Gaetano Franzese, classe 1962, si è avvicinato alla danza per caso, seguendo in un gruppo di teatro da strada  un’amica che studiava danza nella scuola di Mara Fusco, allora fucina di giovani talenti. La danza lo ha raggiunto, quindi, a circa 18 anni, ma altre forme di espressione artistica, la pittura su tutte, lo animavano e incuriosivano fin da bambino.  In cinque anni di studio ha fatto ciò che altri difficilmente riescono ad ottenere ed è diventato ballerino professionista con esperienze con l’Israel Ballet, stabilendosi poi in Germania nella compagnia di Saarbrücken dove ha danzato creazioni dei principali coreografi contemporanei. Nello stesso tempo non ha mai abbandonato l’interesse e gli studi per la pittura ed ha esposto negli anni in numerose città.

G Franzese

 Che uomo, che artista si è evoluto da queste esperienze ora che da anni vivi e lavori in Germania a Saarbrücken?

Credo di essere una persona duttile, le esperienze di vita e lavoro all’estero mi spingono a vedere le cose con un occhio distaccato e curioso allo stesso tempo, sono napoletano del segno dei gemelli e quindi credo sia possibile tutto e il contrario di tutto. Per oltre dodici anni ho danzato come solista tutto il repertorio della compagnia, conoscere grandi coreografi ed esibirmi in scena sono state esperienze importanti e coinvolgenti ma mi sono anche dedicato allo studio della pittura di scena che unisce le mie due grandi passioni.

Quali sono state le tue esperienze da artista figurativo?

I miei primi passi professionali sono stati in Germania con diverse mostre personali e di gruppo, poi in Slovenia, in Austria, in Italia (Roma, Milano-Galleria Battaglia, Napoli), una mostra di gruppo a New York, Lussemburgo (l’ultima lo scorso anno) e la partecipazione a diversi eventi. Nel 2009 sono riuscito a fondere danza e pittura in Painting Movement, una live performance ideata da Gabriella Stazio al PAN di Napoli con Sonia Di Gennaro che danzava mentre io dipingevo.

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Quali sono i tuoi prossimi progetti, riguardano la danza o la pittura?

Non mi si può richiudere in un unico genere, negli ultimi tempi, pur non abbandonando la pittura che mi accompagna sempre, mi sono dedicato alla regia teatrale. Oggi sono assistente alla regia al teatro di Saarbrücken e seguo molti progetti ma già nel marzo 2013 ho curato la messa in scena della Petite Messe Solemnelle di Rossini nella Chiesa del Cristo Re con le coreografie di Francesco Nappa. Al termine degli impegni che mi occupano in questi giorni in teatro, comincerò il lavoro per la messa in scena dello Stabat Mater di Pergolesi che debutterà a settembre prossimo in cui i movimenti coreografici saranno proiettati su un video in contemporanea all’azione dei cantanti in scena. La regia mi offre un nuovo modo per riuscire a guardare cosa si può mettere in scena mossi da un’idea, quella della musica, che nasce dal profondo…dalla pancia, più che dalla testa. Il mio sogno sarebbe poi portare lo Stabat a Napoli in uno dei magnifici spazi che offre la mia straordinaria città.

Ti manca la danza?

Certo che mi manca! mi mancano le sudate, il lavoro alla sbarra, la disciplina. Ma ritrovo nella regia la comunicazione con gli altri che spesso nel lavoro su te stesso del ballerino si rischia di perdere… e poi, dopo il silenzio e la solitudine del lavoro nell’atelier di pittura, ritrovo l’emozione dell’esibizione  nelle mostre di pittura, negli apprezzamenti del pubblico, negli acquisti dei compratori…. ma alla fine scopri che è tutto, di nuovo, chiuso dentro di te.

Roberta Albano