In foto, Antonella Bertoni. Una delle danzatrici e coreografe più importanti della danza italiana.
In foto, Antonella Bertoni. Una delle danzatrici e coreografe più importanti della danza italiana.

Antonella Bertoni è una danzatrice e coreografa, protagonista della danza italiana a partire dai primi anni ’90. Nata a Roma, città nella quale inizia la sua formazione artistica, si trasferisce nel 1987 a Parigi, dove lavora con Carolyn Carlson (1988-1993), e incontra Michele Abbondanza, compagno del futuro percorso artistico. Nel 1995 fonda assieme ad Abbondanza, la Compagnia Abbondanza/Bertoni ( http://www.abbondanzabertoni.it/ ), riconosciuta come una delle realtà artistiche più prolifiche del panorama italiano, che affianca alla creazione di spettacoli, un percorso di formazione e di ricerca del teatro danza contemporaneo.

I riconoscimenti

Tra i riconoscimenti: premio Danza&Danza 1996 come “miglior interprete”, premio Eti-Stregagatto 97/98 (Romanzo d’infanzia) e Premio Danza&Danza 2017 come miglior produzione italiana dell’anno (La morte e la fanciulla). In qualità di coreografa ospite crea per la compagnia Aterballetto Figli d’Adamo (2000) e per il Teatro dell’Opera di Roma, Addio Addio (2011) e Cerimoniale (2012). Partecipa al film di Bernardo Bertolucci, Io ballo da sola (1995), è tra i protagonisti delle coreografie create per Vieni via con me, trasmissione televisiva di Fabio Fazio e Roberto Saviano (Rai 3, 2010) e Abbondanza Bertoni Un film ballato, realizzato da RaiCultura per la regia di Felice Cappa e andato in onda nel 2015 su Rai5.

Le creazioni

Firma e interpreta più di trenta creazioni, tra le quali ricordiamo il solo Try, il progetto Ho male all’altro, trilogia sulla tragedia greca (Alcesti, Medea, Polis), il progetto biennale per 12 danzatori La densità dell’umano (La massa e A libera figura), il progetto Biologico che accosta interpreti speciali caratterizzati da forti segni: fisici, come nel caso de Le fumatrici di pecore e Il groppo o biologici come in Scena Madre che la vede in scena con la madre ottantenne.

Affianca Michele Abbondanza nella creazione del suo primo solo I dream; ritorna in scena del 2016 per Gli orbi (quintetto che indaga i vizi e le debolezze della natura umana) e cura le coreografie e la composizione de La morte e la fanciulla, Erectus, Pelleas e Melisande, Balli Plastici Remix (rivisitazione dello storico spettacolo di Fortunato Depero del 1918) e Clown Time, spettacolo di Teatro musicale vincitore del Fringe, II Edition/ Fondazione Haydn.

Le attività

Dà vita alla P I C C O L A Compagnia Abbondanza/Bertoni, un progetto ambizioso di costituzione di un nucleo stabile di giovanissimi, con loro mette in scena:  Il Ballo del Qua, spettacolo interpretato da 7 bambini (7-10 anni) per una platea di pubblico adulto (Rovereto, febbraio 2012), Terza Generazione, ultimo capitolo dello spettacolo Duel ispirato al libro della Genesi (2014), Sequenze per il futuro, esito del progetto di residenza con i ragazzi dal nome Schiudere uno spazio realizzato nell’ambito del Festival Pergine Spettacolo Aperto 2015.

Dal 2008 dirige Scuola d’Azione, progetto dedicato all’insegnamento e alla formazione di adulti e bambini, presso il Teatro alla Cartiera di Rovereto, dove la compagnia è in residenza. Per i lettori di Campadidanza, poter assaggiare il suo pensiero circa la “metamorfosi” della danza e dello spettacolo dal vivo in tempi di pandemia, è un grande privilegio.

Leggiamo come risponde alle domande della nostra Inchiesta Covid-19/Si cambia danza.

Il Coronavirus è arrivato qui dall’altra parte del mondo costringendo le città ad implodere nelle proprie mura. Ha travolto tutti i settori e stavolta le istituzioni non hanno potuto nascondere la polvere sotto il tappeto. Ripercorrendo i decreti di questa emergenza, Antonella Bertoni pensa che lo spettacolo dal vivo e la danza siano stati tutelati?

