Luisa Ieluzzi foto di Francesco Squeglia
Luisa Ieluzzi
foto di Francesco Squeglia

Occhi da cerbiatta, sorriso hollywoodiano, bellezza sfolgorante, Luisa Ieluzzi- napoletana- ha le idee chiare e talento da vendere. Domina la scena con una grinta esplosiva che nella vita di tutti i giorni si tramuta in semplicità, valori sani – al primo posto la famiglia – e un conto in sospeso con la poca autostima dovuta ad un corpo dotatissimo ma un po’ troppo femminile (secondo alcuni) per gli stereotipi della ballerina classica. Punti di vista opinabili. Di fatto, a ventitré anni, Luisa Ieluzzi ha tutte le carte in regola per diventare la nuova stella fulgente del Teatro San Carlo dove ha interpretato il suo primo ruolo da protagonista ne Lo Schiaccianoci, con tutto il successo che meritava.

Com’è nata la passione per la danza?

Ero una bambina molto eccentrica, mia madre non riusciva a gestirmi. A quattro anni decise di portarmi alla scuola di danza di una sua amica, ero troppo piccola ma feci il mio primo saggio di ginnastica artistica. In seguito ho partecipato ad un gran numero di gare, piazzandomi sempre al primo posto. A sette anni una maestra di danza mi notò e disse ai miei genitori che ero molto dotata e avrei potuto fare strada. Mi suggerì di fare l’audizione alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo diretta da Anna Razzi, la feci un po’ per gioco ma fui presa! Così ho cominciato il mio percorso all’età di otto anni, ho dovuto ripetere due volte il settimo corso e due volte l’ottavo perché ero troppo piccola per diplomarmi. Quattro anni in più di studio mi hanno fortificato.

Che cosa è stato difficile?

Durante l’adolescenza il rapporto con gli amici, i sacrifici a casa per farmi studiare, non potere uscire la sera. Sono sempre stata una persona molto vivace, l’impatto con la disciplina ferrea c’è stato ma l’ho accettato, mi piace molto ballare e mi sono sempre divertita a farlo.

Chi ha inciso nel suo percorso?

Alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo non ho avuto persone che mi dessero forza, anzi, ci sono stati un po’ di problemi. Al momento del diploma ero convinta che non avrei fatto la ballerina.  Partecipavo alle audizioni ma poi me ne andavo, pensando che era tutto inutile. Ho lavorato un po’ in giro ma avevo poca autostima. Sono molto umile ed ero certa che chiunque fosse migliore di me. Mi sono iscritta all’Università, ho cominciato ad insegnare danza poi ho deciso di fare l’audizione alla Scala tanto per provare, per non avere sensi di colpa un domani… con l’aiuto di mio padre (dal punto di vista atletico perché lui da giovane faceva karate), ho lavorato sodo e sono stata presa. Ho avuto il mio primo contratto di lavoro di sei mesi e sono andata in tournée al Teatro Bolscioi di Mosca con il balletto Excelsior. In quel periodo ho fatto l’audizione al Teatro San Carlo, per entrare in compagnia. Chi ha creduto in me è stata Giovanna Spalice, (già étoile del Teatro San Carlo) che mi ha preparato per il concorso e mi ha dato molta fiducia. Ho cominciato con ruoli di corpo di ballo ma ho avuto subito responsabilità da solista.

Fino a diventare protagonista de Lo Schiaccianoci, una bella soddisfazione…

Si, per la prima volta ho interpretato un ruolo da prima ballerina, quello di Clara. Sono stata contentissima ed emozionata, nella giusta misura. Ad alcuni appaio superficiale ma non è così, sto bene quando ballo, mi diverto, mi sento a mio agio.

Che cosa la colpisce in un ballerino?

L’anima, lo spirito, il carisma. Quando si balla bisogna dimostrare ciò che si è, al di là della tecnica. Un ballerino non espressivo non ha motivo di esistere. L’amore per la danza si deve vedere.

Qual è una dote che non può mancare, secondo lei?

L’umiltà, che significa non sentirsi mai superiori agli altri. Siamo persone diverse, ognuno ha i suoi difetti. Io vado per la mia strada.

Che cosa è cambiato nella danza da quando lei ha cominciato a studiare?

L’estetica. E poi ora la danza è un po’ più libera.

C’è un aspetto che le piace particolarmente e uno che proprio non sopporta?

