Dance Studio
Dance Studio: parla Patrizia Castriota

Dance Studio è una storica scuola di danza privata calabrese. Fondata negli anni Ottanta da Mirella Castriota, che ha iniziato a lavorare nel settore tersicoreo già nei Settanta. È strutturata oggi come una ditta, con cinque dipendenti che vi lavorano stabilmente da venti anni.

Nel corso del tempo, Dance Studio ha formati tantissimi insegnanti, oggi riconosciuti in ambito internazionale. L’ottanta percento delle realtà tersicoree più antiche in provincia di Cosenza nascono da Mirella Castriota.
Il Dance Studio ha ottenuto il riconoscimento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Abbiamo intervistato Patrizia Castriota, figlia della fondatrice, è oggi insegnante e regista degli spettacoli del Dance Studio di Rende.

Prima di tutto come sta?

Il periodo è critico per tutti. Attualmente mi trovo a gestire una situazione ancor più particolare avendo cinque dipendenti assunti a tempo indeterminato. E credo di essere l’unica in Italia. Questa condizione, che dovrebbe nobilitare, al momento mi complica perchè ho grosse difficoltà a ripartire con le iscrizioni dimezzate. 

In Italia si parla di Fase 3 ma, come accennava lei prima, il mondo dello spettacolo fatica a ripartire. È forse rimasto a una Fase 2?

No, è ancora alla Fase 1. Il problema, almeno per le scuole di danza private, nasce molti anni prima del Covid: pian piano si è perso il rispetto delle regole. Ma forse non tutto è perduto. Questa emergenza sanitaria, infatti, ha portato di buono il ritorno delle regole nelle scuole di danza. Le allieve entrano a scuola già preparate, vestite e pettinate per danzare e c’è maggior rispetto degli orari. Inoltre i genitori non possono entrare in sala né sostare a lungo negli ambienti di passaggio. Tutte buone abitudini che col tempo si erano perse. 

Qual è, secondo lei, la causa della perdita di regole entro le scuole di danza private?

Purtroppo, nel mondo della danza di oggi, la professionalità e la serietà sono penalizzate. I genitori pensano che la danza sia solo un divertimento e che le scuole private non debbono, pertanto, avere regole da rispettare. Spero che adesso le cose miglioreranno.

Cosa si potrebbe fare, secondo lei, per sensibilizzare i genitori?

Lo scopo di una scuola è quello di formare un tersicoreo che poi prende la strada del teatro o dell’insegnamento. 

Per cui dovrebbero esserci dei controlli, ma non ci sono. C’è molta disinformazione, se ne parla tanto, però non cambia mai nulla. La situazione era disastrata già prima del Covid: nel tempo i ragazzi hanno perso la passione. Sono abituati ad avere tutto e subito, non accettano più di vivere in una sala e sudare tante ore, sono in pochi a desiderarlo ancora. Perciò, già avere un gruppo di ragazzi che ha entusiasmo e voglia di studiare è difficile. 

I genitori, inoltre, non accettano il rigore: noi prendiamo l’appello durante le nostre lezioni e comunichiamo a casa quando un allievo fa troppe assenze. Ai genitori questo dà quasi fastidio. È veramente difficile.

La sua scuola ha riaperto il 1 settembre. Dunque dopo la riapertura ufficiale del 25 maggio il Dance Studio è rimasto chiuso, giusto?

A settembre abbiamo riaperto la segreteria ma i corsi riprenderanno il 1 ottobre.

Era assurdo pensare di ripartire il 25 maggio, ormai l’anno accademico era giunto quasi al termine. In più, come accennavo prima, abbiamo gli insegnanti in cassa integrazione e non era proprio possibile toglierli dalla cassa integrazione, non avrei avuto come pagarli. Bisognerà ripartire con tanta forza, sacrificio e per fortuna le richieste ci sono. 

Avete difficoltà a far conciliare gli orari delle lezioni di danza con quelli scolastici?

