con la compagnia Körper di Napoli che mi ha dato la possibilità di danzare per Dimitris Papaioannoue in Extract from Nowhere, portato in scena al Ravello Festival, e per Olivier Dubois nel pezzo In Dialogue with Bob presentato al Museo Madre in occasione di una mostra su Mapplethorpe. Recentemente ho anche partecipato alla produzione “Erectus” della compagnia Abbondanza/Bertoni e, attualmente, oltre ai miei progetti, sono impegnato con Nicola Galli, un altro giovane autore molto promettente.

Mi sembra di capire che la tua vera vocazione sia la composizione coreografica, mi confermi questa sensazione?

Sì, sicuramente la mia vocazione è la coreografia.

E che tipo di coreografo sei? Il tuo processo creativo parte dalla ricerca di un movimento sempre nuovo, dall’ improvvisazione, da una drammaturgia precisa, dalla musica o altro ancora? 

Il punto di partenza del mio processo creativo è la ricerca, finalizzata soprattutto all’obiettivo di non ripetermi mai. Questa prerogativa è importante per me come autore, per i danzatori che lavorano con me, a cui voglio sempre dare nuovi stimoli, e per il pubblico, che ogni volta deve vedere una diversa sfumatura del mio lavoro. Anche la drammaturgia costituisce un aspetto importante del mio processo creativo. Pur senza essere didascalico, seguo sempre un’idea, delle immagini, delle sensazioni o un discorso che definisce e dà una direzione chiara ai miei pezzi. Per quanto riguarda l’improvvisazione, invece, è sempre accompagnata da un’idea di spazio, di tempo, di ritmo, da un’intenzione precisa, insomma, la impro non è mai a casaccio.

Qual’è stata la risposta del pubblico e degli addetti ai lavori? Hanno accolto bene il tuo lavoro?

Sì, il bilancio, finora, è assolutamente positivo. Oltre alle soddisfazioni personali, ho ricevuto diversi riconoscimenti. Ho vinto il bando d’insegnamento My lesson my body indetto dall’Ente nazionale di promozione Movimento Danza, ho partecipato a La vetrina della giovane danza d’autore 2019, organizzata da Cantieri danza, ho vinto diversi concorsi tra cui, proprio di recente, il premio Residanza con il solo The last one.

Insomma, una giovane promessa nel panorama della danza d’autore. Ma quali sono i tuoi progetti per il futuro, i traguardi che vorresti tagliare?

Ciò che mi interessa maggiormente è avere una mia compagnia per la quale creare coreografie, organizzare festival e rassegne di danza. Proprio per questo motivo, a giugno 2019, con altri quattro amici, ho dato vita a Cornelia: una compagnia di danza nata in seno all’omonima associazione, che si occupa di produrre e promuovere eventi d’arte. Ecco, nel mio futuro vorrei far crescere questa realtà, portare a termine i progetti già in corso d’opera e iniziarne di nuovi.  In particolare, oltre a completare la trilogia dei duetti Lost, vorrei riuscire a far muovere il più possibile The last one, importante per la sua tematica sociale e per la ricerca fisica, drammaturgia ed estetica che trovo molto interessante. Per il resto, continuerò a fare da assistente a Nico Piscopo, sarò impegnato con Nicola Galli, con la compagnia Körper e con l’Università.

Nicolas, più che traguardi da tagliare nel futuro, mi sembra che i tuoi obbiettivi siano già delle realtà che si stanno consolidando. Non mi resta che farti i complimenti e un in bocca al lupo per ciò che verrà.

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Nicola Campanelli
Danzatore per la Compagnia di danza contemporanea “Connecting Fingers”, di base a Berlino, dove collabora con coreografi e direttori artistici di fama internazionale. E’ inoltre istruttore di Pilates.