Fanny Cerrito è la ballerina napoletana che acquistò una fama internazionale nella danza romantica dell’Ottocento ed è ancora oggi ricordata tra le grandi dive del balletto.

Gli inizi di una favolosa carriera

Nacque nel 1817 dal padre ufficiale dell’esercito borbonico e dalla madre Marianna d’Alife che le misero l’esteso nome di Francesca Teresa Giuseppa Raffaella.
Iniziò gli studi con Filippo Izzo, ballerino e coreografo della compagnia di ballo del Teatro di San Carlo, in cui debuttò nel 1832, continuando a perfezionarsi con Salvatore Taglioni.
Ben presto la sua bellezza, la vivacità della sua danza, le fecero conquistare i grandi teatri internazionali debuttando a Milano, Vienna, Parigi e Londra.
Il nome Fanny le fu attribuito dal pubblico viennese nel 1836 per una sorta di competizione con la beniamina austriaca, Fanny Elssler che proprio al San Carlo, nel 1825 a soli quindici anni, era andata a perfezionarsi insieme alle due sorelle Thérèse e Anna.

Fanny Cerrito a Milano

Tra il 1838 e il 1840 la Cerrito fu ingaggiata come prima ballerina al Teatro alla Scala di Milano ed ebbe così l’occasione di studiare anche con Carlo Blasis.
Attirò l’ammirazione di nobili e intellettuali tra cui lo scrittore francese Alfred de Musset che la inserì in un suo poema e contribuì a creare il partito il partito dei “cerritisti” che apprezzavano la sensualità mediterranea di Fanny, contro quello dei “taglionisti”, sostenitori dell’algida ed eterea Maria Taglioni, figlia del coreografo Filippo e di una svedese.

Fanny Cerrito a Londra

L’apoteosi della sua carriera è a Londra, allo Her Majesty’s Theatre, dove danzerà in presenza della Regina Vittoria, anticipando di quasi un secolo l’altra napoletana, Ambra Vallo, che ha danzato per la Principessa Diana.
Il suo grande successo è Alma, ou La Fille du Feu, creato per lei da Jules Perrot nel 1842 in cui diede prova della sua tecnica brillante e del suo temperamento vivace interpretando il Pas de fascination con cui ammaliava i personaggi maschili del balletto e il pubblico in sala.
Nel successivo Ondine Fanny iniziò a partecipare anche alla coreografia dei suoi brani e infatti firmò il balletto con Perrot. In questo caso si esibì in un ruolo più etereo, restando memorabile in un altro brano, il Pas de l’Ombre.
A Londra il pubblico ebbe l’opportunità di mettere a confronto le due Fanny, Cerrito ed Elssler, in un Pas de deux creato sempre da Perrot e voluto dalla stessa regina Vittoria che volle vedere ballare le due star insieme.
Dopo lunghe problematiche di tipo organizzativo, nel 1845 va in scena il famoso Pas de Quatre in cui Perrot, con grande lavoro diplomatico, riuscì a far danzare insieme le principali stelle del momento, Maria Taglioni, Carlotta Grisi, Fanny Cerrito e Lucille Grahan, prima interprete della Sylphide di Bournonville, che sostituì la Elssler che si era rifiutata di partecipare.
Nel suo assolo, costruito su un breve ma veloce valzer, Cerrito ebbe ancora una volta l’occasione di mostrare la vivacità della sua danza. Quello che è considerato il primo balletto senza trama dell’Ottocento, ebbe un successo enorme e spinse a creare spettacoli in cui più ballerine fossero messe a confronto.
Ecco allora che Le jugement de Paris di Saint-Léon, che riunisce la Taglioni, Fanny e la Grahan; nel 1847 ne Les eléments, in cui la Cerrito danza con Carolina Rosati e la Grisi; nel 1848, infine, nelle Les quatre saisons, danzerà con la Grisi, la Rosati e la Taglioni

Litografia di Fanny Cerrito in “Esmeralda”, Londra, 1844 (da wikimedia.org)

