Associazione T.M.B.
Silvana Lo Giudice, direttrice dell'Associazione T.M.B. di Catania

CATANIA – L’Associazione Danza Accademica T.M.B. nasce nel 1964 all’interno del Teatro Massimo Bellini di Catania, sotto la direzione di Carla Lo Giudice.

È la più antica scuola di danza della città, si avvale di seri e qualificati insegnanti che seguono gli allievi, dal preparatorio al professionismo. Obiettivo della scuola catanese è preparare i propri allievi all’ammissione all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, all’Opera di Roma, alla Scala di Milano e alle più prestigiose compagnie di danza nazionali e internazionali.

L’attuale direttrice dell’Associazione è la Prof.ssa Silvana Lo Giudice. Diplomata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, ha fatto parte del Corpo di ballo Stabile del Teatro Massimo Bellini ricoprendo ruoli di solista e prima ballerina.

L’abbiamo raggiunta telefonicamente per chiedere la sua opinione circa l’imminente riapertura delle scuole di danza private.

Lunedì 25 maggio riapriranno finalmente le scuole di danza private. Che tipo di strategia metterà in atto per far ripartire l’attività dell’Associazione Danza Accademica T.M.B.?

All’Associazione Danza Accademica T.M.B. abbiamo già adottato tutte le misure precauzionali necessarie, ciononostante la paura del contagio è ancora molto forte. Ho sentito i genitori delle mie allieve e, come è comprensibile, molti non vogliono riportarle a scuola.

Qui in Sicilia il virus è arrivato in ritardo rispetto al resto del paese e con conseguenze meno gravi del nord d’Italia. La gente è comunque molto spaventata e dunque poco propensa a portare le proprie figlie a danza.

Per quanto riguarda la mia scuola, per il momento non riapriremo. Anche altri colleghi, con cui mi sono confrontata, hanno deciso di aspettare per il momento e non riaprire il 25 maggio.

Ritiene che le misure sanitarie previste per la riapertura siano adeguate?

No, purtroppo ho riscontrato una gran confusione sull’argomento. Non si può riaprire senza aver prima fatto chiarezza su quali siano le linee guida ufficiali. Confrontandomi con alcuni miei colleghi, ci siamo resi conto che le stesse indicazioni sulle distanze da mantenere, in metri, sono poco chiare.

In più, non vi sono linee guida uniche per tutti: spesso variano da regione a regione. Ma le modalità di trasmissione del virus sono le stesse in ogni regione di Italia. C’è troppa poca chiarezza a riguardo e questo accentua il senso di insicurezza.

Il saggio di fine anno dell’Associazione T.M.B. era previsto per il prossimo 21 giugno. Pensa di posticiparlo?

Le madri ed i padri delle nostre allieve sarebbero molto felici di applaudire le proprie figlie durante il saggio di fine anno. Questo sarebbe un incentivo per consentire alle nostre ragazze di tornare ad allenarsi in sala.
Purtroppo, però, mi rendo conto che non siamo in grado di andare in scena il 21 giugno, ricominciando ad allenarci solo il 25 maggio.
Abbiamo perso tre mesi di studio della danza, per cui il saggio quest’anno salta. Al momento è rimandato all’anno prossimo.

Inoltre, la difficoltà di affrontare il saggio a giugno non riguarda solo la preparazione delle nostre allieve, ma anche le operazioni di sanificazione del teatro. Per poter andare in scena in tutta sicurezza c’è bisogno che il teatro sanifichi le poltrone, la platea, i camerini, il palco, tutta la struttura. Ciò non può essere fatto in così breve tempo.

In circostanze normali, in queste settimane ci si avvia alla chiusura dell’anno scolastico. Ripartire adesso, a fine maggio, cosa comporta? Era forse meglio riaprire direttamente a settembre?

Credo che questa riapertura sia troppo affrettata, anche riaprire a settembre sarebbe troppo presto.
Forse è stata una scelta un po’ forzata poiché alla crisi sanitaria ha fatto seguito ben presto quella economica. È necessario che il paese riparta, tutti noi vogliamo riprendere le nostre attività, ma dobbiamo farlo nel rispetto delle norme sanitarie. Ripartire non significa che il virus è stato sconfitto. Bisogna fare attenzione ora più di prima.

Come ha affrontato l’allenamento quotidiano con gli allievi dell’Associazione T.M.B. durante i mesi di emergenza sanitaria? Ha utilizzato la didattica online?

Si, abbiamo adoperato piattaforme di streaming per fare lezione con le ragazze più grandi. Per le nostre allieve più piccine, che magari hanno difficoltà a seguirci in streaming, abbiamo registrato delle piccole lezioni di gioco danza o dei video di fiabe danzate.

Il problema reale è conciliare le lezioni di danza con la didattica scolastica. Le nostre allieve più grandi frequentano le scuole medie e le superiori, anche questa didattica si è spostata online. Per di più sono iscritte ad istituti diversi ed ognuna ha orari di lezioni differenti, sia di mattina che di pomeriggio. Dunque non è facile trovare un momento della giornata in cui tutte le allieve dello stesso corso siano libere dagli impegni scolastici.

