La teoria dello spazio di Rudolf Von laban
L'icosaedro di Rudolf Von Laban ph.Giona Beltrametti

Vai alla prima parte: Dance Composition/ 1: siamo tutti corerografi?

Vai alla seconda parte: Dance Composition/ 2: The Coreographer’s Toolbox – la cassetta degli attrezzi del coreografo

The ‘Laban Technique’ is a phrase much bandied about, but how many of us actually understand the intricacies of the great founder, Rudolf Laban’s work?”(1)

Sarebbe riduttivo immaginare le ricerche di Rudolf Von Laban (1879/1958) come lo studio di un singolo movimento o esercizio; queste devono essere comprese all’interno del suo intero sistema, mettendo in pratica i principi stessi del movimento scoperti da Laban. Una concezione nuova e diversa del dance material che implica una nuova e diversa concezione del movimento e dei fattori che lo compongono. Come abbiamo già detto nella seconda parte di questo approfondimento sulla Dance Composition, lo studio e la conoscenza del sistema labaniano è imprescindibile per chi si voglia avvicinare alla composizione coreografica.

Rudolf Von Laban – Ph Edwin A. Loeb – 1954

Secondo Laban “L’uomo si muove per soddisfare un bisogno……..Il movimento, quindi, rivela evidentemente molte cose diverse. E’ il risultato della tensione verso un oggetto a cui si attribuisce valore, oppure di uno stato mentale” (2).

L’affermazione di Laban rimanda senza dubbio all’approccio psicomotorio del movimento, per cui il movimento è un bisogno primario dell’uomo, da Pierre Janet (1859/1947), a Jean-Ovide Decroly (1871/ 1932) a Maurice Merleau-Ponty  (1908/ 1961) fino ad arrivare a Jean Le Boulch ( 1924/2001). ……“il termine bisogno sottolinea il carattere biologico dell’attivazione dell’organismo. Il bisogno si manifesta quando sopraggiunge uno squilibrio tra l’organismo ed il suo ambiente. Esso risveglia allora una tendenza a compiere un atto….Il termine tendenza o “movimento” allo stato nascente esprime questa potenza di azione orientata, in relazione con un bisogno…..(Le Boulch 1975).(3)

Molto prima della scoperta dei neuroni specchio, gli studi di Laban si concentrano sulle caratteristiche funzionali del movimento legate alla fisicità, all’intelletto, alle emozioni, ai patterns del movimento umano, quindi alle sue caratteristiche intrinseche, riprendendo gli studi di Delsarte, ed in cui Laban arriva ad una classificazione dei movimenti in base alle capacità e possibilità espressive: l’ Eucinetica. Allo stesso tempo la ricerca di Laban si focalizza sulla relazione tra il movimento ed i fattori dinamici, temporali e spaziali, quindi in rapporto “all’esterno” da cui deriva il concetto rivoluzionario di “cinesfera” e l’esplorazione dei piani dello spazio e delle sue direttrici del movimento: la Coreutica.

Lo spazio: space map

Ed è proprio lo spazio uno degli elementi più importanti del movimento per Laban, come energia direzionale che dal centro del corpo si dirige in innumerevoli direzioni, una delle mappe concettuali a cui dedica maggiore energia e concentrazione.

Per sviluppare lo studio dello spazio e del movimento Laban “inserisce” il corpo umano all’interno dei solidi regolari secondo la classificazione di Platone,il cubo, il tetraedo, l’ottaedro, il dodecaedro e l’icosaedro, quest’ultimo costituito da venti triangoli equilateri che si incontrano in dodici punti a destra e dodici a sinistra, molto simile ad una sfera. Laban definisce questi solidi come “cristalli”, per suggerire l’idea della trasparenza attraverso la quale sia possibile vedere il corpo umano in movimento all’interno dei solidi e tra questi si sofferma maggiormente sull’icosaedro.

Esercitazioni nell’icosaedro- Ph Julie Brannen- GL-CMA

L’icosaedro infatti oltre ad essere simile ad una sfera, racchiude in sé le tre dimensioni spaziali – lunghezza, larghezza, profondità – ed ognuna delle quali si sviluppa in due direzioni opposte: in senso verticale (dall’alto verso il basso o viceversa), in senso orizzontale (da destra a sinistra o viceversa) e nel senso della profondità (avanti e indietro o viceversa).

Una volta inserito il corpo umano all’interno del cristallo-icosaedro, il passaggio all’elaborazione del concetto di cinesfrera è breve. Con la cinesfera infatti Laban definisce la sfera di spazio intorno al corpo umano che è possibile raggiungere grazie all’estensione degli arti, della schiena, senza spostarsi dal medesimo punto di appoggiostance in cui lo spazio più lontano che è possibile raggiungereè la Far Reach Kinesphere, quello più vicino a noila Near Reach Kinesphere, quello intermedio, Mid Reach Kinesphere.

