Dansetteria
Livia Maria Boi: in scena l'insegnante dell'Associazione Culturale Dansetteria

L’Associazione Culturale Dansetteria nasce nel 1984 da un’idea di Davide Galantuomo. La scuola, che vanta trentasei anni di attività, ha negli anni collaborato con i più famosi ballerini ed étoiles internazionali. Gli allievi e gli insegnanti di Dansetteria si esibiscono spesso in cornici indimenticabili come l’Anfiteatro Romano di Cagliari. Impegno e professionalità, competenze e infinita passione: questo ciò che contraddistingue Dansetteria.

Abbiamo intervistato un’insegnante dell’associazione: Livia Maria Boi.
Livia Maria Boi ha studiato presso l’Accademia Nazionale di Danza Roma, vincendo poi una borsa di studio per un corso di formazione professionale in danza moderna e contemporanea. Ha studiato con maestri di chiara fama, specializzandosi nella danza jazz e perfezionandosi anche all’estero.

In Italia, le scuole di danza hanno ufficialmente riaperto il 25 maggio. Come sta affrontando la ripresa dell’attività Dansetteria?

Dansetteria ha ripreso la propria attività i primi di giugno. Prima di riaprire alle allieve, però, abbiamo adottato tutte le misure precauzionali del caso. Abbiamo, quindi, suddiviso le sale – ne sono tre – con dei nastri per consentire il mantenimento della distanza di sicurezza e chiesto alle nostre ragazze di venire già vestite per la lezione, cosicché debbano cambiarsi in sede solo le scarpe. Ad ogni allieva viene, poi, consegnata una busta in cui riporre i propri effetti personali. Abbiamo messo a disposizione colonnine dispenser di igienizzante per mani e ciascuna ragazza disinfetta la propria sbarra prima di iniziare. Chiaramente non stiamo avendo più di cinque allieve a lezione.

Come stanno procedendo le lezioni? Risulta facile mantenere la distanza di sicurezza?

Con le bambine è più difficile far rispettare le distanze, quindi oltre ai nastri ho aggiunto anche degli step per dividere gli spazi in sala. Prima del Covid, svolgevo la lezione con le bimbe usando tutto lo spazio disponibile, facendole muovere in cerchio, magari prendendosi anche per mano. Tutto ciò ora non è possibile, chiaramente, quindi ognuna svolge l’esercizio per conto proprio, sul posto e rivolta verso lo specchio.

Ma più difficile di tutto risultano le correzioni: non posso toccare le mie allieve, quindi devo dare istruzioni a voce. Speriamo che, fra settembre e ottobre, quando riprenderemo l’attività, si possa avere un contatto almeno con la maestra, per correggere le bimbe, per far vedere loro i movimenti. Anche con le ragazze grandi: abbiamo fatto lezione, ognuna nel proprio spazio quadrato di due metri per due, io ho mostrato gli esercizi da svolgere ma non ho potuto avvicinarmi a loro alla sbarra e correggerle. Certo, posso dare istruzioni a voce, ma è più difficile a parole.

Dansetteria ha tre sale, immagino che per una scuola più piccola le problematiche siano maggiori.

Si, sicuramente si. C’è da dire che noi, oltre ad avere tre sale, abbiamo anche due spogliatoi quindi le allieve possono dividersi gli spazi comodamente. Ma per le scuole più piccole il problema è maggiore.

Saggio finale, esami, è stato tutto annullato immagino.

Il saggio purtroppo è saltato: chiudendo a marzo, erano pronte solo la metà delle coreografie. In più, lo spettacolo finale era previsto per fine giugno, riaprendo agli inizi del mese non è stato assolutamente possibile prepararci per l’esibizione. Inoltre il teatro dove solitamente si svolge il saggio conta in totale quattrocento posti, che sarebbero stati dimezzati creando un notevole disagio per i genitori.

Quindi, ormai, il saggio è rimandato all’anno prossimo. Speriamo di poter organizzare qualcosa per dicembre, magari per Natale.