Purtroppo sì. I nostri ragazzi, che frequentano le medie, escono di scuola alle 19.00, il che ha bloccato le lezioni di danza. I genitori, poi, hanno grosse difficoltà: molti accompagnano personalmente i figli per paura dei contagi sui mezzi pubblici e devono conciliare questo con il loro lavoro. Molti genitori, inoltre, hanno purtroppo perso il lavoro e non possono mantenere la retta mensile. Ovviamente questa situazione va a discapito della danza, percepita come superflua. Però, al contempo, i ragazzi hanno bisogno di ritrovare le proprie abitudini. 

Ritiene che i genitori percepiscono la danza come superflua?

Si e se non superflua, sicuramente pericolosa per i contagi. È assurdo che gli stessi bambini che hanno abbandonato danza per paura del Covid vadano poi al parco giochi, alle feste dimenticando anche il distanziamento sociale. Come se il Covid fosse pericoloso solo nelle scuole di danza.

Che misure ha adottato per far ripartire il Dance Studio?

Per riaprire abbiamo faticato e investito per creare un ambiente ulteriormente tutelato e protetto. Oltretutto la struttura ha due ingressi e quattro sale, è stato facile dividere la scuola di due ale distinte e separate, chi frequenta l’una non ha contatti con chi si trova nell’altra. Le sale sono state tutte squadrate, sono tutte a norma. Saranno scaglionati gli orari, bisogna igienizzare fra una lezione e l’altra. Fare tutto ciò che è necessario. 

In questi mesi di fermo ha adottato la didattica online?

No, assolutamente no. Inizialmente c’è stato un rifiuto da parte di alcuni, me compresa. Appena sentivo pronunciare “scuola di danza” avevo un blocco. Le madri dei miei allievi più giovani chiedevano le lezioni online, io trovavo assurdo poter insegnare la danza a distanza a dei bambini. Certo poteva essere un modo per stare in compagnia, ma assolutamente non una lezione online a distanza. Trovo che possa fare solo del male, non del bene.

E adesso, invece, che stanno per iniziare le lezioni in presenza, come sarà insegnare mantenendo le distanze?

Sarà una nuova esperienza. Ovviamente non possiamo avere contatti fisici nè con gli allievi né i ragazzi tra loro. La nostra è un’attività dove il contatto è importante. Una coreografia d’insieme, un passo a due, come si realizzeranno? Al momento si dovrà lavorare evitando questo. 

Quanto tempo ci vorrà, secondo lei, per arrivare alla Fase 3 della danza? 

Purtroppo il Covid non sparirà presto, ci accompagnerà per del tempo e non possiamo tenere i nostri ragazzi chiusi, hanno bisogno di riprendere i loro spazi. Lavoreremo sotto rigoroso controllo, l’importante è ripartire. Io penso che una volta ripartiti, questo nuovo inizio darà un po’ di fiducia anche a chi ha un po’ di timore. 

Come si è regolata col saggio finale, gli esami i diplomi?

Per quanto riguarda gli esami, ovviamente per quelli che riprendono adesso, il nostro obiettivo è di concludere l’anno accademico entro l’anno solare. Non sarà facile però si proverà. 

Per quanto riguarda il saggio è tutto sospeso poichè mi spaventa il retro palco dove l’assembramento è inevitabile. Quindi al momento non se ne parla proprio. È tutto ibernato. 

Lei che ne pensa degli interventi dello Stato, considerato anche che la scuola è riconosciuta dal Ministero?

In verità abbiamo avuto ben poco dallo Stato. Della cassa integrazione è arrivata solo la prima parte e le difficoltà si avvertono.

Comunque lo Stato dovrebbe tutelare queste attività che lavorano veramente da tanti anni. Noi abbiamo problemi con gli affitti, con le tasse a partire da quella per la spazzatura che è una cosa a cui non si pensa ma al contempo è una delle spese più gravose. In questo momento avrebbero dovuto bloccare tutto perché non essendoci stata produzione non c’è modo di pagare. Però, la voglia è tanta, non potevamo non provare a ripartire.

Inchiesta Covid-19, si cambia danza

Calabria

Dance Studio di Mirella Castriota

Formazione

Rende (CS)

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Mariavittoria Veneruso
Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.