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Fredy Franzutti: “Come coreografo la mia creatività è paralizzata. Non stiamo vivendo una crisi, ma una guerra”

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Fredy Franzutti è tra i coreografi più importanti del panorama italiano attivo anche all’ estero. Apprezzato sin dall’inizio dal grande pubblico, Franzutti è dal 1995 instancabile autore di balletti e opere per la sua compagnia Balletto del Sud, realtà nazionale, eletta a ballet classique d’ autore. Grazie alla sua genialità il coreografo, indiscusso remaker del balletto in Italia, negli anni ha dato vita ad una quarantina di produzioni, grandi titoli della tradizione classica e non solo. Allestimenti che hanno visto spesso la partecipazione di étoiles ospiti come Carla Fracci, Lindsay Kemp, Luciana Savignano, Alessandro Molin, Xiomara Reyes, Letizia Giuliani. Molteplici tournèe, in Italia e all’estero, in importanti teatri e festival per un totale di circa 104 spettacoli ogni anno. Una forte tecnica classica e un fresco talento interpretativo contraddistinguono l’organico stabile dei suoi giovani danzatori; ad esso si aggiungono costumisti, scenografi e altri artisti dello spettacolo, insomma una vera forza propulsiva per la danza italiana che in questi giorni vive, come il resto della nostra nazione, la crisi epidemica. Abbiamo raggiunto telefonicamente Fredy Franzutti per un’intervista.

In questo momento di emergenza epidemica quali sono le priorità per un coreografo come lei?

Le priorità sono le stesse dell’uomo sociale corretto: rispettare le regole, tenersi informato sui decreti, condurre una vita sana con una giusta alimentazione, credere in una società civile. Poi, secondo le veloci mutevolezze del momento, cambiano velocemente anche gli atteggiamenti e le priorità. Il coreografo, per ora, non ha esigenze specifiche diverse dagli altri, vive la sofferenza dell’isolamento, è destabilizzato dall’assenza della produttività creativa, non ha parametri concreti per progettare un futuro possibile lavorativo. Ma credo che sia una condizione condivisa, che non riguarda soltanto il nostro lavoro.

Come sta vivendo questa crisi la Compagnia del Balletto del Sud?

Non credo ci siano scelte: l’attività è sospesa, le prove interrotte dalla seconda settimana di marzo, gli spettacoli rimandati a data da destinarsi. Non la definisco una crisi. Perché le crisi le abbiamo già affrontate e molte vinte. Questo è un periodo di guerra, quindi è oltre la volontà o la capacità.

L’emergenza Covid-19 ha paralizzato ogni settore nel nostro paese, quali saranno secondo lei le ripercussioni nel prossimo e lontano futuro sul mondo dello spettacolo dal vivo?

Potrebbe svelarsi un nuovo futuro dove tutto sarà diverso. Magari lo spettacolo, come lo conosciamo, non sarà più così. Dobbiamo essere pronti ad eventuali nuovi parametri gestionali e organizzativi. Ma forse la fanta-etica sta correndo un po’ troppo e possiamo anche sperare in un nostalgico ritorno alla normalità.

Che tipo di strategia pensa di mettere in atto per ripartire quando tutto questo sarà finito?

I piani strategici non possono essere condivisi in un’intervista, sicuramente sarà difficile, ma si troverà il modo. Il problema non è il come, ma il quando. Gli interrogativi sul futuro sono legati principalmente ai tempi. Se tutto finisce per maggio-giugno siamo ancora in tempo per organizzare qualcosa in estate, magari solo a carattere locale nel nostro meraviglioso Salento, se invece riprenderemo dopo l’estate realizzeremo direttamente la stagione invernale e lavoreremo alle tournée già fissate. 

Questa pausa potrebbe rivelarsi un momento creativo?

L’ epidemia ha interrotto la stagione di danza all’ Apollo di Lecce, avevamo due appuntanti al mese, inoltre le due tournées previste in Sardegna e in Campania sono saltate, questo per dire che ero in piena attività e non lavoravo quindi a nuove coreografie. No, per me questo non è assolutamente un momento creativo, la mia creatività è avvilita.  Penso che un coreografo non colga l’ispirazione dai momenti più tragici, come ad esempio può accadere per un pittore o un musicista che creano o compongono anche nei momenti di rabbia e di sconforto. Questi momenti vanificano la nostra creatività potenziata spesso anche dal calendario delle programmazioni.

Fabiola Pasqualitto

Inchiesta Covid-19/si cambia danza

Puglia

Balletto del Sud

Compagnia/Lecce

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