Mi piace stare in sala, mi piace la concentrazione che ciascuno di noi ha, lavorando in maniera diversa per cercare di migliorare. Tutti abbiamo dei problemi nella vita quotidiana, ma entrando in sala si dimentica tutto, la danza è una terapia. Non sopporto la competizione esasperata. Ci sono persone che farebbero di tutto per fare carriera, in maniera arrogante, e forse in questo caso si perde un po’ l’amore per la danza.

Ce l’ha un modello, un punto di riferimento a cui si ispira?

Polina Semionova. E’ la mia ballerina preferita: bella, brava, interiore.

Il suo ruolo preferito?

Don Chisciotte. Mi piacciono i ruoli esplosivi, nella vita sono più tranquilla, ho un carattere forte ma alla vita mondana preferisco stare a casa con i miei genitori.

Le è mai capitato di avere paura?

Non proprio, è un sentimento che non mi appartiene più di tanto. La mia unica paura è perdere la mia famiglia a cui sono molto legata, ho un fratello più piccolo di me, bellissimo! Certo, i momenti negativi, le  delusioni, non mancano. Quella del San Carlo è una compagnia molto unita, siamo tutti coetanei, so che posso contare su tanti amici e che molti di loro hanno fiducia in me. Io conto tantissimo su tutti, spero sia così anche per loro.

Tre aggettivi nei quali si identifica?

Ingenua, umile, amorevole con tutti.

Che cos’è il talento?

Qualcosa che è dentro di te, o ce l’hai o non ce l’hai. Le doti fisiche non sono tutto, il talento è quella luce in più. Il ballerino di oggi deve essere molto versatile, deve saper spaziare tra stili differenti, io prediligo il classico e il neoclassico.

Che cosa la emoziona?

Il palcoscenico, che è la mia casa. Non sono una ballerina da sala, in palcoscenico sono più tranquilla, riesco a dare me stessa. In sala ti giudicano, senti gli sguardi di tutti addosso e vai in ansia.

Che rapporto ha con Napoli?

La adoro, sono una partenopea sfegatata, è la mia città ed è fatta a pennello per me. Naturalmente ci sono tanti problemi ma è una città che mi fa sorridere, il sole, il mare, la gente calda,accogliente. Io ci sto benissimo.

E col Teatro San Carlo?

E’ la mia casa, il posto dove sono nata artisticamente. E’ il teatro più bello del mondo. Sono stata alla Scala, al Boscioi ma l’emozione che si prova qui non si prova da nessun’ altra parte. Da quando ero piccola, dietro le quinte, sentivo il fascino della storia.

Per la danza, la cultura, l’arte in genere non è un periodo facile, come lo vivete voi giovani?

La situazione sta peggiorando sempre di più. Ci sono tanti ballerini bravissimi, dunque la competizione è molto alta. La danza non finirà mai ma molti sono costretti ad andare fuori per avere prospettive di lavoro. E’ un problema enorme, ci sono quelli che non vogliono allontanarsi dalle famiglie, che hanno problemi economici… in ogni caso ci vuole molto coraggio.

Dove vuole arrivare Luisa ieluzzi?

Essere la prima ballerina del Teatro San Carlo mi piacerebbe tantissimo, ne sarei onorata ma se non sarà così  non mi taglierò le vene, ho avuto molte soddisfazioni nella mia vita, penso a stare bene, a vivere serena.

E’ ambiziosa?

Non tantissimo, esserlo un po’ di più non mi farebbe male. L’ambizione negativa ti porta ad essere arrogante col mondo e quindi anche quando balli: “la danza è lo specchio dell’anima, fa vedere quello che sei” è una frase fatta ma è vera, se hai troppa ambizione e vuoi arrivare a tutti i costi non vivi bene, non balli bene, non sei sereno, gira tutto intorno a questo. Avere un’ambizione positiva significa mettercela tutta e se qualcosa non va non cade il mondo, non sono questi i problemi seri, ci sono tante altre cose belle nella vita come i valori sani, la famiglia, gli affetti.

Che cos’è la danza per lei?

La mia migliore amica, l’unica  forse, al di fuori di mia madre. Riesce a darmi la sicurezza che non ho nella vita di tutti i giorni. Quando ballo mi sento più sicura, più felice, se ho un dolore, un problema, un malessere mi basta entrare in teatro e si cancella tutto. Mi accompagna da quando ero piccola, mi fa tirare fuori il mio carattere, è il mio sfogo.

Elisabetta Testa

luisa ieluzzi