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La Street Dance – Uno spaccato “dimenticato” della danza

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In foto, un ballerino di locking durante una street dance battle.
In foto, un ballerino di locking durante una street dance battle.

La street dance è un insieme di stili di danza evolutisi al di fuori delle scuole di ballo tradizionali, in spazi aperti quali strade, dance party, feste di quartiere, parchi, cortili scolastici, rave party, night club, ecc. Aprendo Wikipedia, questo è ciò che si legge. Ad uno sguardo critico e distaccato, ben calato nella realtà attuale, queste parole basterebbero per porsi degli interrogativi. Si tratta di danze che incoraggiano l’interazione e il contatto con gli spettatori e con gli altri ballerini, essendo basate sulla socializzazione ed essendosi evolute da contesti urbani e suburbani in forma di culture underground. Continuando a leggere, gli interrogativi aumentano e confluiscono in un’unica domanda: perché nessuno ne parla?

Definire per capire

E’ doveroso partire da una premessa: l’obiettivo di questa riflessione non è definire la street dance. Piuttosto provare a tracciarne i confini, definirne una cornice di collocazione, valutarne le caratteristiche ad ampio raggio. Nonostante quella suesposta possa essere considerata una definizione mainstream del genere, rappresenta un buon viatico di partenza.

Sfumature di stile

Uno dei principali stili annoverabili nel portfolio della street dance è sicuramente l’ hip hop. A tutti, almeno una volta, è capitato di imbattersi in questa “dicitura”: su una maglietta, piuttosto che tra le didascalie di un video musicale o guardando un programma in TV. Ma non tutti sanno due cose fondamentali: nasce negli anni ’70 nel Bronx di New York e non nasce come danza. O meglio, non solo e non subito.

L’ hip hop è un’espressione culturale, uno stile di vita. Rientrano in questa cultura l’arte dei graffiti, il rap, le produzioni musicali e lo skating. La danza parte dal breaking e negli anni si è evoluta insieme alle persone che ne hanno sposato la causa. Tale evoluzione permette di tracciarne anche una mappatura geografica con il locking da Los Angeles e il popping dalla California. Ogni stile ha le sue sfumature, le sue peculiarità e le sue connessioni con il tessuto socio-politico del tempo in cui sono nati e maturati fino ad arrivare ai giorni nostri. La musica ha spesso veicolato tale evoluzione. Basti pensare all’ hype: nato come termine “descrittore” del rapper che aizza il pubblico e supporta l’MC nell’esecuzione delle rime, diviene anche etichetta di uno stile di danza che ne mantiene l’essenza originale.

L’importanza della musica

Che la musica possa essere il fil rouge da seguire per capirci qualcosa in più, diviene evidente quando l’attenzione si sposta sull’ house dance, altra sfumatura stilistica annoverabile nella famiglia della street dance. Tra Chicago prima e New York di lì a breve, in un largo ventennio che parte dagli anni ’70, si sviluppa velocemente un genere musicale che, di lì a breve, avrebbe visto innumerevoli dancers infiammare i clubs. Ogni stile menzionato ha la sua tecnica (le foundation) e il suo flow applicativo. La sua esecuzione non può svincolarsi dalle radici storico-culturali da cui proviene. La musica, è una radice-madre.

Qualcosa è cambiato

“Panta rei” è un concetto filosofico che definisce un dinamismo visibile in tutti gli ambiti, danza compresa. Se l’evoluzione storico-sociale viene osservata come un fiume che fa il suo percorso, c’è da chiedersi che strada abbia seguito. Perché quelle sfumature sembrano essersi smarrite. Qualcosa (e quindi cosa?) è cambiato. La street dance era chiamata un tempo anche urban dance. Fino a quando l’ibridazione stilistica cui abbiamo assistito negli ultimi anni, non si è appropriata del nome. Ma la sensazione è che questa ibridazione abbia solo portato il genere da underground a mainstreaming, snaturando i “componenti” lungo la strada, destituendoli dell’essenza che ne sottende la nascita stessa. Allora quella funzione sociale che ha permesso alla street dance di muovere i primi passi, dov’è finita?

L’impatto (e l’invisibilità) sociale

Qui è doverosa una seconda premessa. Che la street dance abbia un ruolo importante in termini di aggregazione sociale, costruzione di relazioni e argine alla devianza giovanile, è assolutamente fuori discussione. L’utenza che fruisce del genere è notevole e le ibridazioni dell’ urban dance ne hanno accompagnato la costante crescita. Il punto è che prestare il fianco alla commercializzazione e alla mercificazione della danza, da una lato ha dato prospettive lavorativo-professionali (show televisivi, eventi di vario genere, film), dall’altro ha corroso in larga parte l’autenticità dei vari stili proprio in virtù dell’appetibilità mediatico-economica di cui ormai si accompagnano.

Se poi si tiene conto di come termini cari al settore come “crew”, “battle” e “freestyle” siano ormai depauperati di ogni significato sociale, è chiaro che la credibilità è compromessa. Inoltre, se chi dovrebbe spingere nella direzione giusta alimenta l’uso consumistico, spregiudicato e spesso inappropriato delle peculiarità del genere, dimenticando che c’è una storia culturale importante dietro questi stili di danza, la funzione sociale è compromessa e l’invisibilità è raggiunta.

Per concludere

Quanto detto fin qui è solo una piccola finestra dalla quale affacciarsi e scrutare i molteplici paesaggi di cui si colora la street dance. Sarà interessante discuterne con i maggiori esponenti attivando lenti di ingrandimento su persone, realtà, territori e tutto ciò che può essere una buona bussola per saperne di più e meglio. Un mondo in piena espansione ricco di potenzialità e limiti, storia e contraddizioni. Un mondo fatto di amanti, curiosi, studenti, professionisti e insegnanti. Un mondo tutto da scoprire, con Campadidanza.

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Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.