Durante il lockdown, ha adottato la didattica online con le sue allieve?

No, con le bimbe è difficilissimo studiare così. Anche le ragazze più grandi hanno preferito non fare lezione in streaming. Però abbiamo mantenuto comunque i contatti, ci siamo sentite spesso anche solo per tirarci su di morale.

Personalmente, ritengo che la danza sia una delle discipline che molto difficilmente si può apprendere online. Soprattutto con le più piccole, non è per niente semplice correggerle così.

Ora che Dansatteria ha ripreso la propria attività, come stanno reagendo i genitori delle allieve? Consentono facilmente alle proprie figlie di danzare oppure sono più restii?

La maggior parte sono tranquilli. C’è qualche mamma preoccupata, giustamente, ma qui a scuola abbiamo adottato tutti i dispositivi di sicurezza. D’altronde, è più che naturale essere preoccupati data la situazione che stiamo vivendo.

Era forse meglio riaprire direttamente a settembre?

No, non credo. Penso sia stato meglio così, almeno abbiamo recuperato un mese di attività. È anche una questione di rispetto nei confronti delle allieve e delle loro famiglie: molti avevano già saldato le rette di marzo, aprendo ora abbiamo potuto offrir loro le lezioni che spettavano.

In più era tanta la voglia di rivederci, soprattutto le più piccole non vedevano l’ora di ritornare.

In Italia si parla di fase 3, però il mondo dello spettacolo è rimasto alla fase 2. Che cosa ne pensa?

Purtroppo noi, lavoratori della danza intendo, siamo sempre l’ultima ruota del carro. La danza è sempre l’ultima attività a cui si pensa, basta guardare agli eventi recenti: hanno riaperto prima le palestre. Anche per le misure di sicurezza da adottare: hanno provveduto prima alle palestre e poi hanno chiesto alla danza di seguire le stesse norme.

Quanto tempo ci vorrà, secondo lei, per parlare di fase 3 nella danza?

Secondo me, a questo punto, ad ottobre. Dipende anche se il virus sarà definitivamente sparito o se invece, come molti temono, ci sarà la seconda ondata.

Cosa ne pensa degli interventi dello Stato attuati sin ora a sostegno delle scuole di danza private?

A mio avviso, non sono stati attuati interventi mirati in favore delle scuole di danza private. Si potrebbe dire che per lo Stato non esistono. Dansetteria, poi, è un’associazione culturale, categoria spesso dimenticata.

Rientra sempre nel discorso di poco fa: siamo l’ultima ruota del carro. Anche per l’insegnamento, ad esempio, siamo l’unica attività a non avere un vero e proprio regolamento a riguardo. Chiunque in Italia può aprire una scuola di danza, che possegga la giusta formazione o meno. E con AIDAF, da anni, stiamo facendo una vera e propria lotta per regolamentare il settore.

E invece, cosa ne pensa dell’attività che sta svolgendo AIDAF per le scuole di danza private?

AIDAF svolge un lavoro immenso. Ciò che è grave è che i genitori iscrivono i propri figli a danza senza curarsi della formazione degli insegnanti cui li affidano. Anzi, spesso sono più interessati a trovare la scuola con prezzi vantaggiosi, senza domandarsi se l’insegnante è un professionista o meno. In questo AIDAF svolge un ruolo fondamentale, informando i genitori dei rischi degli insegnanti poco preparati.

Prima accennava al fatto che in sala non può toccare le sue allieve per correggerle ma deve dare istruzioni a voce. Crede che il Covid-19 cambierà il modo di insegnare anche in futuro?

Spero di no. È fondamentale, nella danza, che l’insegnante corregga le allieve con le proprie mani. Soprattutto per le più piccole: è difficile per loro comprendere solo ciò che l’insegnante dice, magari con le grandi è più facile ma neanche più di tanto. Quindi spero proprio di no, mi auguro che a ottobre si torni a fare lezione come prima.

Inchiesta Covid-19, si cambia danza

Sardegna

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Mariavittoria Veneruso
Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.