Home Attualità Nureyev, a ventisette anni dalla scomparsa, va ricordato non solo come ballerino.

Nureyev, a ventisette anni dalla scomparsa, va ricordato non solo come ballerino.

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Sono ormai ventisette anni che Rudolf Nureyev ci ha lasciato, ancora giovane, ma debilitato e consumato da una malattia che oggi, per molti, è diventata una condizione cronica e non più fatale. Il ballerino straordinario, energetico, e magnetico in scena ed anche nella vita, ci aveva lasciato già da un po’ in quanto le sue performances erano andate deteriorandosi nel corso degli anni Ottanta del Novecento. Ci sembra superfluo, infatti,  ricordare quanto sia stata esemplare la sua carriera di ballerino, a fianco di stelle come Margot Fonteyn e Carla Fracci, portando il balletto classico ad un successo planetario e diventando egli stesso la prima ed unica pop star della danza. Vorremmo, invece ricordare aspetti spesso dimenticati anche della sua attività  di direttore di compagnia e di coreografo con cui ebbe il merito di  proporre innovazione e crescita culturale. Già dal 1963, pochi anni dopo il suo arrivo in Occidente, Nureyev aveva rinnovato il repertorio delle compagnie con cui collaborava. Infatti in quell’anno curò la messa in scena dell’atto del Regno delle Ombre da La Bayadère che andò in scena il 27 novembre per il Royal Ballet. Il suo lavoro con il comparto femminile della compagnia per allestire tecnicamente e stilisticamente il balletto di Petipa, allora sconosciuto per le compagnie occidentali, produsse una crescita ed evoluzione del Royal Ballet nel suo complesso. Questo fenomeno si verificava ovunque egli iniziasse a lavorare ed allestire le sue riproposizioni del repertorio di Petipa. Accadde alla Scala di Milano, per cui allestì La Bella Addormentata nel 1966, al teatro dell’Opera di Vienna per cui aveva creato sia Il Lago dei cigni sia Il Don ChisciotteInoltre dal 1983 Nureyev era stato incaricato, dall’allora ministro della cultura Jack Lang, di dirigere la compagnia di ballo dell’Opéra di Parigi che viveva anni di decadenza artistica e di difficoltà economiche. Nureyev, pur conservando per sé l’attività con il suo gruppo Nureyev and Friends, con cui girava nei teatri del mondo, riuscì, con grandi conflitti, interni alla compagnia e ai sindacati, a rinnovare i vertici, rinnovare il repertorio proponendo balletti classici di Petipa che da anni non si rappresentavano all’Opéra  e che non erano stati ancora rivitalizzati da letture più moderne. Nello stesso tempo fu introdotta la danza contemporanea, anche questo con grandi polemiche all’interno della compagnia. Fino ad allora, infatti, la danza contemporanea era stata relegata al  GRCOP ( Gruppo di ricerca coreografica dell’Opéra di Parigi) che Carolyn Carlson aveva diretto dal 1974 al 1980, ma Nureyev decise  che fosse la compagnia principale a danzare coreografie contemporanee così come i balletti classici. Grazie a Nureyev, che montò per la compagnia francese le sue versioni di Raymonda, Bella Addormentata. Schiaccianoci, Lago dei cigni e La Bayadére, la compagnia dell’Opéra fu invitata con successo, dopo trenta anni, negli Stati Uniti, ricevendo di nuovo attestazioni di eccellenza tra le compagnie europee.  Nel 1986 Nureyev aveva affrontato il tema di Cenerentola, su musiche di Prokof’ev,  la favola dell’ascesa sociale, che rappresentò anche una lettura metaforica della propria esistenza. Nureyev, infatti , vi  ritrovava  le tematiche fondamentali della propria vita: aver fatto il ballerino nonostante l’opposizione paterna, essere riuscito a ribellarsi ad un destino di costrizioni con la fuga in Occidente, aver fatto del proprio sogno di diventare danzatore, la propria  realtà. La sua Cenerentola è una ragazza americana degli anni Trenta che vive ad Hollywood con l’inespressa aspirazione  di diventare una star del cinema. Grazie alla sua volontà, alla sua bontà e generosità, riuscirà a realizzare il sogno attraverso l’intervento di un produttore cinematografico, interpretato dallo stesso Nureyev. Questo balletto, delizioso, musicalissimo e geniale, creato per l’Opéra di Parigi e per una splendida Sylvie Guillem, che il direttore aveva appena promosso Prima Ballerina in scena, indisponendo le ferree gerarchie del teatro parigino,   fu concesso in esclusiva al Teatro di San Carlo di Napoli per uno storico debutto italiano, nel 1991, quando Nureyev trascorreva, stremato, le sue ultime estati nella villa sull’isola de Li Galli.

Questi avvenimenti sono solo alcuni dei grandi successi personali di Rudolf Nureyev che, fin dagli anni Sessanta, come tutti ormai ricordano, aveva rinnovato il ruolo del ballerino nel repertorio classico. A seguito della sua fuga in Occidente nel 1961, periodo molto acuto della Guerra Fredda tra USA e URSS, Nureyev aveva portato la cultura di danza in cui era cresciuto a contatto con la cultura europea. Grazie alla sua amicizia e simbiosi con Erik Bruhn egli aveva raffinato il suo stile di danza rendendolo più leggero e meno “sforzato”, ma, nei fatti, Nureyev era stato il più grande promotore del balletto russo di quegli anni. La sua volontà di ampliare il ruolo del ballerino nella drammaturgia e nella coreografia del balletto classico, derivava, oltre che dal proprio desiderio di non essere in secondo piano rispetto alla partner femminile, da una pratica che negli anni Cinquanta era in uso nelle compagnie sovietiche grazie ad interpreti quali Vakhtang Chabukiani, famoso ballerino georgiano che aveva rinnovato il ruolo di Solor nella Bayadére ed era stato coreografo e protagonista di Laurencia, su musiche di Alexander Krein, nel ruolo di Frondoso.

Rudolf Nureyev fu anche il primo ballerino di formazione esclusivamente classica ad avvicinarsi alla danza contemporanea, rompendo una barriera di diffidenza reciproca che in quegli anni era insormontabile. I coreografi contemporanei temevano che la sua forte personalità avrebbe modificato la loro danza d’autore e i ballerini classici, fino ad allora, non si erano mai voluti cimentare con linguaggi coreutici  innovativi che pensavano potessero “sporcare” la loro tecnica. La curiosità di Nureyev, la sua volontà di sperimentare sempre qualcosa di nuovo e di stimolante, furono un precedente che da allora è stato seguito dalle maggiori stelle del balletto classico, come Barišnikov, Guillem, e tanti altri anche oggi, soprattutto verso la fine della carriera. Le successive stelle del balletto hanno eguagliato, ed oggi superato, le sue prestazioni atletiche e tecniche, ma nessuno è riuscito ad aggiungere qualcosa di innovativo e rivoluzionario al modo di interpretare sulla scena, e fuori, il proprio ruolo di divinità della danza.

Roberta Albano