Un amore viscerale per il Teatro San Carlo, un percorso formativo che ha bruciato le tappe, manifestando il suo talento artistico nel segno della creatività più pura. Ogni volta sembra superare se stessa, nella miriade di disegni e bozzetti che realizza per le opere e per i balletti. Giusi Giustino, napoletana, dal 1990 è costumista e direttore della sartoria del Teatro San Carlo ma ha lavorato in giro per l’Italia, dalla Scala di Milano al Carlo Felice di Genova, dalla Fenice di Venezia al Teatro Verdi di Trieste e poi in Germania e Spagna. Una lunga avventura che ancora oggi la emoziona.

Che cosa rappresenta il Teatro San Carlo per lei?

E’ come una famiglia, lo frequento da trentacinque anni, molti ballerini ora adulti li conosco da quando erano bambini. Per anni ho conservato gelosamente tutti i bozzetti e i costumi degli spettacoli, firmati da grandi professionisti e il materiale che abbiamo è di un valore enorme. Penso ai disegni originali di Erté, ai bozzetti di Cesare Maria Cristini, a quelli di Ingrid Bergman e Isabella Rossellini, e poi Carla Fracci, Vladimir Vassiliev ed Ekaterina Maximova, solo per citarne alcuni. Al Teatro San Carlo ho imparato tutto, si ha a che fare con tante persone, con gli ospiti stranieri che vengono invitati, si accumula tanta esperienza. Io vivo in teatro più che lavorarci, ci passo più tempo che a casa mia. Ho lavorato in oltre duecento spettacoli tra prosa, lirica e balletto e ogni volta che mi chiamano altri teatri non vogliono più mandarmi via, ho sviluppato una grande capacità nell’affrontare i problemi.

Quali sono le difficoltà nel vestire un danzatore?

Nessuna in particolare, ho imparato ad assecondare le loro richieste: ascoltare i consigli che ti vengono dati è importante, i costumi li fanno i ballerini, nel realizzarli devo aiutarli, non creare degli impedimenti.

Lei ha conosciuti tanti artisti, qual è il danzatore che l’ha emozionata di più?

Vladimir Vassiliev. Anjuta è stato il primo balletto per il quale ho lavorato e c’era un’atmosfera magica che un po’ si è persa. E poi Carla Fracci e Rudolf Nureyev.

Lei ha creato i costumi per i balletti Pinocchio, Il Guarracino, La favola di Biancaneve, Peter Pan, Babar, grandi successi della Scuola di Ballo, creati da Anna Razzi. Via libera alla fantasia?

Ho lavorato insieme ad Emanuele Luzzati, una persona straordinaria, a ottant’anni aveva ancora lo spirito del gioco, una cosa molto rara per la sua età. I bambini fanno meno storie dei grandi, creano meno problemi anche se da parte mia devo stare attenta ad agevolarli nei movimenti, proprio perché hanno meno esperienza.

Che cos’è la creatività?

E’ tutto quello che riesci a mettere in ciò che fai, è la tua fantasia, è creare qualcosa che non c’è. Ecco perché il lavoro finito dà una bella soddisfazione, in fase di elaborazione si aggiungono di volta in volta gli elementi giusti. Uno spettacolo è bello quando c’è armonia tra scene, costumi, interpreti.

Venticinque anni di lavoro al Teatro San Carlo sono una bella tappa, dove vuole arrivare Giusi Giustino?

Sono già stata tanto fortunata. Da piccola volevo fare la costumista, anche se dovessi fermarmi dove sono ho realizzato il mio sogno. Sono sempre stata molto tenace, ho lavorato tanto per ottenere dei risultati.

Tre aggettivi che la definiscono?

Solare, per definire uno stato di contentezza che riflette la mia vita; curiosa, perché sono sempre alla ricerca di qualcosa che non c’è; buona, nel cercare sempre una giustificazione alle cose che non vanno anche se con me stessa sono molto esigente.

Elisabetta Testa