 La cinesferaKinesphere è lo spazio personale e peri-personale che si sposta insieme al nostro corpo appena ci spostiamo da un piede all’altro, da un peso all’altro, appena ci muoviamo nello spazio, con una forma ellittica più che sferica data dalla forma stessa del corpo umano, e rappresenta la prima area di esplorazione del movimento prima di entrare nel General Space, ovvero lo spazio al di fuori della nostra cinesfera e dove si trovano le cinesfere degli altri, lo spazio in cui ci spostiamo. Ogni persona spostandosi da un peso ad un altro, da un appoggio ad un altro con la sua cinesfera crea nuovi stancee quindi trasporta sé stesso e la sua cinesfera in un luogo dello spazio sempre diverso.

Il concetto di cinesfera e lo studio dello spazio fatto da Laban rimandano inevitabilmente alle più recenti ricerche e scoperte della prossemica, disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale sia non verbale e che approfondisce lo studio sulle esigenze spaziali dell’uomo.  Il concetto di prossemica è stato introdotto dall’antropologo americano Edward T. Hall nel 1963, che conia il termine “bolla prossemica”o spazio prossemico per significare la distanza spaziale che l’individuo assume rispetto ad un altro nel suo significato fisico, emotivo e sociale. Labolla prossemica a sua volta rimanda alla “body buffer zonediHorowitz, Duff e Stratton (1964), ovvero un’area “protettiva” che circonda il corpo di un individuo, la cui misura, forma e possibilità di penetrazione dipendono dal vissuto, dagli eventi interpersonali, dalla storia culturale e psicologica dell’individuo stesso.

 Tornando a Laban, la cinesfera di per sé non puo’ definire le direzioni e l’orientamento del corpo e del movimento nello spazio, quindi Laban cerca di comporre e determinare mappe e percorsi spaziali partendo dalle tre dimensioni – lunghezza, larghezza, profondità – e dalledirezioni – alto/basso – destra/sinistra – avanti/dietro – che rappresentano le principali coordinate spaziali che l’uomo possiede per orientarsi e direzionare il movimento.

Piani e cubo di Laban

Per poter orientare e direzionare il corpo ed il movimento nello spazio, Laban paragona la cinesfera ad un cubo, o meglio inserisce il cristallo-cinesfera in un cubo, in cui, il centro del cubo, il centro della cinesfera ed il centro del corpo umano coincidono. Ed è da questo centro del centro, del centro, che si irradia tutto il movimento umano ele 26 direzioni che si trovano nel sistema sono derivate dai vertici dell’ottaedro, dell’icosaedro e del cubo.

Il corpo umano nel cubo si orienta grazie a quella che Laban chiama Croce Dimensionale “una locuzione…per indicare le dimensioni spaziali in cui ci si muove: verso l’alto, verso il basso, indietro, in avanti e da un lato all’altro. Queste tre dimensioni s’intersecano nel centro del nostro corpo e nel cuore del nostro spazio personale o cinesfera”(4) Quando iniziamo ad esplorare queste tre dimensioni con il nostro corpo, vediamo che  queste si espandono nei tre Piani Dimensionali: ladimensione alto/ basso o Piano Porta, la dimensione avanti/dietro o Piano Tavola, la dimensioneda un lato/all’altro lato o Piano Ruota. I tre Piani Dimensionali intersecandosi tra di loro producono dodici angoli e se poniamo questa struttura all’interno dell’icosaedro, vedremo che i dodici angoli prodotti dai tre Piani Dimensionali, corrispondono ai dodici vertici dell’icosaedro. E che il centro della Croce Dimensionale e dei Piani Dimensionali coincide con il centro del cubo, con il centro della cinesfera, con il centro del corpo umano.

In questa mappatura dello spazio Laban individua inoltre tre livelli – High , Middle , Low Level – che vengono definitiin relazione alla distanza tra il suolo ed il corpo del danzatore. Guardandoci indietro ci possiamo rendere conto di quantiattrezzi Laban inserisce nella Choreographer’s Toolbox – la cassetta degli attrezzi del coreografo con una mappa dello spazio che si amplia sempre di più.

Il corpo umano all’interno dell’icosaedro divenuto cinesfera e posto all’interno del cubo, costituisce l’architettura vivente, la living architecture”, in cui il movimento umano produce e svilippa trace forms”, le forme spaziali che vengono “rilasciate” nello spazio dal movimento stesso, come delle tracce invisibili che il movimento disegna nello spazio.

