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Livia Lepri: “Ok le tecnologie, ma gli applausi mancano a tutti”

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L’Inchiesta Covid-19/Si cambia danza indetta da Campadidanza Dance Magazine prosegue a distanza di un anno dall’avvento del virus. In tal senso, abbiamo incontrato virtualmente Livia Lepri, direttrice della Compagnia Danza Estemporada (http://www.estemporada.com/), da lei fondata nel 1998 e impegnata nella formazione, nella produzione e nell’organizzazione di eventi; nell’affascinante cornice della Sardegna fino a tutto lo Stivale e oltre.

Il ruolo delle tecnologie nella danza

Livia Lepri è favorevole alle tecnologie digitali che hanno prepotentemente invaso il mondo dell’arte e, più specificamente, quello della danza? E’ favorevole al loro utilizzo quando la pandemia sarà finita?

Le ho usate poco. Mi chiedo in che modo possono essere funzionali allo spettacolo dal vivo che nasce per il contatto con il pubblico. La sua assenza snatura la comunicazione, gli applausi mancano a tutti e sono insostituibili. Le nuove tecnologie esistevano anche prima della pandemia, dunque non c’è alcuna innovazione artistica nel loro utilizzo. Tuttavia sono un buon mezzo nell’emergenza.

Pensa che la danza “a distanza” possa avere un futuro?

Questa esperienza tecnologica accompagnerà lo spettacolo dal vivo in una sorta di rapporto 1:2. Credo che le nuove generazioni di creativi, nate in questa epoca, ne faranno molto utilizzo. Piuttosto non credo che la danza a distanza possa avere un futuro. Nessuna didattica a distanza funziona a mio parere. Chiunque può spegnere uno schermo, sottrarsi a quel contesto. Non c’è disciplina, c’è anarchia.

Il ritorno alla normalità

Come cambierà lo spettacolo dal vivo nei prossimi mesi e anni?

Il dialogo con il pubblico era efficace all’inizio della pandemia, poi è divenuto inflazionato. Grazie alla pandemia c’è stata però una buona comunicazione, e senza giudizio, tra gli addetti ai lavori. Lo spettacolo dal vivo dipenderà da come gestiremo la paura: noi aprendo il teatro e il pubblico venendoci. In ogni caso lo spettacolo dal vivo è indispensabile alla vita sociale, ne è il nutrimento. Temo per il suo futuro solo perché le istituzioni non sempre ci ritengono tali.

Si dice che una crisi è sempre allo stesso tempo un pericolo e un’opportunità. Quali sono i pericoli e le opportunità di questo momento storico?

Il pericolo di questa crisi è non avere la forza di resistere, mollare sotto i colpi della stanchezza che ci accompagna da mesi. Le opportunità sono moltissime, abbiamo riscoperto il nostro valore. Noi stessi, forse, ci siamo sottovalutati troppo spesso prima della pandemia.

Se improvvisamente Livia Lepri avesse il potere di risolvere i problemi del mondo della danza, cosa farebbe come prima cosa?

La prima cosa è creare un tavolo permanente tra operatori di danza e enti pubblici. Bisogna che tutte le istituzioni sappiano cosa fanno le compagnie, i festival, i centri di formazione. Solo così si può investire dove serve, dando spazio ai giovani autori. Infine, vorrei la danza come materia di scuola fin dalla più giovane età.

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Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.