Dopo una lunga notte di viaggio sono finalmente sulle tracce dei danzatori Chhau. Mi affascina l’idea che a danzare siano i contadini, con le loro magiche maschere si trasformeranno in divinità per raccontare antiche storie.

La danza Chhau nasce in India, in una terra di confine che  comprende attualmente gli Stati del Bengala Occidentale, di Jharkhand e dell’Orissa. Quest’area, caratterizzata da affinità geofisiche e culturali, ha dato i natali a tre diversi stili di danza, riconosciuti in base alla regione di appartenenza. Si distinguono dunque la Chhau di Purulia, la Chhau di Seraikella e la Chhau di Mayurbhanj. Le tre forme di Chhau manifestano al contempo caratteristiche comuni e differenze notevoli nello stile e negli elementi scenografici relativi a costumi, trucchi e maschere.

Il termine Chhau ha dato adito a diverse interpretazioni linguistiche. Alcuni studiosi fanno derivare la radice di  chhau dalla parola sanscrita chhaya, ombra, immagine o maschera; altri  ritengono che provenga da un’espressione utilizzata per esprimere l’ attacco furtivo, il che sottolineerebbe il suo carattere marziale; altri ancora, considerando fonti aborigene,  credono che la parola sia collegata a vocaboli inerenti ai culti shivaiti.

La danza Chhau viene infatti rappresentata durante il Festival Chaitra Parva, nella stagione primaverile, periodo in cui vengono officiati numerosi riti in onore del dio Shiva, cerimonie collegate ad antichi culti di fertilità. Il Festival religioso, che si esprime attraverso la devozione al dio Shiva, è affiancato dagli spettacoli notturni dei danzatori Chhau, con le bellissime coreografie,  di grande coinvolgimento per il pubblico.  Rivivono nelle danze le antiche storie della mitologia indù legate ai testi del Ramayana, Purana e Mahabharata.

Lo spettacolo, pieno di fascino e magia, è l’occasione in cui le divinità, attraverso il corpo dei danzatori, discendono sulla terra per rappresentare gli antichi eventi, intrisi di insegnamenti profondi, in cui il bene sconfigge il male e riporta l’armonia necessaria alla vita. Uomini, divinità e demoni sono simbolicamente uniti, attraverso la danza, trasmettendo emozioni e riattualizzando un passato mitico, attraverso il linguaggio del corpo.

Una danza che ha un gusto eroico, virile, guerriero

Il sapore di queste danze ha un gusto eroico, virile, guerriero. Non a caso,  l’area specifica in cui prese forma la danza Chhau, era nota  per la presenza delle milizie reali, i paika, reclutati dai Maharaja. Si racconta che i paika si allenassero quotidianamente e preparassero il corpo ai faticosi combattimenti dell’epoca, attraverso passi e movimenti con scudo e spada,  al ritmo del grande tamburo. Moduli di movimento e ritmi legati all’arte della guerra sarebbero dunque  all’origine della danza Chhau.

La Chhau è una forma di danza tipicamente maschile, caratterizzata da passi energici e vigorosi, di notevole coinvolgimento fisico, per questo motivo viene eseguita per lo più da uomini.

In particolare lo stile di Purulia è quello che più ha mantenuto il carattere tribale e marziale, senza subire sostanziali modifiche nel tempo. La postura base della danza Chhau di Purulia si chiama chhak e  assomiglia ad un grand plié in seconda posizione. Il busto è eretto, le braccia sono posizionate lateralmente, il corpo è forte, pronto al combattimento. Dal chhak prendono vita salti, giri, capriole e varie andature. Lo stile di Purulia ha carattere acrobatico e prevede salti mortali e giri in aria con atterraggio sulle ginocchia. Ogni personaggio ha la sua propria andatura caratteristica, chiamata chal. L’andatura del demone è arrogante, quella delle divinità è potente, il chal dell’eroe è maestoso. Le andature degli animali sono di tipo imitativo. Le coreografie, che disegnano linee geometriche nello spazio, sono per lo più finalizzate alle danze di gruppo. Non ci sono professionisti, i danzatori sono gli stessi contadini che di giorno lavorano i campi e di sera si incontrano per allenarsi e mantenere viva la memoria coreografica.

Il fascino della maschera che cancella la personalità del danzatore

Demone maschera

Un elemento essenziale della danza Chhau di Purulia è la maschera, mukosh, che stravolge completamente l’aspetto del danzatore, cancellandone la sua personalità. Ogni maschera cristallizza l’universo interiore del personaggio raffigurato. Viene realizzata in cartapesta, colorata, decorata e rifinita nella parte della corona con specchietti e fili metallici, che la rendono preziosa e unica.

E’ molto faticoso danzare con la maschera, che pesa circa 5 Kg. La respirazione è limitata e la visibilità minima. Le maschere rappresentano divinità, eroi, demoni, animali, saggi, contraddistinti ognuno da colori ed elementi particolari.  A parte qualche eccezione, i personaggi maschili indossano pantaloni, con applicazioni di strisce, e giacche decorate a mano per la parte superiore. I personaggi femminili indossano costumi tipici delle donne bengalesi.

Le cavigliere per amplificare la musica dell’orchestra

I danzatori utilizzano le cavigliere con i sonagli per amplificare, con i loro passi, la musica dell’orchestra, composta dal dhumsa, timpano suonato con bastoni di legno; dhol, tamburo cilindrico a doppia membrana, sospeso al collo e suonato con la mano da un lato e con un bastoncino dall’altra; kartal, cimbali di diverse grandezza; shenai, strumento a fiato che riproduce melodie popolari. Le strutture ritmiche della danza Chhau di Purulia sono varie e complesse e ne evidenziano il carattere tribale.

Il pubblico assiste attento alla rappresentazione ipnotizzato dai ritmi ripetitivi dei tamburi, dal suono stridulo dello shenai, dallo scintillio delle maschere, dai movimenti energici dei danzatori, che assorbono ed esprimono la potenza della musica.

La danza Chhau, alla stregua delle ormai note danze classiche indiane, non è più confinata solo al suo luogo di origine, legata alle festività annuali, ma viene già da tempo rappresentata in circostanze performative diverse, sia in India che in Occidente.

Una danza che è diventata Patrimonio dell’Unesco

La Sangeet Natak Akademi, The National Academy of Music, Dance and Drama, istituita dal Governo Indiano per diffondere e sostenere le arti dello spettacolo, ha avuto un ruolo importante nel recuperare e promuovere forme artistiche che stavano scomparendo e la Chhau deve molto, per il suo sviluppo, a questa prestigiosa Accademia nazionale. Inoltre dal  2010 la Chhau è stata dichiarata dall’UNESCO partimonio immateriale dell’Umanità.

L’orgoglio degli anziani maestri, da cui ho appreso la Chhau, mi ha profondamente colpita. Queste parole rimarranno sempre nel mio cuore: “l’arte non ha caste”.  

Testo e foto di Maria Grazia Sarandrea

Link video: https://youtu.be/hTOOl0VSeR0

Iscriviti alla Newsletter

Maria Grazia Sarandrea
Danzatrice, coreografa, docente, membro di AIRdanza. Ideatrice della Tribal, danza e tamburi e del Nataraja Yoga, una forma di yoga in danza, che insegna presso Movimento Danza e presso lo IALS. Conduce laboratori per danzatori e attori. Laureatasi in Discipline dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma, collabora come docente con Enti di Formazione per le materie: Storia della Danza, Storia del Teatro e Antropologia della Danza. Curatrice di Festival e Rassegne di danza. Lavora come coreografa per il teatro e per la televisione.