Il contatto fisico gioca un ruolo fondamentale nella danza, soprattutto nell’insegnamento. Quanto può essere efficace, secondo lei, la didattica online per lo studio di quest’arte?

Personalmente ritengo che lasci il tempo che trova. In principio, non ero molto propensa all’utilizzo di tali piattaforme di streaming. Poi però abbiamo intuito che l’emergenza non sarebbe passata tanto in fretta e ci siamo adattati anche noi, soprattutto per mantenerci in contatto con le nostre ragazze.

Abbiamo deciso però, di svolgere delle lezioni basilari di tecnica, giusto per non perdere forza muscolare. Il pericolo della didattica a distanza è che le nostre allieve possano assumere posizioni scorrette, magari anche dannose, e che nessuno possa correggerle. Per cui bisogna andarci molto cauti.

Crede che il distanziamento sociale modificherà il modo di insegnare la danza, anche dopo che l’emergenza sarà passata?

Si dovrà cambiare tutto: per poter rispettare il distanziamento sociale un corso di veniti allievi, per esempio, dovrà essere diviso in tre gruppi. Si dovrà dunque rivedere tutto il calendario dei corsi, trovare orari che consentano la frequenza a tutti gli allievi, nel rispetto delle norme sanitarie.

Sarà dura, temo che molti allievi non torneranno.

Non tutte le scuole di danza private hanno la stessa natura giuridica. Alcune sono organizzate come associazioni sportive dilettantistiche, altre come associazioni culturali, altre ancora come piccole aziende. Di conseguenza alcune rispondono ai provvedimenti e alle tutele previsti dal Ministero dello Sport, altre no. Lei cosa ne pensa?

L’Associazione T.M.B. non è una associazione sportiva dilettantistica, per cui non segue le direttive del CONI. Io sono diplomata all’Accademia Nazionale di Danza e ritengo che la danza sia un’arte, non uno sport. Perciò non ho mai avuto intenzione di configurare la mia scuola come un’associazione sportiva dilettantistica.

Però, in assenza di una normativa specifica sull’argomento, molte scuole hanno dovuto arrangiarsi come meglio potevano. Dunque il CONI è stato senz’altro la soluzione ad un vuoto normativo, ma non ritengo che sia corretto per una scuola di danza configurarsi come associazione sportiva.

L’Accademia T.M.B. è iscritta all’AIDAF, ha assistito alle dirette Facebook della presidente Amalia Salzano? Cosa ne pensa dell’attività che sta svolgendo AIDAF per le scuole di danza private?

Ammiro Amalia Salzano per il suo impegno costante in questa battaglia.
Purtroppo molti genitori non si informano sulla preparazione degli insegnanti di danza prima di iscrivere i propri figli. Spesso, infatti, nella scelta della scuola di danza l’aspetto economico ha più peso della salute dei propri ragazzi.

AIDAF svolge un importante lavoro per le scuole di danza private e sta ottenendo risultati concreti. Amalia Salzano e le sue collaboratrici sono persone serie e competenti e dialogano da anni con le istituzioni affinché sia fatto ordine nel mondo delle scuole di danza. Purtroppo, molti non immaginano che per ottenere risultati concreti, come sta facendo AIDAF, c’è bisogno del lavoro di anni.

Secondo lei, cosa si potrebbe fare per migliorare la condizione delle scuole di danza in futuro, oltre il momentaneo momento di emergenza?

È necessario creare un albo degli insegnanti di danza e tenere così un registro preciso delle scuole private presenti sul territorio.

C’è il rischio concreto che molte scuole di danza private non riescano a ripartire dopo questi mesi di chiusura. Ritiene che i provvedimenti adottati dal Governo sin ora siano sufficienti?

Le associazioni sportive hanno ottenuto delle tutele in questo periodo di emergenza da parte dello Stato. L’Associazione T.M.B. è un’associazione culturale, categoria che è troppo spesso dimenticata dallo Stato.

Purtroppo al momento la situazione non è delle più rosee: gli allievi delle scuole di danza stanno diminuendo drasticamente già in queste settimane. Molte scuole non riusciranno più ad aprire, soprattutto quelle che svolgono la propria attività in strutture piccole.
Io ho la fortuna di lavorare in una struttura molto grande, un palazzo storico. Abbiamo quattro sale di danza con soffitti molto alti. Ma chi lavora in strutture piccole non riesce a pagare le utenze se gli allievi non si iscrivono più.

Tutto ciò deve cambiare e in questo confido molto nell’AIDAF.

Il Coronavirus ha danneggiato ogni settore: quale ripercussioni immagina ci saranno nel mondo della danza, tutto, nei mesi e negli anni avvenire?

Io temo che dovremo convivere ancora a lungo con questo virus. È difficile immaginare cosa ci aspetta, ci sono tanti scenari possibili. Da questa emergenza potrebbe derivare anche una rinascita, lo spero.

Aspetto di vedere, con molto ottimismo, cosa accadrà nei prossimi mesi.

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Mariavittoria Veneruso
Ballerina, performer e giornalista pubblicista interessata a divulgare la storia e le teorie della danza. Laureata in Discipline della Musica e dello Spettacolo all’Università Federico II di Napoli.