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La critica di danza in Italia. Riflessione sul panorama nazionale delle riviste cartacee e on line a cura di AIRDanza.

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ROMA – Domenica 1 marzo, alla Casina delle Civette di Villa Torlonia, AIRDanza (Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza), ha organizzato un importante meeting finalizzato ad avviare una discussione e riflessione sul tema della critica italiana nel settore danza. L’ invito, esteso ad alcuni critici di danza ed editori di riviste cartacee/on line, ha riscontrato la presenza di Paola De Simone, Alberto Cervi, Cesare Nissirio, Roberta Albano, Gabriella Stazio, Cristina Squartecchia, e me medesima. La presidente dell’AIRDanza Francesca Falcone ha moderato gli interventi avvenuti anche in collegamento Skype con altri studiosi e critici del settore: Elena Grillo, Simonetta Allder e Elisa Guzzo Vaccarino. Il focus principale del convegno ha riguardato la situazione italiana degli ultimi decenni, le prospettive di crescita, le richieste dei fruitori, il tipo di pubblico e le problematiche che si riscontrano trattandosi di un settore ancora in parte “di nicchia”. A fondamento e origine della discussione AIRDanza ha posto alcuni quesiti: 1) Qual è lo stato attuale della critica Italiana? 2) Che tipo di scrivente e che tipo di lettore si avvicina a questo ambito? 3) Quali sono le principali riviste e che tipo di taglio danno alle loro pubblicazioni? 4) Presentare o recensire: scelte editoriali o necessità? 5) La libertà di stampa e la ricezione da parte degli addetti ai lavori. La danza come risponde? 6) La critica come fonte di settore. Quali responsabilità da parte dei recensori?

Sullo stato attuale della critica di danza in italiana Roberta Albano ha ritenuto opportuno evidenziare un problema di natura produttiva/strutturale cominciato già dal anni ’90 in cui la politica ha cominciato pian piano ad abbandonare l’interesse per la cultura fino ad arrivare ad un punto di rottura. Ha osservato inoltre che dal momento che la produzione degli spettacoli si è frantumata (oggi le produzioni sono principalmente di compagnie sovvenzionate dal Ministero per lo più private), anche il sistema comunicativo si è a sua volta disgregato. Oggi l’artista si autopromuove e lo fa attraverso la rete, non c è più una volontà da parte dell’editoria di dare spazio alla danza che rimane ancora minoritaria rispetto ad altri oggetti di interesse. D’altro canto mancano le grandi firme della critica di un tempo che non hanno più il loro spazio sulle testate nazionali. Elisa Guzzo Vaccarino fa notare come, in particolare nel nord Italia, la centralità della politica rispetto allo spettacolo si sia estremamente ridotta. Viviamo tempi in cui i politici attraverso Facebook arrivano direttamente a interagire con gli elettori e, come loro, anche gli artisti comunicano con il pubblico senza passaggi intermedi. I coreografi non hanno più la mediazione del critico, fanno tutto da soli autopromuovendosi. Ci si potrebbe azzardare a dire che il sistema dello spettacolo oggi funzionerebbe benissimo anche senza alcun critico?

La nostra direttrice Gabriella Stazio preferisce intervenire come coreografa e non editrice, dalla parte dell’artista quindi, ricordando come fosse importante una ventina d’ anni fa il giudizio della critica per chi metteva in scena uno spettacolo: <La mia generazione di coreografi e la successiva sapeva, dopo aver fatto uno spettacolo, che doveva andare a comprare i giornali, leggere cosa avevano scritto i critici per avere un’interfaccia che desse indicazioni sul loro lavoro. Il nostro lavoro dipendeva molto dal giudizio della critica: potevano scriverci di aver composto una coreografia migliore o peggiore della precedente, dire anche che sarebbe stato meglio non farla. Il rapporto con la critica era un rapporto reale, costruttivo, si andava in scena sapendo che ci sarebbe stato un critico, colto, competente che avrebbe potuto scrivere anche in modo negativo del tuo spettacolo ma avrebbe comunque detto qualcosa e, con una certa intelligenza si poteva andare avanti e migliorarsi. >

Oggi purtroppo questo non accade più, tutti si autodefiniscono coreografi, si autopromuovono innovatori di una danza nell’ arte della contemporaneità ma poi in pochi sanno cosa sia veramente la danza contemporanea. A tutti noi presenti viene spontaneo chiederci se oggi la critica di danza esista ancora, le testate on line pur non avendo ancora uno status ben definito di certo offrono, più del cartaceo, lo spazio a pagine di buona critica del tutto assente nelle testate nazionali cartacee. Certo è che assistiamo ad una generazione di coreografi allo sbando poiché non esiste una critica della danza efficace.

