Oltre la linea d'inverno
Il Teatro ZTN - Zona Teatro Naviganti

NAPOLI – Fragorosi gli applausi nella serata di apertura del Festival “Oltre la linea d’inverno”. Il Teatro ZTN si è rivelata un’accogliente sorpresa per le tre performance in scena.

Oltre la linea, Festival campano attivo già dal 2010, si fa quest’anno itinerante. Grazie al recente sostegno del MiC, ha raccontato il presidente Rosario Liguoro, è stato possibile ampliare il cartellone di questa edizione. Gli spettacoli hanno trovato così palcoscenici ideali in quelli che Liguori ha chiamato: “ptp”, ovvero piccoli teatri di prossimità, caratterizzati cioè da uno stretto legame col territorio. Si tratta di teatri che possono ospitare al massimo cento spettatori, spesso anche meno di cinquanta. Ed è proprio in un luogo così insolito che, venerdì 05 novembre, ha avuto inizio Oltre la linea d’inverno.

Zona Teatro Naviganti

ZTN – Zona Teatro Naviganti si è presentato da subito come una sorpresa. Scesa una stretta scala, giusto pochi gradini, il pubblico si è trovato circondato da nicchie e medaglioni che corrono lungo le pareti della sala, dando l’impressione di trovarsi in un tempio. Una piccola sala in cui il confine tra palco e platea è del tutto assente. Gli spettatori, infatti, avevano la sensazione che i danzatori potessero invitarli sul palco, accanto a loro, da un momento all’altro.

Quasi cielo

Hanno aperto la serata, e dunque il Festival, Sabrina D’Aguanno e Sonia Di Gennaro. Coreografe e interpreti di Quasi cielo, duetto ispirato a un progetto di Raffaele De Martino e con la regia di Elena D’Aguanno. Una produzione Akerusia Danza e Itinerarte.

Le danzatrici hanno portato sulla scena due personaggi diametralmente opposti: pacata e riflessiva la prima quanto estrosa e vanitosa la seconda. La dinamica tra le due, quasi comica, sembrava riproporre quella che intercorre tra i due clown della Commedia dell’Arte. Tale dialettica, però, ha rischiato di porre un po’ in ombra il clown bianco, quasi oscurato dalla forza tecnica ed espressiva di quello nero.

Una voce registrata ha accompagnato la performance con un monologo no-sense, tipico del flusso di coscienza degno di James Joyce. Il ritmo sincopato di tale voce, unito all’ironica danza delle due interpreti, ha reso lo spettacolo simile a una scena di David Lynch.

Molto applaudite Sabrina D’Aguanno e Sonia Di Gennaro, la cui esecuzione ha suscitato profonde riflessioni sul tempo che passa, gli anni che avanzano e la bellezza che svanisce.

Sabrina D’Aguanno e Sonia Di Gennaro in Quasi cielo

Assoli da Terra di nessuno

L’evento è poi proseguito con alcuni assoli eseguiti da Marianna Moccia e tratti da Terra di nessuno. Lo spettacolo originario è ideato e diretto da Rosario Liguoro, con le coreografie di Emma Cianchi.

Sin dal suo ingresso in scena, la danzatrice ha esercitato un forte carisma sul pubblico. Gli spettatori, infatti, l’hanno seguita in questo suo peregrinare per il palco, una corsa vorticosa, senza mai interrompere il contatto visivo.

Le movenze plastiche e la qualità tecnica, frutto di un costante allenamento, donano alla danzatrice la maestosità arcana di una dea greca. Marianna Moccia ha infatti, tra le sue molte doti tecniche, il pregio di una schiena forte eppure elastica, che le consente contorsionismi ed evoluzioni non comuni.

Tale punto di forza, però, è apparso forse troppo di frequente all’interno della coreografia, rischiando di diventare manieristico. Quasi un virtuosismo fine a se stesso, minando l’originaria potenza espressiva.

Marianna Moccia si conferma, comunque, una delle più promettenti danzatrici del panorama partenopeo.

Marianna Moccia in un assolo tratto da Terra di nessuno

Funamboli/high wire walks

Ha chiuso la serata Funamboli/high wire walks. Ideata e diretta da Elena D’Aguanno, la performance fonde l’interpretazione attorica di Massimo Finelli con quella tersicorea di Fabrizio Varriale.

Il tempo sospeso del funambolo che saggia la corda prima di avanzare nel vuoto, è un’insolita ed efficace metafora della vita e della danza. In quei secondi, ha declamato infatti Finelli, tutto ciò che circonda il funambolo scompare, per lasciar spazio solo alla percezione del proprio corpo.

L’esitazione del funambolo, che prende voce e corpo grazie all’esecuzione dei due artisti, non è dissimile da quella che chiunque ha avvertito nella vita, all’alba di decisioni importanti.

La danza di Fabrizio Varriale ha saputo trasmettere la leggerezza e la gioia del lanciarsi nel vuoto e dello scoprire, così, di essere vivi. La fune, presenza scenica al pari quasi di un terzo interprete, ha forse un po’ vincolato la performance tersicorea, limitando i movimenti iniziali alla sola diagonale.

Funamboli ha realizzato un equilibrio perfetto tra prosa e danza mostrando che una sana fusione tra le arti, in cui nessuna prevalve sull’altra, è possibile.

Massimo Finelli e Fabrizio Varriale in Funamboli

La prima serata di Oltre la linea d’inverno si è mostrata un successo per la scelta di un luogo tanto suggestivo e di performance sognanti e ben eseguite. Non va dimenticato, infatti, che le coreografie sono state adattate alle particolari dimensioni del palco. L’obiettivo di avvicinare il pubblico è stato pienamente raggiunto.

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Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.