“Laban distingue inoltre tra i disegni dei passi sul terreno e quelli dei gesti nell’aria, che rappresentano aspetti formali diversi. I tracciati al suolo sono limitati a combinazioni di linee rette e curve che creano disegni consistenti in forme angolari, rotonde e a otto; i tracciati in aria rappresentano i contorni dei corpi nello spazio e sono prodotti dalle tracce che le diverse articolazioni del nostro corpo disegnano nell’aria simultaneamente; le loro configurazioni possono allungarsi nello spazio come la traiettoria di un proiettile, possono essere a spirale o contorte, oppure intrecciarsi come in un nodo.” (5)

All’interno della cinesfera Laban definisce della Zone in cui si muove il corpo che si creano grazie all’intersezione delle diagonali con gli angoli dell’icosaedro. Queste Zone si suddividono in zone ad un livello Basso, Medio, Alto. Se la testa si muoverà senza difficoltà in una zona di livello Alto, lo stesso non potrà dirsi di un piede che per arrivare ad una zona alta dovrà essere allenato in maniera specifica.

ll movimento umano nello spazio inoltre per Laban crea sia delle traiettorie, ovvero una linea immaginaria tracciata dal corpo o da una parte di esso, così come delle strade, pathways,che sono il percorso ovverola formache il movimento crea nell’aria e che all’interno della cinesfera vengono definite in base alla zona del corpo umano: Central Pathway – Percorsi Centrali, tracce di movimenti del corpo che iniziano o passano per il centro del corpo o molto vicino al centro, Peripheral Pathway – Percorsi Periferici, tracce di movimenti  che si sviluppano alla periferia del corpo o molto vicino, Transverse Pathway – Percorsi Trasversali ovvero tracce di movimenti che passano tra il centro del corpo e la periferia.

L’individuazione delle inclinazioni rappresentano uno degli aspetti unici della concezione dello spazio di Laban: “a diagonal deflected through a close-by dimensional, or alternatively, a dimensional deflected through one of the closest diagonals” and since these two conceptions are essentially identical, Laban related the inclinations to the three dimensions as they are more familiar .(6) Una inclinazione è concepita come una dimensione deviata attraverso una delle diagonali più vicine ; queste due concezioni sono essenzialmente identiche e Laban le mette in relazione con le tre dimensioni dello spazio. Quindi possiamo distinguere tre tipi di inclinazioni: Flat inclinationsovvero diagonali flesse sul piano side-side, sul piano orizzontale o laterale, Steep inclinationssono le diagonali deviate dalla dimensione up-down, verticale, Suspended inclinationssono diagonali deviate dalla dimensione front-back, sagittale.

Membri del Laban Movement Choir-Berlino -1923-Laban Collection

 Quando Laban inizia a collegare con il movimento i punti di contatto degli angoli che formano l’icosaedro, lungo tutte le direzioni all’interno di questa forma, arriva a creare delle sequenze di movimento specifiche, le Scale Armoniche, che sono i patterns di movimento predefiniti nella direzione e nello sforzo, il cui studio e ripetizione rappresenta uno dei punti focali di questo metodo di movimento.

Le Scale Armoniche

Le Scale Armoniche o Choreutic Scale o Space Harmony Scale sono delle scale di direzioni e qualità di movimento con le quali il danzatore si allena come passando da una nota all’altra, da un movimento direzionato nell’icosaedro ad un altro, in maniera efficace ed armonica. Una serie di sequenze di movimento cui il corpo si può esercitare in percorsi con molte possibilità espressive e dinamiche. La maggior parte delle scale segue uno schema sequenziale di patterns motori, simili ad un pazzle. Nella loro forma completa le Scale consistono in un circuito di movimenti che iniziano e terminano nel punto in cui sono iniziate e che Laban ha definito con alcune regole. Sono create da una serie di linee tutte dello stesso tipo, ovvero tutte trasversali o periferiche e possono essere utilizzate solo una volta; quando la scala è inserita nell’icosaedro, ogni vertice può essere utilizzato solo una volta, così come ogni lato, per completare il circuito della scala.Sono strutturate secondo una simmetria tridimensionale, simmetria di rotazione e simmetria di riflesso.

