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Lo spettacolo dal vivo è morto?

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Se la crisi dell’ eurozona è relativamente recente, della  crisi dello spettacolo dal vivo se ne sente parlare da sempre. Nella danza poi, non lo diciamo neppure, la famosa Cenerentola dello spettacolo questa scarpetta che la trasformi in principessa non la riesce proprio a trovare, almeno non in questi ultimi 30 anni in Italia.Sembra piuttosto che stia cercando un ago in un pagliaio. In tanti si sono cimentati a comprendere il perché . Ci vogliamo provare anche noi?

I dati diffusi dal Mibac sul 2012 ci dicono che l’Italia è un paese da teatro di parola, e che tutto il settore sta facendo retromarcia. Il sostegno dato dal Fondo Unico per lo Spettacolo alla lirica, alla musica ed alla danza , è stato di 290 milioni di euro su un totale FUS di 360 milioni di euro, e la programmazione di spettacoli regredisce : 3.500 rappresentazioni liriche, 14.000 concerti di musica leggera, 6.800 di danza rispetto a 81.000 di teatro di prosa . Due milioni di spettatori paganti per la lirica, 3.4 milioni per la concertistica, 2 milioni per il balletto rispetto a 14.2 milioni per la prosa. Raffronti con altre forme di spettacolo come il cinema, anch’esso oggi in crisi, sarebbero impietosi. Dato sempre relativi al 2012 ci dicono che dopo un lungo trend di crescita costante durato oltre dieci anni, la spesa per cultura  delle famiglie italiane subisce infatti un significativo calo: -4,4%. In termini di spesa delle famiglie e di consumi, si allungano le distanze con l’Europa. Siamo al di sotto della media Ue che è del 8,9% di spesa in cultura , e tra gli ultimi in classifica con il 7,2% prima solo di Grecia, Bulgaria, Romania e pochi altri.Prima la Finlandia con 11,5%.Totentanzbilder - Danza macabra di Plaus- Luis Stephan Stecher

Guardando ai dati diffusi dal rapporto annuale di Federculture per il 2013 vediamo che il Fondo Unico Spettacolo  è stato ridotto dai 507  milioni di euro del 2003 ai 389,8 milioni di euro del 2013, diminuendo in un decennio del 23,1%. Negli ultimi anni si è poi aggravata la crisi dei bilanci delle amministrazioni locali, a lungo promotrici di politiche culturali attive e innovative. In pochi anni le risorse per la cultura provenienti dagli enti locali sono diminuite di oltre 400 milioni di euro con un decremento pari al 13,3%.

Non voglio addentrarmi in discorsi sulle inadeguate (inadeguate perché alla prova dei fatti non hanno sortito ricadute positive) politiche culturali del nostro paese, sull’avvicendarsi dei Ministri ( e dei governi ) e su quella bella favoletta che ci propinano ogni volta che l’Italia potrebbe ( e dovrebbe ) reggersi economicamente solo sulla cultura.

Mi fermo qui perché si rischia di diventare populista ( vivendo in Italia ti può capitare anche questo ).

L’importante a questo punto è che non moriamo noi, e il nostro bisogno di danza, di cultura,di arte.

N.B. Spettacolo dal vivo è la definizione con cui il MiBACeT  (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali  e Turistiche) definisce le attività di danza, teatro, musica e circo in Italia. Questa definizione pone l’attenzione sul fatto che affinché si possa parlare di spettacolo è necessario che ci sia una trasmissione diretta, corporea ,empatica , tra artisti e pubblico. Senza pubblico non c’è spettacolo.

Gelrtude S.