Le istituzioni si sono trovate a gestire una situazione molto complessa e il mondo dello spettacolo dal vivo non era di certo prioritario nell’ordine dei problemi che bisognava risolvere per far fronte all’emergenza, con un sistema sanitario in ginocchio prosciugato da anni di discutibile politica. Qualche cosa è stato fatto, e si sta facendo a tutela del nostro comparto, in modo confuso e un po’ goffo, alla nostra maniera italiana. Quello che emerge con sempre maggiore consapevolezza è l’urgenza di un ripensamento sistemico del settore.

Agire come categoria unita. Pare sia stato il buon auspicio di tutti, dai primi lockdown; e pare sia considerata ora la sola strada da cui ripartire e ricostruirsi. Secondo Antonella Bertoni, ci sono state azioni concrete in tal senso?

Citando Elias Canetti: “Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi delle loro distanze”, uniti si fa la forza, si sa! Ci sono azioni concrete, tavoli di lavoro e confronto, importanti tracce di consapevolezza che spero si consolidino, e che sono state possibili in questo momento grazie al tempo del “non dover fare” che ci siamo trovati in regalo. Dall’altro canto vedo il mondo politico affaticato dalla gestione della situazione e non proprio in tema di cambiamento e rinnovamento…   

Se le venisse chiesto di indicare una linea operativa di ripartenza, cosa suggerirebbe?

Istintivamente mi verrebbe da rispondere con una battuta: ti direi che per ripartire bisognerebbe essersi definitivamente fermati e gli artisti sono H24, non si fermano mai. Certo, sono drammaticamente saltate tutte le programmazioni, e ancora oggi ci è vietato lavorare, ma in questo indubbio stato di costrizione, per una categoria poi che fa dello spazio e dell’incontro con il corpo dell’altro, il suo sapere e la sua forma, ognuno di noi ha nutrito e ripensato il suo lavoro. Chi ha preferito mantenere, lì dove possibile, le attività iniziate, trasformandole e attraverso la rete mantenere il contatto con la sua comunità; chi è entrato in uno spazio di studio, di elaborazione, chi di progettazione.

Sono e saranno, a mano a mano, le condizioni ad indicarci una via possibile di progettazione, a partire dall’andamento e dall’auspicabile allontanamento della pandemia (di questo odioso, microscopico e soprattutto non-pagante spettatore). In ascolto a quello che potremo fare e, come sempre, facendo di necessità virtù, daremo forma all’urgenza che ci muove.

Considerando le criticità sociali e culturali portate in auge dall’emergenza, quanto, secondo lei, saranno condizionate le prossime proposte artistiche?

Molto. Gli artisti sono una cartina tornasole della società e del tempo in cui vivono; a volte inconsapevoli della reale portata delle loro opere, per quanto riguarda la visione e le possibili trasformazioni di chi vede, riscrivono il mondo mettendo in luce spaccati di vita spesso più vera di quella del mondo reale. Questa pandemia ci lascerà trasformati, forse più di quanto ci rendiamo conto, il “prima” è già passato, è un ricordo, siamo in un presente carico di futuro, incerto. Come sempre del resto.

Gli artisti sono spesso troppo radicali nelle loro posizioni; la politica, invece, sembra promettere più di quanto poi realizza. Rispetto ad un tema comune, ossia la cultura, lei pensa che artisti e politici facciano il massimo per venirsi incontro?

Il termine “cultura” andrebbe ripensato, ri-chiarendone i contorni, per ridare lustro e valore a una parola un po’ banalizzata che contiene invece grandi potenzialità per la crescita e lo sviluppo sociale e economico di un paese. Per venirsi incontro forse bisogna assomigliarsi un po’ e il politico è l’ossimoro dell’artista. Il politico infatti per sua natura promette più di quanto sappia di poter realizzare.

L’artista invece realizza in corso d’opera, forse molto più di quanto avrebbe potuto mai promettere. L’incontro è auspicabile ma la natura dei due soggetti, non rende facile il rapporto e li tiene a distanza.  E infatti ancora non si intendono sul termine “cultura”…

Inchiesta Covid-19/Si cambia danza

Trentino – Alto Adige

C.ia Abbondanza/Bertoni

Compagnia

Rovereto (TN)

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Luigi Aruta
Danzatore, docente di danza e chinesiologo. Opera come performer e giovane autore in Borderline Danza di Claudio Malangone e collabora come danza-educatore con enti e associazioni. Attivo nel campo della ricerca pedagogico-didattica, porta avanti un'indagine sui vantaggi della danza come dispositivo di adattamento cognitivo e sociale.