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Gabriella Furlan: “L’artista non può vivere senza l’applauso”

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Gabriella Furlan Malvezzi

Gabriella Furlan Malvezzi è Direttrice artistica del Festival Internazionale di Danza ‘Lasciateci sognare’ Padova giunto alla 18esima edizione organizzato da La Sfera Danza e direttrice artistica di ‘Padova Danza Project’ Corso di Perfezionamento Professionale riconosciuti entrambi dal MIC | Direzione Generale Spettacolo dal Vivo.

Ma è anche operatrice culturale, insegnante di danza e coreografa, conferita da numerosi premi e riconoscimenti, con un’ampia esperienza che spazia da direzioni artistiche a consulenze in ambito nazionale e internazionale.

A lei abbiamo rivolto alcune domande nell’ambito della nostra inchiesta Covid-19/ Si cambia danza.

Cara Gabriella, durante la chiusura dei teatri gli artisti hanno cercato nuove modalità di contatto con il pubblico attraverso l’uso delle tecnologie e delle piattaforme streaming. Lei personalmente ha usato le piattaforme streaming?

“Assolutamente sì. E’ stata una necessità per continuare a tenere vivo il contatto con gli artisti e con il pubblico. Non ho però proposto spettacoli interi, ma soltanto degli estratti, nella speranza che presto i teatri avrebbero riaperto. Ho usato zoom per concentrarmi soprattutto sull’aspetto culturale e teorico ed è stato molto interessante, perché sono riuscita ad intercettare personalità del mondo della danza che avrei faticato a coinvolgere in presenza, raggiungendo anche un pubblico molto giovane, con il quale abbiamo approfondito tematiche e aspetti della danza non sempre presi in considerazione”.

Secondo lei l’utilizzo delle piattaforme streaming determina nuove condizioni artistiche?

“Assolutamente sì perché non si può trasferire di pari passo, in video, quello che si fa dal vivo in sala o in teatro. E’ tutto un altro percorso che può essere comunque stimolante e interessante, ma personalmente ritengo che lo spettacolo, di danza, teatro o musica, debba essere fatto dal vivo. In questi mesi ho visto dei video di danza molto accattivanti, altri meno, altri ancora mi hanno delusa perchè, secondo me, il video non rendeva giustizia all’opera. Ma può accadere anche il contrario e cioè che un’opera realizzata per lo streaming migliori. Comunque è mancata la magia del pubblico”.

L’artista non può vivere senza l’emozione dell’applauso

Secondo lei, l’assenza di pubblico dal vivo cambia la danza?

“Non avere l’emozione dell’applauso è molto avvilente per un artista. Noi abbiamo partecipato ad una interessante e prestigiosa opportunità qui al Teatro Verdi. I nostri corsisti hanno danzato ne La vedova allegra organizzata dal Teatro Stabile del Veneto. Una produzione bellissima con costumi e scenografie straordinari, la regia di Paolo Giani e Stefano Poda e la direzione d’orchestra di Alvise Casellati. Naturalmente in quel periodo non poteva esserci pubblico e lo spettacolo è stato ripreso in streaming. Durante la diretta ero dietro le quinte ed è stato per me molto triste sentire il silenzio della platea alla fine di ogni aria. Senza il pubblico in sala si perdono tante emozioni. Si perde la magia del teatro. Siamo abituati a vedere lo spettacolo seduti in poltrona, nella massima concentrazione e con l’atmosfera giusta. Guardare uno spettacolo in video è molto più complicato. La distrazione è sempre in agguato. Credo comunque, che ora sia ancora utile tenere in vita la doppia modalità: spettacolo dal vivo e spettacolo in streaming. Per non perdere pubblico e per intercettarne di nuovo”.

Verso nuove visioni

In streaming la corporeità si perde o assume nuovi significati?

“Sono del parere che assume nuovi significati. Bisogna essere comunque bravi nel farlo. In video l’artista in qualche modo deve rivedere il movimento e la sua gestualità, ma anche chi lo riprende. Per esempio, la telecamera fissa potrebbe anche uccidere, far morire l’opera, eliminare le possibilità emotive. Al contrario, un video dinamico, con una ripresa ben fatta, può valorizzare l’opera e dare la giusta importanza a quello che si sta vedendo”.

Quanto queste nuove modalità permettono di sperimentare e ottenere risultati artistici innovativi, secondo lei?

“Sono nuove strade e nuove prospettive. Ripeto può essere un percorso parallelo, dobbiamo fare attenzione però che questo non prenda assolutamente il posto dello spettacolo dal vivo”.