Cesare Nissirio non puòfare a meno di ricordare come nacque il suo amore per critica di danza. Fu grazie ad Alberto Testa che ai sui tempi scriveva per la Repubblica. Il giornale era nato da poco e Nissirio si occupava in quel periodo dei Balletti Balinesi per l’esposizione di Parigi del ’31: < Ero attratto non solo da Alberto Testa ma da tutte le critiche che in quel periodo venivano prodotte sui giornali. Oggi non si fa più, e mi chiedo se voi tutti della danza avete mai protestato contro questo impoverimento! >L’idea di Nissirio contro l’attuale depauperamento culturale poggia sulla possibilità che noi italiani abbiamo di protestare attraverso e con chi ci dovrebbe rappresentare. Da buon ex sindacalista come è stato suggerisce la costituzione di una commissione formata da una delegazione di noi presenti che faccia sentire la sua voce di protesta all’ANSA, ai sindacati, agli gli ordini dei giornalisti, possibilmente appoggiata da altre associazioni che si occupano dello spettacolo. Ribadisce: <Bisogna che si protesti quindi contro la tendenza di dare voce a critiche atte solo alla promozione quasi sempre televisiva e cinematografica, abbiamo bisogno di ricchezza culturale!>

Sullo svilimento del contenitore culturale interviene anche la giornalista e ricercatrice Paola de Simone, critico musicale e di danza scrive sul suo blog ma ricorda i suoi inizi nel 1988 quando giovanissima cominciò la sua esperienza sul quotidiano nazionale Paese Sera. Lei asserisce: < Nell’ attuale mare aperto in cui la libertà di scrittura naviga senza rotta, la bussola di riferimento, ultimo riferimento rimasto potrebbe essere “la firma” del nome importante in quanto più il critico ha una storia alle spalle di esercizio critico, tanto è più affidabile e credibile. E’ sicuramente vero che nel mercato della danza così come nel mercato dell’opera e della musica ci sono delle decurtazioni ma questo non ci deve scoraggiare. Sta a noi organizzare un gruppo di professionisti qualificati che siano un punto di riferimento capaci di attivare un confronto che non sia solo degli esperti della danza ma degli esperti dello spettacolo in generale.>

< Chi può arginare il degrado se non la critica colta cioè quella vera? Dice Alberto Cervi ma poi continua:< assolutamente non incorrere però nell’ errore fatto in passato di affidare ai critici musicali la critica di danza solo per avere più lustro tra le pagine della critica del giornale! Prima di scrivere ho visto per trent’ anni tutti ma proprio tutti gli spettacoli di danza che si facevano a Roma…> E’ così che Cervi introduce il secondo punto del dibattito: “chi può fare il critico?” Il problema non sta se la critica sia presente nelle testate on line o in quelle cartacee ma nella qualità della critica stessa. Abbiamo avuto e abbiamo ancora una generazione di critici importanti ma non vediamo ancora il fiorire di una nuova critica veramente importante come lo è stata quelli degli anni d’oro della danza italiana.  I grandi nomi dovrebbero fregiarsi il titolo di formatori di una nuova critica perché il patrimonio di ognuno non vada perso? Personalmente credo che la crisi in cui la critica attuale riversi non sia dovuta dalla mancanza di formazione ma dalla mancanza di opportunità. Molti come me hanno affiancato alla formazione pratica della danza una formazione teorica di tutto rispetto conseguita all’ interno di Università. Nei più importanti Atenei italiani da circa vent’ anni sono attivati percorsi di lauree triennali, magistrali e dottorati specifici di studi teatrali, cinematografici e digitali. Corsi di laurea progettati per mantenere un equilibrio virtuoso tra cultura storico critica, analisi di fenomeni artistici ed esperienze pratiche nel mondo del lavoro con opportunità anche di Laboratori specifici di scrittura. La mia esperienza di studi all’ Università “La Sapienza” di Roma appare molto simile infatti a quella di Cristina Squartecchia che con emozione ricorda il corso di Laboratorio e Critica Teatrale seguito all’ Università di Bologna in cui la docente era proprio Elisa Guzzo Vaccarino. Anche Cristina Squartecchia attualmente impegnata con il Messagero di Pescara, reclama uno spazio giornalistico più dedito alla critica anziché alle presentazioni degli spettacoli. A tal proposito interviene tra i presenti Roberta Leo, giovane studentessa dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma già laureata in giurisprudenza che ha conseguito il Master di Giornalismo dello Spettacolo all’ Accademia Silvio D’ Amico di Roma: < Purtroppo c’ è però ancora molta ignoranza nel settore riscontrabile spesso anche tra gli stessi artisti e ciò non giova certo al settore…> Gabriella Stazio:< Gli uffici stampa quasi estinti e ciò è dimostrato dai  numerosi comunicati spesso scritti anche male che vengono divulgati dagli stessi artisti sui social…>

Indicativo è un dato di fatto: la crisi che negli ultimi sette anni ha colpito i quotidiani nazionali con la conseguenza delle vendite dimezzate.  Secondo Elisa Guzzo Vaccarino anche la televisione non è più un canale preferito per la divulgazione degli eventi, le produzioni preferiscono la rete e ciò dovrebbe dirci molto. L’ Italia rispetto alla Francia che ha visto chiudere quattro riviste con spazi di critica di danza conserva tutt’ oggi ancora due riviste cartacee. Senza mezzi termini la Vaccarino esprime la sua intolleranza di fronte alle numerosi recensioni spesso inginocchiate davanti agli artisti, intollerabile per tutti noi dovrebbe essere la “convivenza” tra il critico e il coreografo: <Sarà forse che molte di queste “dannose” recensioni, dannose per l’arte, sono utili all’ artista a spalancare le porte delle istituzioni? Se così fosse apparirebbe chiaro il motivo per cui i coreografi aprono le porte alla critica da chiunque provenga.>