Scala B

Naturalmente anche le Scale all’interno dell’icosaedro creano traiettorie e percorsi. Traiettorie come ad esempio una linea immaginaria disegnata dal corpo o da una parte del corpo, ad esempio un braccio da un punto ad un altro punto. Oppure percorsi quando disegnano la forma che il movimento sta creando nell’aria come un cerchio, considerato un percorso ininterrotto, oppure un quadrato, come combinazione del disegno di quattro traiettorie. Ogni Scala nel suo insieme si muove da un piano all’altro attraverso tutte le dimensioni seguendo una organizzazione organica del corpo affichè il corpo stesso rimanga in equilibrio anche nelle traiettorie e forme più estreme. La sensazione di essere guidati dal circuito stesso creato dalla complessità della dimensione spaziale, dà la sensazione al corpo del danzatore di estendersi nello spazio, di essere spinti e poi tirati all’indietro, per poi estendersi di nuovo.

 Le Scale si definiscono in base all’uso dei piani ed alle loro intersezioni.

La Scala Dimensionale o Scala di Difesa, è una scala stabile in cui il movimento viene eseguito verso una sola direzione dimensionale che sia verticale, orizzontale o sagittale. Per questo motivo è più semplice mantenere l’equilibrio tra un movimento ed un altro e produce una sensazione di stabilità nel corpo. E’ la Scala dello spazio mono-dimensionale.

Le Scale Armoniche come la Scala Primaria, Axis Scales, Girdle Scales, la Scala A e la Scala B sono le scale dello spazio bi-dimensionale in cuidue dimensioni spaziali combinate tra loro, producendo sia piani nello spazio che nel corpo umano. La combinazione tra il piano orizzontale e sagittale ha come risultato in quello che viene chiamato piano verticale o door plane – piano porta  o plane of presentation. La combinazione tra il piano orizzontale e quello sagittale da come risultato il piano orizzontale o table plane-piano tavolo, chiamato anche plane of communication. Il terzo piano è la combinazione tra la dimensione verticale e quella sagittale ed è chiamato piano sagittale wheel planepiano ruota o plane of operations.

La Scala Diagonale al contrario è una Scala instabile o come preferiva dire Laban “labile” poiché le posizioni raggiunte in ogni movimento non possono essere mantenute. Ogni punto raggiunto è un punto di passaggio ed è necessario muoversi contemporaneamente nelle tre dimensioni della Croce Dimensionale. Questo genera uno sbilanciamento del corpo nelle diagonali che vengono esplorate dal corpo oltre lo spazio che realmente riusciamo raggiungere. E’la scala dello spazio tri-dimensionale.

Molto altro ancora ci sarebbe da dire sullo studio di Laban in relazione allo spazio, sembra incredibile ma è così. La sua capacità investigativa sul movimento umano ancora oggi definisce i pilastri della dance composition – movimento, sforzo, flusso – di cui parleremo nella prossima “puntata”.

Continua………

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Fonti e citazioni

thewonderfulworldofdance.com – laban, the man,the technique – 2013 ( 1)

Rudolf Von Laban “L’arte del movimento umano” –  Ephemeria Editrici 1999 (2)

Elena Simonetta – Esame del movimento. L’approccio psicomotorio neurofunzionale – 2013 – Franco Angeli ed (3)

Jean Newlove- John Dalby – Laban per tutti. La teoris del movimentp di Rudolf Von Laban. Un manuale. A cura di Francesca Falcone – 2018 – Dino Audino editore (4)

Università degli studi di Roma “La Sapienza” Facoltà di Medicina e Psicologia Tesi di Laurea Cattedra di Psicofisiologia Clinica Esperienza della danza: spazio personale statico, e dinamica postural – corporea Laureanda: Erica Venturi – Relatore Prof. V. Ruggieri –  Correlatore Prof. L. De Gennaro – Anno Accademico: 2010-2011 (5)

En.wikipidia – Space Harmony (6)

Deborah Bontempi, Emilia Sintoni  Movimento ed espressione corporea per cantanti e performer –  2017 –  Area 51 Publishig 

neuropsicomotricista.it – Martina Sala – Pratica coreologica per lo sviluppo di fattori di protezione ai disturbi di organizzazione spaziale – 2017 – tesi di laurea 

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Gabriella Stazio
Direttore artistico, manager ed insegnante del centro internazionale "Movimento Danza”, fondato a Napoli nel 1979 ed accreditato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come "Organismo di Promozione Nazionale della Danza”. Coreografa e direttore artistico della pluripremiata "Compagnia Movimento Danza" e del "Performing Arts Group". Direttore artistico ed event manager di rassegne, festival, eventi e bandi di danza contemporanea. Promotrice italiana e direttore artistico della "Giornata Mondiale della Danza". Editore di "Campadidanza Dance Magazine". Presidente di "Sistema MeD - Musica e Danza Campania", associazione aderente all’Unione Regionale Agis Campania.