Dopo il grande successo del Musical Romeo e Giulietta al Teatro Palapartenope di Napoli questo fine anno 2015, abbiamo pensato di intervistare il gatto, ovvero Matthew Totaro, che nella sua interpretazione ha fatto sconvolgere ed applaudire a più non posso il pubblico napoletano. Matthew è un giovane breaker talentuoso che fa parte della Crew Knef e danza in prestigiosi teatri italiani ed anche in TV. Crede nella danza, nell’energia del movimento e nella possibilità artistica di mettere in gioco l’anima attraverso quest’arte. Per Matthew, la danza è arte condivisa, è espressione del sé.

Ecco come ha risposto alle domande della nostra redazione: 

In quale punto della tua carriera ti senti? Non mi sento in nessun punto particolare della mia carriera, anzi penso assolutamente di essere ancora all’inizio, di avere ancora tantissima strada, però penso anche che, per una questione di talento, potrò riuscire a raggiungere tanti bei traguardi in modo da farmi ricordare dal pubblico e colpire alcune persone del mondo della danza. Di conseguenza spero di riuscire a prendere più lavori possibili, per fare varie esperienze e continuare a fare quello che amo ancora per molto tempo, e cioè ballare!

Cos’è per te il successo? Il successo non è altro che una conseguenza della propria arte, di quanto uno è bravo e riesce a rimanere impresso, a dare energie positive alle persone … le persone stesse ti restituiranno comunque energie positive che sono la forza per fare bene il tuo lavoro e per cercare di rimanere ad alti livelli.

Che effetto ti fa esibirti a Napoli? Esibirsi nella città di Napoli per me è sempre un piacere perché il popolo napoletano è un popolo pieno di arte e quindi di conseguenza il teatro a Napoli dà una soddisfazione immensa. Il popolo napoletano è sempre vissuto di spettacolo, di arte, di teatro, di musica, di comicità e quindi è supergratificante esibirsi sul palco davanti a questo pubblico. Non che non sia un piacere esibirsi davanti al pubblico di altre città, ma la differenza per me esiste. Danzare, ballare, far vedere la mia arte dove sono vissuto, dove sono cresciuto, dove magari qualcuno in passato mi ha anche visto e ha pensato che la mia arte fosse uno scherzo e invece oggi mi trova su dei palchi incredibili è una soddisfazione unica.

Ed esibirti in Romeo e GiuliettaEsibirmi a Napoli con uno spettacolo come Romeo e Giulietta, essere parte, dunque, di uno spettacolo del genere ha sorpreso me e sicuramente ha sorpreso anche le persone che in passato mi hanno visto ballare per le strade di Napoli e che adesso mi hanno riconosciuto nel vedermi prendere parte ad una grande situazione come questa produzione. Ormai è già da un bel po’ che faccio Romeo e Giulietta, ho iniziato a Torino a maggio del 2014, ed interpreto la parte del gatto e mi sono avvicinato allo spettacolo perché sono stato chiamato da Veronica Peparini e dalle persone che curano lo spettacolo, i quali hanno ritenuto che fossi adatto al ruolo. Per me è stato un grande onore perché inizialmente vedendo lo spettacolo pensavo di non esserne all’altezza; invece pian piano con un grande aiuto anche da parte loro e impegnandomi molto nell’interpretazione e studiando i movimenti che i gatti proprio in sé per sé fanno, ho iniziato a tirar fuori un mio personaggio che, sebbene diverso da altri, interpretasse bene il suo ruolo per esprimere al meglio attraverso la danza le emozioni di Tebaldo. Quindi io non ero neanche tanto convinto di fare una cosa del genere… però le persone che hanno visto che sono dotato nel fare determinate cose mi hanno scelto per fare questa parte e oggi mi sento sempre più gatto; in ogni spettacolo che faccio, tutto quello che faccio è curato sempre di più, anche un piccolo movimento, uno sguardo, una movenza, curo tutto nei minimi particolari per dare al pubblico la sensazione di vedere un animale su quel palco che prende sembianze sia umane che animali.