La pandemia non ha fermato la creatività ma forse ha cambiato il processo creativo. Crede che questa esperienza stia cambiando il suo modo di fare arte?

“Non so ancora dire se purtroppo o se per fortuna, ma assolutamente sì! Ci troviamo, comunque, ancora in un periodo di incertezza, nonostante i vaccini. Dobbiamo convivere con il virus e andare avanti. Il nostro mondo, con la pandemia ha mostrato tutte le sue fragilità”.

La ripresa

Quali eventi ha potuto realizzare dal vivo ultimamente?

“Ho messo in scena alcuni degli spettacoli che, causa pandemia, erano rimasti congelati. All’ aperto è stato molto più facile e abbiamo trovato strutture accoglienti e ben organizzate”

Quanto pubblico avete avuto negli spettacoli di questa estate?

“Teatri molto spesso in sold out, anche se con capienza contingentata”.

Dal punto di vista creativo, crede che la pandemia le abbia fatto scoprire qualcosa che potrà continuare ad utilizzare anche a pandemia finita?

“Credo che potrà esserci una continuità nelle modalità di contatto on line, per gli incontri teorici magari. Fino ad ora abbiamo realizzato fortunate conferenze ospitando direttori di compagnie e di festival quali Gigi Cristoforetti, Anna Cremonini e Roberto Casarotto. Dal punto di vista della creazione e della formazione ho invece molte perplessità sull’utilizzo della modalità on line”.

Cosa ne pensa della DAD?

“Non credo nelle lezioni di pratica on-line. Durante la zona rossa sono state utili per continuare a mantenere un contatto con l’allievo, ma non può essere una modalità prolungata nel tempo. Lavorando con molti coreografi, ho invece trovato utile la piattaforma per visionare i lavori”.

Le piattaforme streaming e i canali TV hanno modelli economici molto diversi da quelli dello spettacolo dal vivo. Secondo lei che tipo di ritorno economico possono dare?

“Parlare di ritorno economico nel nostro mondo mi affligge. Da tempo la mia battaglia è anche contro tutto quello che è commercio della danza. Oggi assistiamo ad un proliferare di concorsi e di pseudo compagnie così come pure a numerosi festival che non sono altro che finali di concorsi. Tutto questo stravolge il mondo della danza con informazioni completamente sbagliate che disorientano il pubblico e gli allievi. Il commercio della danza andrebbe a mio avviso ridimensionato. Oggi il sistema della danza e la politica dovrebbero lavorare per creare opportunità da offrire ai danzatori che ambiscono a diventare professionisti. E invece molti ragazzi non hanno prospettive”.

Secondo lei i canali tematici importanti come Sky Arte, Rai 5 o Sky HD potrebbero sostenere lo spettacolo dal vivo anche dopo la pandemia?

“Dovrebbero! Organizzo da tempo il premio nazionale Sfera d’oro per la Danza, un gala di eccellenze, di “stellati” della danza. Nella scorsa edizione sono arrivati da noi gli operatori di RAI Play che ci hanno inserito nelle puntate dedicate alla danza. Hanno realizzato un video in cui riprendevano alcuni nostri ospiti del Teatro alla Scala come Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko e Gioacchino Starace. La troupe ha dato visibilità anche alla nostra città, Padova. Siamo stati molto felici e onorati di essere stati inseriti in questa serie televisiva. Una puntata di circa venti minuti tutta dedicata al nostro premio”.

Quando la pandemia finirà, continuerà ad usare alcuni strumenti ai quali è stata costretta a ricorrere durante la pandemia?

“Sinceramente, pensare al mondo della danza stando in uno studio davanti ad un computer non mi entusiasma. Mi rifiuto, e anzi voglio impegnarmi in attività che favoriscano il ritorno del pubblico nelle sale. Soprattutto un pubblico giovane e di famiglie”.

Secondo lei come cambieranno i rapporti fra la performance dal vivo e le forme di riproduzione distribuzione che oggi si stanno progettando e sperimentando?

“La mia idea è che dobbiamo concentrarci sulla formazione e sul lavoro. Senza aiuti è difficile sostenere spettacoli di danza, sia in teatro che in spazi alternativi. Sarà fondamentale incrementare il nostro settore con più festival, più rassegne che costituiscano più occasioni di lavoro. In tal modo i giovani si avvicineranno al professionismo altrimenti la loro passione rimarrà nell’ambito amatoriale”.

L’impegno per recuperare il pubblico

Questa lunga emergenza ha cambiato il rapporto con il pubblico?

