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“L’esperienza unica di riordinare il materiale di Vittoria Ottolenghi”

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NAPOLI – Progetto Novecento: Il corpo del Novecento mappatura, conservazione e trasmissione della danza in Italia questo il titolo delle due giornate di studio, 17 e 18 dicembre, che hanno visto protagonisti storici, critici, studiosi di danza nonché coreografi e danzatori. Nella splendida cornice della sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli anche il ricordo di Vittoria Ottolenghi: una testimonianza di quei giorni, all’indomani della sua scomparsa, che mi hanno vista in qualità di assistente personale attenta al riordino del notevole materiale che abitava la casa di via del Plebiscito.

La necessità di “sistematizzare” il patrimonio di 60 anni di carriera

Davanti a quella mole di libri, riviste, progetti, che hanno segnato 60 anni di carriera di Vittoria, si è subito pensato ad un archivio d’artista. Figura di riferimento della critica di danza italiana, Vittoria Ottolenghi (1924-2012) ha affiancato all’intensa e duratura attività giornalistica anche quella di saggista, curatrice teatrale (con la collaborazione, fra le altre, al Festival dei Due Mondi di Spoleto), ideatrice di eventi culturali e di trasmissioni televisive, fra cui la celebre “Maratona d’estate” (RAI 1).

Riprendendo la definizione accolta dall’ Associazione italiana archivi d’artista (AitArt), l’archivio di artista è un ente culturale dinamico costantemente impegnato nell’ aggiornamento e nell’ organizzazione di documentazione sulla figura e sull’ opera di un artista, con il duplice scopo di promuoverne la conoscenza e di catalogarne la produzione autentica nella massima trasparenza di metodo e di rapporti. In quest’ottica gli archivi sono entità che, da una parte, si occupano della raccolta e della catalogazione di opere e documenti, e, dall’ altra parte, possono autorevolmente concorrere al rilascio delle autentiche delle opere. L’esigenza, perciò, da parte di alcuni artisti di sistematizzare il proprio patrimonio di documenti e conoscenze è legata all’istinto di conservare e sistematizzare un sapere.

L’importanza di creare un Archivio per ricostruire il percorso artistico

Questa sistemazione può avvenire durante la loro attività oppure alla scomparsa del Maestro grazie a suoi eredi.Ma la cosa più importante è che questa necessità di sistematizzazione produce uno strumento che può essere condiviso: l’Archivio. Nella maggior parte dei casi si cerca di congelare, fermare il tempo e raccogliere quanto più materiale possibile. Il fine è la ricostruzione del percorso artistico, per fornirne la giusta chiave di lettura. Ed è ciò che abbiamo voluto fare, insieme a Donatella Bertozzi e alla figlia Diana Corsini, per lasciare ai posteri quello che noi abbiamo ritenuto la giusta lettura della figura di Vittoria Ottolenghi. Il primo passo è stata la creazione di un catalogo generale del materiale librario e degli scritti e poi l’individuazione di due destinatari.

Da una parte la Filarmonica Romana alla quale Vittoria era particolarmente legata, grazie all’idea e alla volontà del critico Donatella Bertozzi in contatto con il direttore Sandro Cappelletto, e dall’altra l’Università di Bologna, luogo della mia formazione di studiosa di storia della danza. Entrambi gli Enti hanno risposto con entusiasmo alla creazione di due Fondi che portassero il nome di Vittoria: dei luoghi di studio e di memoria. Memoria della figura di Vittoria come critico, ma allo stesso tempo della collettività attraverso la raccolta di scritti storici, articoli di rassegna stampa, cataloghi e inviti, fotografie e corrispondenza.Poco prima di morire Vittoria ( era il giugno del 2012), dunque, scrisse una lettera all’Università di Bologna-che ancora conservo gelosamente -esprimendo la volontà di donare al Dipartimento delle Arti un’ampia raccolta di documenti che è testimonianza del suo vivace percorso professionale, nonché utile risorsa per future ricerche.

Programmi di sala, riviste e materiali informativi

I Programmi di sala dei maggiori teatri italiani dal 1959 sui quali basava la sua attività di giornalista, soprattutto di critico militante- nel senso di chi aveva una presa diretta dell’evento- ma anche validi strumenti per le sue riflessioni teoriche. Le riviste e i materiali informativi (brochures, dossiers, ritagli di giornale, programmi di sala) su danzatori, coreografi e compagnie nazionali e internazionali grazie ai quali approfondiva e ampliava la sua conoscenza sul mondo della danza. I dattiloscritti e i materiali di lavoro della stessa Ottolenghi, soprattutto legati alla progettazione di trasmissioni televisive. Questo esula la sua esperienza di critico letterario per dare spazio a quella militante: come nell’esempio l’esperienza che la vide affiancata alla promozione culturale romana dell’allora sindaco Walter Veltroni.

Cosa si può trovare, invece, nel Fondo Vittoria Ottolenghi della Biblioteca Filarmonica Romana? Il ricco corpus contiene principalmente monografie, programmi di sala, cataloghi di mostre, periodici, libretti, tesi di laurea dedicate al mondo della danza per un totale di 849 volumi, dando vita al Fondo Ottolenghi. Non mancano rarità e pezzi unici presenti solo in questo fondo, con monografie in varie lingue (oltre all’italiano, inglese e francese, anche russo e giapponese) alcune delle quali autografate dai coreografi e dai danzatori in omaggio alla Ottolenghi. La mia catalogazione ha seguito l’ordine in : Biografie (elencando gli autore in ordine alfabetico), Libri sulle Compagnie di Danza, Manoscritti e Programmi di sala a firma di Vittoria, i Programmi del teatro San Carlo, Teatro Alla Scala, Filarmonica Romana, Maggio Musicale Fiorentino, Teatro dell’Opera di Roma, i Cataloghi di mostre, le Storie della Danza, le Tesi di Laurea, i Dizionari della danza, i Libri di tecnica della danza e libri di varie tematiche teatrali.

Una donna tenace che ha saputo farsi spazio nel mondo del giornalismo

Due poli che offrono il profilo di una interprete di ciò che la danza ha rappresentato in Italia nella stagione che dal Dopoguerra ci conduce negli anni di passaggio al Nuovo Millennio. Ma al di là il profilo di una donna tenace che ha vissuto gli anni della guerra con la paura della vita in quanto ebrea; che ha saputo farsi spazio nel mondo del giornalismo, che ha condiviso l’esperienza della modernità e della contemporaneità con quanto accadeva nell’ Italia del miracolo italiano. Una figura che ha compreso l’importanza della comunicazione che andava oltre il giudizio critico per farsi spettacolo che attraverso il monitor della televisione arrivava in tutte le case.

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