Cosa vedi nel futuro della danza? Non posso dire cosa vedo nel futuro della danza, ma posso dire come vedo il futuro della mia cultura, la cultura hip-hop che ha più o meno quarant’anni e che sta crescendo sempre di più. Questa è una felicità per me …spero che molte generazioni del momento, molti altri ragazzini giovani intravedano una strada come la mia perché fare ciò che si vuole nella vita realizzando i propri sogni, vuol dire stare bene con se stessi e stare bene con la propria vita, significa vivere bene! In particolare spero che molti ragazzini prendono la strada dell’hip-hop come in passato altre culture hanno aiutato i ragazzi a uscire da situazioni disastrate, il mondo dell’hip-hop può aiutare con la sua disciplina a trovare una grande conforto, un aiuto, una strada per cambiare la propria vita. Vorrei far capire che la danza può diventare una carriera, una professione a tutti gli effetti così come è capitato a me… non tutti possono diventare dottori commercialisti, avvocati, medici o fare altre professioni conosciute, nella vita si può anche scegliere di trasformare la propria passione in un lavoro e prendere la quotidianità senza pesantezza, ma con con positività; ballare ti può cambiare la vita soprattutto se vivi meglio grazie ad esso.

Ti ritieni fortunato? Mi sento fortunato per certi aspetti a praticare danza, ma ovviamente sono stato io a fare questa scelta, più che una fortuna è la conseguenza della mia decisione di prendere tutte le situazioni che potevo per seguire la strada dell’hip-hop. Ad esempio all’inizio ho preso le possibilità che mi ha offerto la città di Napoli perché l’inizio è stato quello e praticare il breaking, che è una disciplina e che ti fa entrare nella cultura hip Hop, mi ha aiutato ad evadere dalle circostanze e dalle situazioni che la città di Napoli presenta. Napoli non è una brutta città come spesso viene definita, io la apprezzo molto perché mi ha dato tanto sia a livello caratteriale sia a livello di vita. Vivere a Napoli mi ha insegnato moltissimo, mi ha insegnato cosa vuol dire essere in una strada dove imporsi nella società è difficile, trovare la propria realizzazione personale è complicato… sono grato alla città perché è qui che ho intrapreso la mia carriera, tutti mi conoscono da sempre come il Matthew che fa Breakdance, che cerca di superare i suoi limiti portando alla conoscenza del mondo  qualcosa di diverso sulla sua città, cioè facendo cioè conoscere il nome di Napoli per l’arte e per qualcosa di positivo. Mi sento comunque super fortunato a praticare quest’arte e so di essere molto più fortunato di tanti altri miei coetanei che praticano un lavoro che non gli piace e lo fanno solo per una questione economica e per trovare un posto nella società. La mia vita oggi è così grazie alla Breakdance che mi ha
permesso di esprimere al meglio il mio carattere e mi ha dato la possibilità di condividere con sfide persone e varie situazioni il confronto con il pubblico e tutto questo mi riempie di felicità, di gioia.

In che modo la danza ha migliorato e migliora la tua vita? La danza mi ha fatto conoscere da tante persone e sono sempre più grato alla breakdance per questo, molte persone hanno un lavoro ma non sono soddisfatte della propria vita e si aggrappano a quello che trovano per andare avanti e, rispetto a me che ho fatto di una passione il mio lavoro, sono in una situazione più difficile. Io mi pongo sempre degli obiettivi ed è una grandissima soddisfazione arrivare a questi obiettivi per diventare sempre più conosciuto e attivo nel mondo dello spettacolo. Per esempio per me è molto importante ricoprire la parte del gatto nello spettacolo Romeo e Giulietta proprio perché è un ruolo che mi diversifica dall’essere un ballerino qualsiasi, inoltre ho la possibilità di essere rappresentante al meglio, con le mie evoluzioni e i miei passi, di un personaggio molto importante e rilevante nell’opera che è Tebaldo. Il gatto è un po’ come se fosse l’ombra di Tebaldo: io ho la responsabilità di rappresentare anche le sue emozioni. In particolare questo è un personaggio che mi ha dato la possibilità di fare una crescita personale, di imparare a conoscere ancora di più il mio corpo, la mia rabbia, le mie espressioni, la mia capacità di portare in scena la tristezza di quando si perde artisticamente una persona con la morte di Tebaldo. Questo ruolo, questa storia, questo spettacolo mi hanno fatto conoscere anche tante cose di me stesso che non conoscevo. Prima ero molto più centrato sulla breakdance, sui passi che facevo, invece unendo la break, al teatro, alle emozioni e alle scene drammatiche, alle situazioni e all’ambito diverso in cui ti trovi, riscopri anche una parte di te stesso che non hai mai conosciuto, anzi la tiri fuori perché magari esisteva già però non è mai uscita… Facendo uno spettacolo del genere ho scoperto un altro Matthew, un altro personaggio che sta rinchiuso in me. In effetti fare per me il gatto è stato molto significativo, perché mi categorizza come un artista singolo, un professionista che ricopre una parte principale di un importante spettacolo. La danza è per tutti perché è una cosa che permette di esprimere se stessi e di esprimere ciò che senti con la musica e con il ritmo e di far uscire tutto te stesso con i movimenti. La danza è per tutti e dovrebbero farla tutti o comunque tanti perché può essere una valvola di sfogo, un grande aiuto per le persone che non riescono ad esprimere se stessi con le parole, ma possono farlo con i movimenti e con il corpo. Quando dico che la danza è per tutti intendo comunque che è per tutte in base alle proprie capacità perché provandoci chiunque può riuscire a fare delle cose che non si era mai aspettato di fare. La danza dovrebbero praticarla tutti, è per tutti perché è vita, è sfogo, è rappresentare se stessi e tirar fuori tutte le emozioni che si hanno dentro. La breakdance invece ad esempio non è una disciplina che tutti possono fare soprattutto di cui tutti possono farne un lavoro… se ballare è per tutti, fare della danza un’arte e una professione è per chi ha determinate qualità fisiche e capacità