“Il pubblico l’abbiamo un po’ perso. Durante la chiusura abbiamo postato su YouTube frammenti di video dei nostri spettacoli con l’intento di mantenere vivo un legame. Ora abbiamo bisogno di applausi gratificanti. L’applauso è il momento più bello per l’artista. Ma anche per il pubblico. E’ un modo di mettersi in contatto. Spetterà a noi operatori riconquistare l’attenzione del pubblico per lo spettacolo dal vivo”.

Quali saranno le tracce di questa lunga separazione dalle sale teatrali?

“C’è ancora tanta paura e incertezza.  Bisognerà fare in modo che il pubblico ritrovi quel piacere di tornare a teatro senza timori. Anche per gli artisti è necessario ritrovare il piacere di esibirsi senza dover pensare al problema se toccarsi o meno, se avvicinarsi di più o rimanere distanti, se essere vaccinato o no, se avere il green pass o non averlo. Tutto questo compromette ancora l’originale spensieratezza. Il mio parere è che bisogna reagire a questi cambiamenti radicali, non farci soffocare, non farci affondare da essi. Sempre rispettando le dovute norme per la sicurezza della nostra salute”.

Lo spettacolo dal vivo è indispensabile alla vita sociale?

“Assolutamente sì. Per gli artisti è un modo di esprimersi attraverso il linguaggio del corpo. Per quanto riguarda il pubblico, stimola le riflessioni, e sollecita la sfera affettiva ed emozionale. Non possiamo annullare tutto questo perché è importante per la crescita umana. L’arte della danza, la creazione e la sperimentazione, sono un bene necessario alla salute pubblica, indispensabile al mantenimento del benessere spirituale e intellettuale in una società civile”.

La dispersione degli allievi e le risorse sul territorio

Quali sono i pericoli e le opportunità di questa crisi?

“Questa crisi ha fatto tanti danni. Persone senza lavoro, danzatori che hanno dovuto cambiare modo di vivere, allievi persi per strada. Gli sport all’aria aperta hanno sostituito la danza nelle scuole e si capisce benissimo il motivo ma non avrei pensato mai che il tennis sarebbe potuto diventare un’alternativa alla danza. Non riesco a parlare di opportunità di fronte a tutto questo”.

Parliamo adesso della distribuzione territoriale delle risorse che hanno una parte decisiva nella vita artistica. Ritiene che la sua regione sia adeguatamente sostenuta dalle risorse pubbliche, nazionali e locali?

“La Regione Veneto investe abbastanza nell’arte. D’altronde abbiamo il Teatro La Fenice, l’Arena di Verona, la Biennale danza, il Teatro stabile del Veneto, il circuito ArteVEN, Opera Estate Festival di Bassano e altri… Personalmente sono decisamente a favore delle associazioni che spesso lavorano in regime di volontariato e rendono fattibili spettacoli anche con i pochi fondi ricevuti. Tutto dovrebbe essere a vantaggio degli artisti, in particolare in questo momento storico”.

Il sistema dello spettacolo dal vivo, in particolare il settore danza, sembra poco conosciuto al pubblico, ai media ma soprattutto ai decisori politici. Cosa pensa si potrebbe fare a riguardo?

“I decisori politici dovrebbero sentire l’esigenza di avere consulenti esperti. Fino ad ora mi è sembrato di capire che le nostre problematiche siano state seguite da persone che non hanno mai vissuto nel mondo dello spettacolo dal vivo”.

Programmazione e formazione

Parliamo del poco spazio che viene dedicato alla danza nei cartelloni dei teatri nazionali.

“Le programmazioni spettano ai direttori artistici e sono pochissimi quelli che amano e conoscono la danza. Sarebbe ora che il Ministero intervenisse su questo rendendo obbligatorio l’inserimento della danza nei cartelloni”.

Che cosa ne pensa del fatto che in Italia abbiamo una sola Accademia Nazionale di Danza?  

“Sarebbe ora di cambiare anche questa situazione. Più Accademie sul territorio potrebbero soltanto far bene alla formazione, soprattutto se si differenziassero nell’offerta”.

Un criterio ambito

Se avesse per un giorno il potere di migliorare un aspetto del mondo della danza italiano. Che cosa farebbe?

“Lavorerei per rendere obbligatorio il criterio della meritocrazia”.

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Giornalista e critica di danza, danzatrice, coreografa, docente di materie pratiche e teoriche della danza, docente di Lettere e Discipline Audiovisive. Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo e specializzata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Dal 1990 è direttore artistico e insegnante del Centro Studi Danza Ceccano e curatrice del ”Premio Ceccano Danza". E’ inoltre direttrice e coreografa della CREATIVE Contemporary Dance Company.