Fanny Cerrito a Parigi

Sull’onda di tali successi arriva il momento del debutto all’Opéra di Parigi insieme al suo compagno, il coreografo Arthur Saint-Léon, che creerà per lei La Fille de marbre. Il balletto non fu molto apprezzato da Théophile Gautier, l’autore del libretto di Giselle, che lo definì “un contenitore per la danza e i divertissements”, ma fu l’occasione per esaltare la Cerrito definita “una libellula sotto un raggio di sole”.
Nella recensione a Pâquerette, balletto del 1851, per cui lo scrittore aveva composto un non molto apprezzato libretto, Gautier stesso, criticando la propria opera, disse che la Cerrito era “una donna seducente, i cui piedi fanno fremere la terra di angosce amorose, che suscita un culto fervente e appassionato”. La sua ammirazione per Fanny si concretizza in un’importante collaborazione nella realizzazione del balletto Gemma in cui lui sarà autore del libretto e lei delle coreografie.
Cerrito è una delle rare coreografe donne dell’Ottocento che si possono annoverare, e che sono state ripetutamente ignorate dagli studiosi, ad iniziare da Giovanna Campilli, che creò due balletti al Teatro del Fondo di Napoli (oggi Teatro Mercadante) nel 1816, Ippolita, Regina delle Amazzoni, e poi nel 1827, Venere Benefica. Altra coreografa fu Thérèse Elssler che nel 1838 aveva creato, per sé e la sorella, La Volière.
Gemma era ambientato in Italia e vedeva come protagonisti una giovane e bella eroina, un mago dotato di un potente fluido magnetico e un giovane ed onesto innamorato della fanciulla, un triangolo che anticipa di qualche anno quello di Coppelia, ultimo celebre balletto di Saint-Léon del 1870.
Cerrito come coreografa venne apprezzata per le sue capacità di valorizzare al meglio le doti dei colleghi. Non mancarono, però, obiezioni espresse su «La Patrie», del fatto che una donna “carina, adorabile e adorata”, volesse cimentarsi in un’attività che era una prerogativa maschile!
Il suo temperamento focoso andava oltre le convenzioni dell’epoca. Altri successi furono La Vivandière, su musiche di Pugni e coreografie di Saint-Léon, andato in scena a Londra nel 1844, Le violon du Diable, del 1849, e l’ultimo balletto creato per lei dal marito, prima della definitiva separazione, Stella, balletto ambientato a Napoli con cui Saint-Léon le volle rendere un ultimo omaggio.
Una delle ultime apparizioni di Fanny Cerrito fu in La Muette di Portici di Daniel Auber nel ruolo mimico di Fenella che annuncia la fine della sua carriera avvenuta nel 1857, quando si ritirò dalle scene. Da allora si dedicò a sua figlia Matilde, nata dalla relazione con il Marchese de Bedmar, e visse a Parigi fino al 1909, data della sua morte che passò inosservata dalla stampa internazionale.

La locandina di “La fille de marbre”, 1840 (da wikimedia.org)

Napoli ancora oggi la ricorda come la “ballerina scugnizza”, definizione giocosa per una donna brillante e coraggiosa che fu protagonista in un mondo non molto tenero con le donne di grande personalità.

Bibliografia

Claudia Celi, Percorsi romantici nell’Ottocento italiano, in Alberto Basso (a cura di), Musica in scena. L’arte della danza e del balletto, Torino, Utet, 1995.

Elena Cervellati, Théophile Gautier e la danza, le rivelazioni del corpo nel balletto del XIX secolo, Bologna, Clueb, 2007.
Ivor Guest, Fanny Cerrito: the life of a romantica ballerina, London, 1956

Flavia Pappacena, L’Ottocento in di Tondo, Pappacena e Pontremoli, Storia della danza e del balletto, Roma, Gremese, 2019.

Maria Venuso, La storia della danza e i documenti d’archivio: il caso Napoli, in Le Reali Scuole di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli (catalogo della mostra documentaria a cura di Giovanna Caridei, Archivio di Stato di Napoli), Napoli, Arte’m, 2017.

Sitografia

Fanny Cerrito in Enciclopedia delle donne
Fanny Cerrito in Enciclopedia Britannica

Video in copertina

Produzione video: Movimento Danza – Organismo di Promozione Nazionale, con il contributo del Ministero dei Beni ed Attività Culturali e del Turismo, della Regione Campania e di Sistema MED Campania

Realizzazione video: SASI PRO

Voice over: Roberta Albano, docente di Storia della danza presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma

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Roberta Albano
Docente di danza classica abilitata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, critico di danza, studiosa e docente di storia della danza, autrice di saggi e monografie sulla danza. Ballerina professionista fino al 1982, è laureata al DAMS dell’Università di Bologna in “Semiologia dello Spettacolo”. Dal 1990 al 2014 è vicedirettrice dell’associazione Movimento Danza di Gabriella Stazio. E’ inoltre socio fondatore di AIRDanza - Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza.