Il Museo del giocattolo del l’Università Suor Orsola Benincasa e l’Accademia di Belle Arti, in collaborazione con il Teatro di San Carlo, hanno allestito  il Teatro delle Bambole, percorso museale dedicato alla storia del giocattolo. In mostra nel foyer storico del teatro da domenica 27,  in concomitanza con il debutto del balletto Coppelia nella versione di Roland Petit, l’allestimento  è stato curato dall’ Architetto Lucio Turchetta  e dal Professore Vincenzo Capuano e  ideato su suggerimento di Emanuela Spedaliere, direttore degli Affari istituzionali del san Carlo.  In esposizione sono offerte una varietà di  bambole che vanno dal primo Settecento alla seconda metà del Novecento e che esemplificano, in una collezione tra le più ricche in Europa, l’evoluzione del giocattolo di lusso per eccellenza.  Bambole, bambolotti e pupazzi  rappresentano l’immaginario con il quale gli adulti hanno disegnato e definito il mondo  infantile, e prettamente femminile, negli ultimi secoli. Gli oggetti più recenti sono le bambole- moda delle prime serie di  Barbie e il primo bambolotto gay degli anni Settanta.  Ad accogliere i visitatori, su una poltroncina, la copia della bambola Coppelia che Roland Petit ideò per rendere danzante l’automa protagonista  del suo balletto.

Bambole, automi e pupazzi sono stati spesso protagonisti  nel mondo del balletto e la bambola Coppelia è esemplare di questo rapporto  in cui i movimenti rigidi, staccati e automatici, sono un tema coreografico stimolante per gli artisti  della danza che ha sempre  dato frutti interessanti già nell’Ottocento.  Anche lo Schiaccianoci,  dell’omonimo  capolavoro di Petipa-Tchiaikowsky,  è un bambolotto che intenerisce la piccola Clara e dà origine alle sue fantasie. Nei primi anni del Novecento i Ballet Russes di Diaghilev misero in scena La boutique Fantastique, con le musiche di Ottorino Respighi e la coreografia di Leonide Massine in cui  bambole e soldatini prendono vita per difendere un amore nato nel negozio del giocattolaio.  Ci piace ricordare, nelle molteplici versioni in cui bambole e danza hanno lavorato in sinergia, il capolavoro del 1985, Cendrillon  di Maguy Marin, coreografa francese e forse unica vera discepola donna del grande Maurice Bèjart.  Nella sua poetica e fantastica Cenerentola i ballerini sono infagottati come dei bambolotti e rappresentano la favola muovendosi in maniera un po’ goffa come bambole mosse da invisibili bambini di cui si sentono, tra le note di Prokofiev , solo dei piccoli gemiti e gorgoglii. Suggeriamo ai lettori più giovani di andarne a rivedere qualche brano su youtube!!

 

Roberta Albano