BERLINO  – La prima volta che ho incontrato Daniela Lucato, abbiamo parlato del suo nuovo lavoro, selezionato per la rassegna: The 2015 Expat Expo – A Showcase of Wahlberliner.

Dopo la laurea in filosofia, con una tesi antropologica sulla danza contemporanea, si è trasferita prima a Roma, poi a Wellington e finalmente Berlino, dove lavora come attrice per film e performance teatrali. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo la pièce teatrale a due Call Me Reality del 2013 e, dello stesso anno, il cortometraggio The Birthday, da lei scritto e diretto in mandarino/inglese.

Quando Daniela ha iniziato a parlarmi di Connecting fingers, progetto al quale avrei dovuto partecipare come danzatore, ha súbito catturato il mio interesse e la mia curiosità. Più mi parlava delle sue idee, più tra di noi s’instaurava un’intesa spontanea e un grande spirito di collaborazione.

Il progetto è quello di raccontare, attraverso la danza, le storie di alcuni rifugiati ospiti di campi profughi in Germania.

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Daniela li ha intervistati per cercare di capire il loro legame con il passato, la relazione con il paese d’origine e la loro attuale condizione socio-politica.
Dei loro racconti, ciò che più ha interessato Daniela erano gli approcci emotivi, le cose non dette, i silenzi quando indugiavano su alcuni momenti della loro vita passata, oppure episodi senza nessuna importanza che, visti da lontano, diventano ricordi preziosi.

L’idea, in sintonia con il tema della rassegna teatrale, è nata dalla riflessione sulla condizione temporanea e mai permanente dello stato di rifugiato, che, a prescindere dal proprio background culturale, dalla propria estrazione sociale e dalle esperienze di vissute, sia pure in differenti condizioni politiche, potrebbe riguardare ognuno di noi.

La scelta della danza come strumento, adatto a raccontare le storie dei rifugiati intervistati, è nata dalla considerazione che i corpi hanno stretto legami tra loro e comunicano in modo trasversale, avvicinando culture diverse. Il corpo identifica e crea connessioni emotive e ha una memoria le cui rappresentazioni in movimento si esprimono in forme universali come la musica.

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Ciò che si racconta in scena è dunque un’interpretazione delle emozioni dei protagonisti, delle immagini che le loro parole hanno suggerito, dei ricordi tenaci che sprofondano nelle loro radici. Il danzatore, testimone e tramite, con le sue figurazioni sa dare a tante vicende il riscatto che solo l’arte può dare.

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“Dare forma a queste storie – dice Daniela – è come costruire un mosaico in cui ogni mattoncino è la storia di un uomo singolo che sta vicina a un’altra storia, che è vicina a un’altra storia ancora”.

Per chiunque fosse interessato, lo spettacolo andrà in scena il 3 giugno all’English Theatre di Berlino (http://www.etberlin.de/production/connecting-fingers/).

Connecting Fingers:
Concept and Dramaturgy by Daniela Lucato | Choreography Assistance by Alessio Trevisani | Music Design by David Travers | Cultural Mediation by Kathrine Janetzki | Danced by Liat Benattis, Nicola Campanelli, Ana Cotoré, Martha Hincapié and Maia Pik | Costumes by Laboart | Lighting by Simone Trotta/Brian Pertti | Photo by jpantale

Nicola Campanelli