Home Attualità Daniele Cipriani: “Ora dobbiamo recuperare energia e abbandonarci alla creatività”

Daniele Cipriani: “Ora dobbiamo recuperare energia e abbandonarci alla creatività”

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Daniele Cipriani

Direttore artistico e curatore di gala, festival e manifestazioni di carattere internazionale, anche Daniele Cipriani – in qualità di produttore e programmatore – ha visto e vive gli effetti dello stop di tutte le attività a causa dell’emergenza sanitaria mondiale causata dalla pandemia del Covid-19. Lo abbiamo contattato in merito all’inchiesta Codiv-19/si cambia danza promossa da Campadidanza.

La situazione di emergenza causata dal diffondersi del coronavirus ha paralizzato ogni settore. Che ripercussioni ci saranno nel mondo dello spettacolo dal vivo e in particolare della danza?

Siamo in una fase di paralisi totale e di blocco forzato. Arriverà il momento di ripartire e rimettere in piedi tutti quei progetti lasciati per forza maggiore in stand-by. Non sarà una ripresa facile, tutto il mondo è in una situazione di grande difficoltà, però dobbiamo trovare la forza di reagire sapendo di condividere la stessa difficoltà e per ripartire tutti insieme.
Il mondo dello spettacolo soprattutto in Italia è abituato più di altri ad affrontare difficoltà.
Ci dovrà essere una rinascita, qualcuno riprenderà progetti in sospeso, altri avvieranno progetti nuovi, così come sto provando a fare anche io.

Abbiamo visto che nonostante l’emergenza ha indetto un’audizione che, data la particolarità della situazione, si svolgerà soltanto online. Un’azione concreta che è anche simbolica.

Sì, credo che in questo momento sia importante trarre il massimo dai mezzi digitali che abbiamo a disposizione, possono fornire delle possibilità davvero fantastiche. Questa call in particolare è per un progetto in programma al Festival dei Due Mondi di Spoleto a giugno, e nasce da una collaborazione con lo stilista Roberto Capucci. E’ necessario decidere il cast ora e per questo ho deciso di andare avanti. Tutto l’ufficio che lavora con me così ha scoperto un nuovo modo di lavorare.

La situazione è molto particolare, c’è molta incertezza. E’ venuta a mancare tutta una parte importante dell’economia, e nel caso degli spettacoli alcuni hanno deciso di rimandare e altri di cancellare. Non ci sono decisioni giuste o sbagliate poiché i fattori che le determinano sono molti e diversi. L’importante è in questa fase avere il controllo della sicurezza di tutti.
Noi, come Daniele Cipriani Entertainment, abbiamo cancellato le recite di sei produzioni in diverse città italiane che circuitavano contemporaneamente e a cui lavoravano tante persone e quindi la priorità è stata riorganizzare tutta la componente logistica e recuperare il recuperabile sul piano finanziario.
Mi piace comunque pensare che ci sarà una rinascita primaverile.

Ha stabilito delle priorità professionali attuali e/o future?

Sono stato travolto, come tutti. Ero in un momento di gran lavoro con progetti in evoluzione. In essere c’era una coproduzione di Coppelia al Teatro Massimo di Palermo, una serata con Eleonora Abbagnato al Teatro Comunale di Modena e anche al Teatro Ristori di Verona un omaggio ad Amedeo Amodio per i suoi 80 anni. Progetti che per me restano tutti importanti.
Prima della chiusura – non appena hanno interrotto le repliche di Shine al Teatro Olimpico di Roma – sono riuscito ad andare alle Scuderie del Quirinale per la mostra-evento su Raffaello. Lo dico perchè questo mi ha fatto bene. Immergersi nell’arte è sempre il modo migliore per ripartire. C’è un tipo di serenità che viene solo dall’arte.

Lei, nello specifico, come sta vivendo questo lockdown?

In questo momento stiamo scoprendo o riscoprendo un nuovo modo di usare il tempo e di godere delle cose semplici, come il pranzo o la cena, e lo stare in famiglia. Qualche giorno fa ho rivisto in tv Morte a Venezia di Luchino Visconti, che non avevo mai avuto la possibilità di vedere con tranquillità. Un capolavoro assoluto. Dobbiamo ripartire da piccoli innesti quotidiani di bellezza. Nel mio caso, nel mio lavoro, si ritrovano sempre.
Comunque, è bello poter godere del nostro tempo in tranquillità. Fa bene allo spirito.

C’è, dunque, qualcosa di buono che si può prendere da questa pausa?

Da un punto di vista creativo può essere un momento meraviglioso. Si possono fare con calma delle scelte, pianificare, rivedere le priorità e imparare cose nuove. Adesso e nell’immediato futuro dobbiamo concentrarci sul recuperare forze ed energie che ci aiutano a lavorare sulle idee.

Cosa pensa delle misure prese per il settore dello spettacolo nel decreto Cura Italia del 17 marzo?

Non so se tutti ce la faranno a riprendersi, è una fase molto delicata. Lo stanziamento concreto delle economie è certamente un fattore positivo, ma il Mibact non ha ancora dato una direzione precisa da seguire al nostro settore. Dovremmo capire come il ministero intende usare e distribuire queste risorse. Tutti sono colpiti. Il settore è sempre stato penalizzato, lo sappiamo, ma ora il rischio è che qualcuno possa non farcela. In merito all’indennità per i lavoratori dello spettacolo, non commento la cifra, ma forse era l’unica misura attuabile in tempi così veloci e di vera e propria urgenza. Confidiamo, per tutti i settori, in una maggiore chiarezza.

Secondo lei quanto tempo ci vorrà per ripartire?

La situazione della danza è particolare perché un ballerino dopo uno periodo di stop o un decremento delle proprie ore lavorate in sala prove ha bisogno di tempo per rimettersi in forma, il che vuol dire anche mettersi in sicurezza. Per quanto riguarda il pubblico spero non si verifichi una perenne paura di contagio o di contatto sociale. Il l teatro – così come anche il cinema – è fatto di socialità. Ci vorrà tempo per far rientrare la paura, come è naturale che sia. Ma bisognerà supererarla..

Secondo lei, sul piano internazionale, ci saranno più differenze di prima rispetto al settore produttivo e organizzativo della danza?

Siamo in una fase in cui anche le grandi compagnie internazionali si trovano nella stessa situazione di quelle italiane. Le strutture private risentono maggiormente dell’emergenza anche in altri paesi, non solo in Italia. Io penso che ci sarà uno stravolgimento generale della gestione interna, un po’ dovunque. Per quanto riguarda l’Italia mi auguro – così come si dice per tutti i settori – un concreto sostegno in favore del made in Italy, e che sia gli operatori prima e il pubblico poi possano scegliere e valorizzare le nostre risorse interne. Mi auguro che il sistema sia in grado di autosostenersi e di valorizzare il significato della parola sistema, restando unito. Poi, ovviamente, come per qualsiasi attività che non ha confini e delimitazioni, con il tempo, torneremo all’estero, in giro per il mondo, e ospiteremo le realtà internazionali qui in Italia. Speriamo presto e meglio di prima.

Caterina Giangrasso

Inchiesta Covid-19-si cambia danza

Lazio

Daniele Cipriani Entertainment

Produzione-Roma

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