Ti senti solo danzatore o ti attira anche il ruolo del coreografo? Per il momento io sono un danzatore, ma mi diverto anche a coreografare nei miei corsi e negli Stage che svolgo nella mia città e non solo. Mi piace molto creare delle coreografie, essere ispirato da una canzone e cercare di rappresentarla al meglio con i passi che immagino. Mi diverto molto negli Stage. Le lezioni nelle mie scuole o nelle scuole in cui sono invitato, sono occasioni in cui far divertire i ragazzi su una canzone di qualsiasi tipo laddove i movimenti seguono per filo e per segno la musica… è molto divertente insegnare e spiegare alle persone che cercano di seguire quello che io sto immaginando, quello che io sto sentendo, capiscono come mi viene da esprimere la musica ed in particolare mi piace insegnare perché amo vedere le persone che ridono quando faccio delle spiegazioni. Infatti cerco di essere sempre divertente nonostante la breakdance sia una disciplina difficile da svolgere, amo far prendere con divertimento l’apprendimento ai ragazzi, mi piace farli divertire mentre spiego una coreografia.

Credi che la danza sia condivisione? e che i finanziamenti allo spettacolo in Italia funzionano bene? Io provengo da una Crew che si chiama Knef, conosciuti in varie ambiti come negli spettacoli di Alessandro Siani o ad Amici. Sono sempre stati lavori collettivi, di condivisione, di gruppo, in c’erano più persone ed è stato molto bello. Sono sempre stato in questa crew perché l’ho creata io e con il tempo ho imparato a vedere che nel lavoro di gruppo c’è sempre un arricchimento. Nascono tante idee, ti connetti con le persone, crei un feeling fortissimo, ma ovviamente non bisogna trascurare il proprio lato personale perché comunque personalmente devi cercare sempre di migliorarti, infatti nonostante tu faccia parte di una Crew o di una compagnia, devi sempre fare una ricerca personale del tuo stile, della tua evoluzione perché per un ballerino è importante avere tecnica, coordinazione, lavorare bene in gruppo, ma anche essere molto preparati a livello mentale. La crescita di un danzatore non sta solo nella pratica e nella tecnica, ma anche nell’essere ordinato a livello di pensieri, è necessario stare sempre concentrati. In ogni caso agire in Crew vuol dire darsi man forte perché si dipende l’uno dall’altro, questa è una cosa che ti fa crescere anche a livello personale perché capire come lavorare in gruppo fa aumentare la coordinazione, ma anche la creatività per far evolvere sempre la prestazione da portare a termine. Lavorare in gruppo è genuino e affascinante, è una condivisione che ti riempie di emozioni e di esperienze, è bello lavorare con le persone con cui ti trovi bene e con cui stai meglio anche a livello personale. È difficile rispondere alla domanda sui finanziamenti perché io comunque faccio il ballerino e non il produttore. L’Italia è sicuramente una delle terre dell’arte e dello spettacolo, è un paese in cui sono stati creati degli spettacoli unici nel loro genere però purtroppo le occasioni per produrre spettacoli con tutti i tipi di danza non sono ancora presenti. L’Italia ha un grande potenziale, ma non ci sono sempre le possibilità per tutti i ballerini e per tutti gli stili di danza, vorrei che questa situazione si evolvesse e diventasse forte nel nostro paese, spero che migliori l’ambito dello spettacolo in generale perché l’Italia, a livello di artisti, ha da offrire tanto. Faccio un esempio citando quello che avviene in Francia: la breakdance è considerata un lavoro a tutti gli effetti, ci sono delle sovvenzioni statali per dare modo a una persona di riuscire nel proprio sogno, in Italia spero che la situazione si evolva in questa direzione.