NAPOLI (NA) – Sabato 4 gennaio 2020, presso il Refettorio dell’ex Asilo Filangieri, si è tenuto il primo appuntamento di “Echìa: gesti, volti, figure”, laboratorio di arte – terapia a cura di Angelo Ciniglio e Pina Paone. Un tumulo di gomitoli sparsi nello spazio, lenzuola stese, cuscini posti in cerchio per accomodarsi, l’odore del palosanto, una mappa di Napoli e un gruppo di persone eterogeneo presente lì per vivere un’esperienza di comunità, di emozione, di riflessione, di corpo. Questa potrebbe essere la frase – immagine del primo incontro di arte – terapia presso l’ex Asilo Filangieri, un luogo che accoglie artisti e studiosi di varia natura e provenienza, offrendo loro spazio per creare, sperimentare, proporre e condividere pratiche. Tra le varie proposte accolte, vi è appunto quella dei due arte – terapeuti in corso di formazione Angelo Ciniglio e Pina Paone, un lavoro che parte da una presa di coscienza dei problemi relazionali della società attuale considerati in un rapporto di inter-dipendenza con i luoghi della città.  “In una città così dinamica e con una società così liquida, molti non conoscono davvero sé stessi, cosicché spesso ci si sente stranieri, spaesati, disorientati.” dice Ciniglio, e “In questo labirinto emotivo”, aggiunge la collega Paone, “occorre ri-mappare la città, disegnando una Napoli fatta di persone, relazioni, affetti.” Partendo da queste considerazioni, risultato di un’indagine psico – geografica e quindi collocabili nel filone del determinismo ambientale, l’obiettivo diviene abitarsi per abitare, attraverso gioco – pratiche creative che possano riallineare mente, cuore e viscere. In tal senso, la danza diviene un potente strumento esplorativo. “La danza è uno strumento immediato perché arriva subito al dunque. Un corpo che si muove, è immediata verità., dice Paone. “La vita è una danza. Quando mi muovo sono io, qui e ora. La danza genera nella mente immagini che possono essere disegnate dal corpo.” dice Ciniglio che conclude dicendo “Sarà anche una danza brutta, ma è uno strumento di conoscenza del sé, quindi non va giudicata.”. Le strategie utilizzate dall’arte – terapia per dare un’identità precisa ai problemi delle persone, hanno l’obiettivo di generare visioni, intuizioni in grado di guidare alla risoluzione. Ed in tal senso, il movimento diviene un mezzo comunicativo potentissimo, diretto, immediato, spontaneo e istintivo, in grado di restituire all’arte – terapeuta e quindi al soggetto stesso, non la bellezza, la maschera o la corazza, ma il significante, una forma che rimanda ad un contenuto.

Luigi Aruta

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