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Celestial Sorrow di Meg Stuart, un lavoro coinvolgente con complessità irrisolte

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BERLINO – Mercoledì 11 dicembre, presso l’HAU – Hebbel am Ufer, ha debuttato Celestial Sorrow di Meg Stuart, pezzo creato in collaborazione con il visual artist Jompet Kuswidananto.

Sul palco, mentre ancora il pubblico prende posto sugli spalti montati sui quattro lati della sala, Jule Flierl, Gaëtan Rusquet, Claire Vivianne Sobottke – tre performer della Damaged Goods – si muovono molto lentamente, emettendo dei suoni poco udibili, ognuno concentrato su sé stesso più che verso ciò che gli accade intorno. Sembra quasi siano in una sorta di trans, in un viaggio psichedelico accompagnato dalla musica dal vivo di Mieko Suzuki e Ikbal Simamora Lubys.

Passa un uomo con dell’incenso e una piccola radiolina, si abbassano le luci e quando le decine di lampadine che pendono dal soffitto tornano abbaglianti, i performers sono sempre in scena, girano su sé stessi senza spostarsi dal proprio posto. I suoni che emettono sono acuti, a volte sussurri, si tratta di rantoli, gemiti, sospiri, stridolii.

Si avvicinano al pubblico e ognuno di loro prende per mano una persona portandola al centro del palco per poi farla sedere al posto di qualcun altro. Segue un momento in cui il sentimento predominante è l’angoscia. I performer si alternano sul palco tra lamenti e azioni cariche di pathos. 

Dopo un lungo momento di buio, Jule Flierl, Gaëtan Rusquet, Claire Vivianne Sobottke sono seduti a terra. Ognuno di loro evoca immagini e racconta episodi della propria vita. Seguono dei soli che precedono il finale corale, di musica e di speranza.

La prima parte è coinvolgente e, da un punto di vista drammaturgico, più facile da seguire. Complessa la seconda metà, in cui molte immagini – se non si conosce la ricerca della coreografa statunitense – risultano gratuite e senza alcun significato.

Celestial Sorrow è unto spettacolo che tocca diversi stati d’animo, drammatico e divertente allo stesso tempo, in cui la migliore prerogativa è l’uso delle voci e delle luci.

Wednesday December 11th, at the HAU – Hebbel am Ufer, Celestial Sorrow was on. This

piece by Meg Stuart was created in collaboration with the visual artist Jompet Kuswidananto.

On stage, while the audience takes place on the stands set on the four sides of the room, Jule Flierl, Gaëtan Rusquet, Claire Vivianne Sobottke – three performers from Damaged Goods – get to move very slowly, making inaudible sounds, each one focused on itself much more than about what happens around. It almost seems that they are in a sort of trance, in a psychedelic journey accompanied by the live music by Mieko Suzuki and Ikbal Simamora Lubys.

A man goes by with incense and a small radio, the lights are dimmed and when the dozens of bulbs hanging from the ceiling come back dazzling, the performers are still on stage, turning on themselves on the same spot. The sounds they emit are high, some other times whispered. They produce rales, groans, sighs, shrills.

They approach the audience and each one of them takes a person by the hand bringing him to the center of the stage and then having him sat in someone else’s seat. In the following moment the predominant feeling is anxiety. The performers alternate on stage between complaints and actions full of pathos.

After a long moment of darkness, Jule Flierl, Gaëtan Rusquet, Claire Vivianne Sobottke are sitting on the ground. Each one of them evokes images and tells episodes of their life. Solos precede the choral finale, a moment of music and hope.

The first part is engaging and from a dramatic point of view, easier to follow. The second half is complex because many images – if you don’t know Meg Stuart’s kind of research – might seem to have no meaning.

Celestial Sorrow is a show that touches different moods, it’s dramatic and fun at the same time. Its  best prerogative is the use of voices and lights.

Nicola Campanelli

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Nicola Campanelli
Danzatore per la Compagnia di danza contemporanea “Connecting Fingers”, di base a Berlino, dove collabora con coreografi e direttori artistici di fama internazionale. E’ inoltre istruttore di Pilates.