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Gilberto Santini: “Mi sento in convalescenza, ma sono fiducioso”

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Gilberto Santini è attualmente il direttore dell’Associazione Marchigiana Attività Teatrali (A.M.A.T); divenuto tale nel novembre 2006 dopo 10 anni di proficua consulenza artistica. Andando ancor più dietro nel tempo, ci si accorge di trovarsi di fronte ad un profilo polivalente, di grande caratura. Ideatore e curatore di numerosi progetti artistici, esperienze di docenza e coordinamento di progetti internazionali, in dialogo costante con altre nazioni. Gilberto Santini è una persona che di cose ne ha viste nel tempo e l’Inchiesta Covid-19/Si cambia danza non può non arricchirsi del suo pensiero e della sua esperienza.

Produrre ad hoc: le potenzialità del digitale

Le prime riflessioni di Gilberto Santini sono state sulla pandemia, questo tempo sospeso da oltre un anno, i teatri chiusi e un comparto in estrema sofferenza che ha dovuto reinventarsi faticosamente.

“Abbiamo dovuto adoperare strategie per mantenere attiva la comunicazione tra artisti e spettatori, ricorrendo da marzo 2020 ai teatri virtuali. Un ricorso spasmodico alla tecnologia che ha dovuto caricarsi interamente dell’onere di dare continuità alla fruizione artistica”.

Lo strumento digitale è per Gilberto Santini uno “strumento di prossimità” che non ha costretto alla rimodulazione di ciò che era in essere prima, ma che “ci ha permesso di creare prodotti ad hoc per questo nuovo modo di stare vicini al pubblico”. Infatti, il direttore sottolinea come “il rapporto dal vivo con il pubblico è insostituibile, ma con lo streaming almeno non è assente”.

Dunque è importante accogliere il cambiamento, cogliere le potenzialità?

“Il digitale ci ha costretti a cambiare la visione della corporeità, così come le modalità di fruizione dello spettacolo. Questo ha permesso agli artisti di aggiungere al proprio arco nuove frecce in vista della ripresa. La speranza è che non perdano questa abilità, considerandone le potenzialità”.

Lo spettacolo dal vivo dopo la pandemia

Santini secondo lei il pubblico tornerà facilmente a teatro?

La lontananza è come il vento, spegne i fuochi piccoli e accende quelli grandi” cantava Domenico Modugno. Ma io sono fiducioso. Il pubblico ha radicalizzato il suo amore per il teatro ma comunque dovremo recuperare quello nuovo che stavamo conquistando prima delle chiusure”.

Sopravviverà lo spettacolo dal vivo?

“Siamo tutti convalescenti e dobbiamo trattarci come tali, ma non ho alcun dubbio sulla sopravvivenza dello spettacolo dal vivo. Lo spettacolo dal vivo è una necessità: è uno spazio fatto di tempi e modi di riflessione che la vita reale non offre”.

Si dice che una crisi è sempre allo stesso tempo un pericolo e un’opportunità. Quali sono i pericoli e le opportunità di questa crisi?

“Lo stop del comparto produttivo è un pericolo grande. Sono troppi nel settore a non lavorare da lungo tempo e si rischia una contrazione delle competenze delle maestranze, anche e soprattutto quelle più piccole. Lì conteremo le maggiori ‘vittime’. L’opportunità è una vigorosa spinta verso l’essenzialità che ci deve permettere di immaginare modi di fruizione teatrale più semplici e forme di mercato del lavoro più permeabili per i giovani artisti; oltre che impegnarci alla creazione e alla formazione di un pubblico giovane, nel senso di curioso e vitale”.

Se improvvisamente avesse il potere di risolvere i problemi del mondo della danza, cosa farebbe per prima cosa?

“Agirei su due livelli: sostegno alla diffusione della danza, soprattutto economico anche nei territori minori; investimento sui giovani artisti e sulla loro mobilità. In generale, penso che per migliorare, in futuro, ognuno debba fare la sua parte. Gli artisti devono leggere le necessità e creare con più senso, gli operatori devono programmare talvolta con più coraggio. Infine, il pubblico deve aprirsi e godere dell’esperienza. Ognuno deve fare un passo avanti. Ecco che così potremmo rendere l’Italia una vera e propria fucina di danza”.

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Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.