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BERLINO – Domenica 8 dicembre, presso lo Staatsoper Unter den Linden, lo Staatsballett Berlin ha debuttato con due prime assolute: LIB di Alexander Ekman, ballerino e affermato coreografo svedese, e STRONG di Sharon Eyal danzatrice e coreografa israeliana passata dalla direzione artistica della Batsheva Dance Company a quella, insieme a Gai Behar, della L-E-V Dance Company di cui è co-fondatrice.

Il primo pezzo vede sul palco le quattro prime ballerine: Elisa Carrillo Cabrera, Aurora Dickie, Ksenia Ovsyanick, Polina Semionova, e Johnny McMillan, uno dei solisti della compagnia.

La serata, ancor prima di iniziare, si annuncia ‘bizzarra’. Un performer, con una torre di capelli sulla testa, si aggira sul palco assumendo pose sempre diverse. La sua presenza anticipa la collaborazione di Ekman con l’hairstylist e designer francese Charlie Le Mindu – famoso per le sue creazioni interamente di capelli – che ha realizzato i costumi per lo spettacolo.

LIB (che sta per ‘liberazione’) inizia con l’ingresso in scena di una ballerina sulle punte che, seppure in chiave assolutamente contemporanea, si misura con difficili passi di danza. A seguirla, una dopo l’altra, compaiono le altre protagoniste del pezzo.

Quando iniziano le note di Satisfaction nella versione dei DEVO, compare anche Johnny McMillan, unico danzatore maschio in scena, coperto da capelli dalla testa ai piedi.

Dopo che, in successione, appaiono le scritte No, Maybe, Ok, come a segnare il processo di ‘liberazione’, si alza il fondale e anche la coreografia prende respiro.

Alexander Ekman, nel suo stile provocatorio e divertente, ha ideato per lo Staatsballett un lavoro originale e complesso, molto apprezzato anche dal pubblico.

La seconda coreografia ad andare in scena è Strong.

Nella penombra, i danzatori, tutti con le braccia protese in avanti, guardano un orizzonte lontano e, come nel tiro alla fune, sembrano voler attirare a sé ciò che si trova al di là del loro sguardo, poi uniscono le mani e tutti, lentamente, cambiano fronte.

Nell’inconfondibile stile Eyal, al buio, in costumi attillati e semitrasparenti, i danzatori si muovono con piccoli passi sulle mezze punte, disponendosi in linee, creando angoli o compatti schieramenti che si muovono come un tutt’uno, seguendo sempre il ritmo della musica di Ori Lichtik. C’è sempre qualcuno che rompe lo schema e, con movimenti felini, si stacca dal coro.

Come sotto una lente d’ingrandimento, per effetto di uno zoom, i ballerini sembrano avvicinarsi e allontanarsi, allargarsi sul palco o convergere verso il centro come se fosse una forza a muoverli e non le loro gambe.

Strong non è solo il titolo di questo lavoro ipnotico e sensuale, ma anche la prestazione dello Staatsballett che riesce a far proprio lo stile di Sharon Eyal, che, come dimostrano l’entusiasmo e gli scroscianti applausi degli spettatori in sala, si conferma una delle migliori coreografe dei nostri tempi.

Strong – Ph. Jubal Battisti

BERLIN – On Sunday December 8th, at the Staatsoper Unter den Linden, the Staatsballett Berlin debuted two premieres: LIB by Alexander Ekman, dancer and established Swedish choreographer, and STRONG by Sharon Eyal, Israeli dancer and choreographer previously part of the Batsheva Dance Company’s artistic direction and now, together with Gai Behar, co-founder of the LEV Dance Company.

The first piece is performed by the company’s principal female dancers: Elisa Carrillo Cabrera, Aurora Dickie, Ksenia Ovsyanick, Polina Semionova, and for Johnny McMillan, a male soloist of the company.

The evening promises to be “bizarre” even before it has begun. A performer with a tower of hair on his head wanders around the stage assuming different poses. His presence anticipates Ekman’s collaboration with French hairstylist and designer Charlie Le Mindu – famous for his entirely hair-making creations -, who made costumes for the show.

LIB (which stands for “liberation”) begins when the first dancer en pointe goes on stage. Albeit in a contemporary key, she is challenged with difficult dance steps. Then, one by one, the other three protagonists appear.

When the notes from Satisfaction sound (the DEVO cover version), Johnny McMillan – the only male dancer on stage -, also appears. He is covered by hair from head to toe.

After the words No, Maybe, Ok appear in succession, as if to mark the “liberation” process which the title references, the backdrop is raised and the choreography also takes a breather.

Alexander Ekman, in his provocative and fun style, has devised an original and complex work for the Staatsballett, much appreciated also by the public.

The second choreography performed is Strong.

In the dim light, the dancers (whose arms are all extended forward) look at a distant horizon and, as though in a tug-of-war, seem to want to allow themselves to be attracted by what lies beyond their gaze. Then each of them joins their hands and all together, slowly, change front.

In the dark, in Eyal’s unmistakable style, the dancers, wearing tight and semi-transparent costumes, move with small steps on demi-pointes, arranging themselves in lines, creating angles or compact alignments that move like a whole, always following the rhythm of the music by Ori Lichtik. There is always someone who breaks the pattern and with feline movements, breaks away from the chorus.

As if under a magnifying glass, giving the effect of a zoom lens, the dancers seem to approach and move away, either spread out on the stage or converge towards the center as if there were a force moving them and not their legs.

Strong is not only the title of this hypnotic and sensual work, the name also lends itself to the Staatsballett’s performance that manages to embrace the style of Sharon Eyal, who, as demonstrated by the spectators’ enthusiasm and thunderous applause in the theatre, affirms herself as one of the best choreographers of our times.

Nicola Campanelli

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