Durante l’ incontro Francesca Falcone, teorica e storica della danza, ha posto giustamente l’attenzione sull’ utilità della critica nel passato e ricorda: < Riguardo al balletto ottocentesco, ho bevuto, con sete di sapere, gli scritti della critica di allora, attraverso essi sono  riuscita a ricreare un quadro del passato mi chiedo se nel  futuro gli storici del balletto possano prendere in considerazione, oltre il vasto materiale videografico, anche le pubblicazioni giornalistiche della critica di oggi.> Falcone solleva una problematica non poco importante: “ Può la critica di oggi essere considerata una fonte attendibile per un futuro storico?” Citando il contesto americano Falcone ricorda poi la trasformazione di molte critiche divenute in seguito storiche della danza come ad esempio Sally Barnes e Deborah Jowitt e Marcia Siegel.

Allora ci chiediamo: Critici o storici? Critici e storici? Alberto Cervi:< Un giovane critico non può essere troppo giovane in quanto deve aver fatto studi, ricerche e aver visto tanti spettacoli…> Condivido compiutamente l’opinione di Alberto Cervi al quale molti dei presenti si associano e cioè che un critico debba essere anzitutto uno storico, cioè conoscere a fondo la danza del passato e del presente. Dunque il critico è una figura altamente professionale con conoscenze e competenze del settore ma allora ci si chiede: fare il critico oggi è una professione oppure è solo un lusso che in pochi si permettono mentre fanno altro?

Per la Vaccarino fare il critico non è stato mai una professione ma un’autorità o meglio un’opportunità. Una professione che oggi non ha ragion d’esistere, sempre meno spettacoli frontali rispetto all’ interno di un panorama molto mobile della critica attuale italiana in cui chi scrive non assume più il ruolo di fustigatore che invece avevano i critici dell’Ottocento. Tra le possibili soluzioni sarebbe per noi il “reinventarsi” in una nuova critica: i critici di un tempo continuano ad insegnare attraverso gli scritti che ci hanno lasciato, i giovani oltre agli studi universitari devono ricercare autonomamente tra la mole dei numerosi scritti della critica ancora vivente.  Reinventare una nuova posizione all’ interno dell’informazione e della critica giornalistica non è facile ma assolutamente urgente e lo ribadisce Cesare Nissirio che,ricordando piacevolmente la sua amicizia con Alberto Testa, ribadisce l’importanza di un passaggio del testimone. Elena Grillo preferisce non fare la distinzione tra critico giovane e meno giovane, quello che invece è importante distinguere è la critica dalla notizia, cosa che attualmente in Italia non avviene, si sovrappongono cioè critiche ad informazioni. < Probabilmente siamo in un momento di transizione, i quotidiani non hanno più un proprio critico e la stampa si limita ai soli comunicati.> osserva Elena Grillo e poi continua:<Attualmente in Italia abbiamo solo due riviste che riportano critiche di spettacoli secondo i criteri della vera critica inoltre credo che il critico non possa prescindere dalla visione storica>.

Simonetta Allderr ricorda: < Per molti anni ho studiato e mi sono documentata e solo dopo ho cominciato a fare critiche, un po’ come uno scrittore che prima di scrivere un suo libro ne legge molti di altri autori. Ricordo ancora la mia prima recensione che feci molto timidamente…Il critico prima di fare critica deve leggere, studiare, informarsi, confrontarsi con altri critici. Personalmente da qualche tempo mi occupo non più di critica ma solo di ufficio stampa, i miei comunicati spesso li leggo riportati su riviste on line, blog, recitati da giornalisti televisivi, sottoscritti da altri a volte ma ciò non può che lusingarmi. Trovo inoltre inadeguata la familiarità malsana tra il critico e l’artista che negli altri paesi, come in Inghilterra ad esempio, assolutamente non esiste>.

Paola De Simone conclude drasticamente: < Nel campo della lirica e della musica in generali ci sono molti improvvisati che scrivono su blog e quant’ altro che disorientano il pubblico creando danni all’ artista ma anche al teatro in generale. Gli operatori del settore dovrebbero avere il coraggio di chiudere le porte delle conferenze stampa alle persone non qualificate… >. Elisa Guzzo Vaccarino ci saluta così: < I più vecchi non tarperanno di certo le ali ai più giovani da cui le firme di ieri hanno molto da imparare>. 

Quello che più si avverte è la mancanza del senso di responsabilità, l’opinione di tutti noi presenti è di dare un contributo attivo affinchè queste riflessioni sul tema della critica italiana nel settore danza non rimangano solo asserzioni ma diano inizio ad un concreto cambiamento.

Fabiola Pasqualitto

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