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Francesco Bax: “I danzatori free lance non si sentono mai abbastanza tutelati, men che meno in questa emergenza”

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Francesco Bax, 26 anni, è un giovane danzatore originario di Massafra, in provincia di Taranto, dove nel 2001 ha iniziato gli studi di danza presso la Russian Ballet di Milena Di Nardo, concludendo poi la formazione in Toscana. Nel 2013 ha ricevuto il Premio Roma Danza come Miglior Danzatore e ottenuto la residenza artistica presso ImPulsTanz- Vienna International Dance Festival. La grande occasione, però, gli si presenta nel 2017 quando viene scelto insieme con altri sei danzatori professionisti dalla Biennale di Venezia quell’anno diretta da Marie Chouinard. Sempre nel 2017 vince il bando My lesson my body presso la scuola  Movimento Danza di Napoli, diretta da  Gabriella Stazio, avendo così la possibilità di tenere un laboratorio contemporaneo. Danza in produzioni importanti quali Carmen per la Roma City Ballet Company, compagnia italiana diretta da Luciano Cannito, e con il corpo di ballo de La Notte della Taranta presso il Museo Castromediano di Lecce dinanzi all’opera di Pino Pascali “Cinque bachi da setola più un bozzolo”. Attualmente collabora con la compagnia Petranuradanza e fa parte del cast di Notre Dame de Paris.

Il coronavirus ha purtroppo paralizzato ogni settore: che ripercussioni prevede ci saranno nel mondo della danza?

Sicuramente, quando tutto questo sarà finito, avremo tutti voglia di tornare nei teatri e nelle scuole di danza. Al contempo però, credo che questa situazione porterà paura anche dopo, magari si avrà ancora timore di uscire di casa; temo che il ritorno alla normalità sarà molto lento, non basterà una sola settimana per tornare a fare le stesse cose di prima. In questi giorni, però, stiamo dimostrando di essere un popolo forte, quindi ne usciremo nei migliori dei modi, non dobbiamo abbandonare la speranza. Io personalmente vivo alla giornata e dalla mia esperienza ho imparato che bisogna sempre essere positivi. Quello di cui sono certo è che abbiamo tanta voglia di ritornare a farci vedere.

Ha già dei progetti per ricominciare a danzare appena sarà passata l’emergenza sanitaria?

Prima dell’emergenza ero in tournée con Notre Dame de Paris, tanto è vero che abbiamo terminato con Livorno a fine febbraio e dovevamo partire poi per Eboli, ma il giorno prima della partenza è stato varato il decreto ed hanno bloccato la tournée. Lavoro, poi, da due anni con una compagnia siciliana, ed anche con loro dovevamo riprendere la tournée proprio in questo mese di marzo: per ora è stato tutto annullato. Con Notre Dame la tournée ricomincerà a luglio; mentre con la compagnia siciliana dovrei avere uno spettacolo a maggio ed anche a giugno, poi a seguire anche settembre, ottobre. Chiaramente bisogna vedere come evolverà la situazione. Intanto sto sfruttando il tempo libero per rivedere delle storie scritte precedentemente, per correggerle da un punto di vista drammaturgico ed artistico.

Lei, come molti danzatori si sta allenando in casa? Ritiene in questo modo di poter riprendere l’attività in tempi brevi una volta terminata l’emergenza?

Mi sto allenando tutti i giorni, sto cercando di fare anche la sbarra di classico e poi gradualmente arrivare al centro, però il pavimento di casa è liscio e abbastanza duro. Bisogna avere molto coraggio e forza soprattutto perché, se parliamo di un contesto più classico, il pavimento fa tanto e quindi per mantenere le posizioni devi ben usare i muscoli. Ma, nonostante l’allenamento giornaliero sia essenziale per un danzatore, ci vorrà almeno un mese di lezioni quando tutto questo sarà finito per tornare veramente in forma. Bisognerà tornare a respirare tutti insieme, perché la danza è anche questo, stare insieme. Sicuramente allenarsi tutti i giorni fa bene, però farà altrettanto bene ritornare in sala.

Pensa che il Decreto Cura Italia sia in grado di tutelare in maniera soddisfacente anche i danzatori freelance?

Si dice che dovremmo ricevere anche noi un bonus di 600 euro. Ma non so quanto questo possa aiutare chi non ha uno stipendio fisso. Ho paura che questo decreto sia stato scritto un po’ di fretta pensando soprattutto ad alcune categorie. Spero quindi lo possano rivedere e correggere.

In questo periodo difficile, secondo lei che peso ha l’assenza di una normativa che regolamenti il settore danza?

Ha un peso enorme: noi danzatori, ma in generale tutti gli artisti dello spettacolo a 360 gradi, da sempre non siamo abbastanza salvaguardati. Siamo sempre un po’ l’ultima ruota del carro. I nostri problemi vengono sempre affrontati per ultimi. Diciamo la verità chi non ha un contratto stabile nel nostro mondo deve affrontare mille difficoltà.

Io in questo momento mi reputo fortunato e anche un privilegiato. Sono in contratto per lo spettacolo di “Notre Dame” che, come ho detto prima, sarà sicuramente ripreso appena cesserà l’emergenza sanitaria. Ma quanti sono com me?

Si teme che, quando riapriranno i teatri, il pubblico, ancora spaventato dal pericolo del contagio, non tornerà così facilmente a riempire le sale. Condivide questo timore?

La paura c’è, credo che il pubblico non tornerà così facilmente ad affollare le sale perché, si sa, la paura resta, la paura segna. Poi, per fortuna siamo tutti differenti e ognuno reagisce a modo suo, però la paura è abbastanza complicata da gestire.

Vuole lasciare un messaggio ai danzatori più giovani?

Nonostante questo periodo difficile dobbiamo sempre porci degli obiettivi: ciò che può aiutare molto in questi giorni è crearsi un programma quotidiano e raggiungere questi obiettivi anche nel nostro piccolo. È bene anche fermarsi: la vita frenetica a cui siamo abituati è stata messa in pausa e questo ci dà modo di capire noi stessi, analizzare le nostre scelte, comprendere ciò che veramente desideriamo. Poi allenarsi tutti giorni, come dicevo prima, è fondamentale e lo è anche non lasciarsi demoralizzare dal fatto che nelle proprie case non ci siano tutti i comfort per danzare. Io personalmente ho mosso i miei primi passi nel salone di casa e mi è stato di grande aiuto perché danzare in un ambiente piccolo ha accresciuto la mia voglia di spazi sempre più grandi. E i “NO”e le porte in faccia fanno crescere tanto, sono la cosa più bella che ho avuto nella mia vita.

Mariavittoria Veneruso

Inchiesta Covid-19/si cambia danza

Puglia

Artista

Taranto

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Mariavittoria Veneruso
Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.