Alba De Miguel - ph. Cyan

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BERLINO – Sempre nell’ambito dell’inchiesta che stiamo conducendo circa i cambiamenti che hanno travolto la danza e gli operatori del settore, ho intervistato Alba De Miguel, danzatrice formatasi al SEAD e membro della cie toula limnaios presso l’Halle Tanzbühne Berlin, la quale ha condiviso con noi le sue impressioni e la sua personale esperienza relativa a quest’ultimo anno.

Alba, dall’intervista al tuo collega Daniel Afonso emerge un quadro quasi rassicurante del periodo, purtroppo ancora in corso, segnato dal COVID 19. Qual è la tua posizione in merito e le ripercussioni che la pandemia ha avuto sulla tua vita professionale?

Di sicuro quella di Daniel, così come anche la mia, è una posizione privilegiata. Da marzo ad oggi, a parte la sospensione delle attività durata esclusivamente un paio di settimane, la nostra vita professionale non ha subito grandi scossoni. La fortuna di lavorare in Germania, infatti, ci ha consentito di guadagnare lo stipendio di sempre e, grazie alla politica in difesa delle imprese e dell’economia nazionale, di tornare subito in sala e in teatro con i dovuti accorgimenti.

Possiamo dire, quindi, che stai vivendo questo momento di crisi senza grandi difficolta?

No, non sarebbe esatto. Essendo spagnola, quando a marzo qui tutto procedeva come sempre, a me arrivavano notizie allarmanti dalla mia famiglia. Questa situazione, durata qualche settimana, mi stava confondendo moltissimo.

Vedere che qui a Berlino tutti si comportavano come sempre, mentre nel mio Paese morivano a migliaia e già venivano adottate misure di sicurezza per contenere il diffondersi del contagio, mi faceva sentire insicura. Ricordo che, in quel periodo, stavamo lavorando con degli adolescenti con i quali avremmo dovuto esibirci alla Konzerthaus Berlin. Oramai non mi sentivo più a mio agio, ma non riuscivo a capire se stessi reagendo in modo esagerato o se qui non si rendessero ancora conto di ciò a cui si stava andando incontro.

Quando lo spettacolo fu cancellato, ebbi la conferma che si trattava di qualcosa di serio. Passati due giorni dalla data in cui ci saremmo dovuti esibire, tornammo a lavorare all’Halle Tanzbühne e, in quell’occasione, i miei colleghi e io parlammo con la nostra coreografa per esprimerle le nostre paure. Fu così che sospendemmo le prove un po’ prima del lockdown.

Come siete potuti tornare a lavoro a seguito di una pausa così breve? Dopo soltanto due settimane avete ripreso tutto normalmente?

Siamo potuti tornare a provare quasi subito perché, Toula Limnaios, che è un’artista piena di passione e di idee, ha pensato di montare uno spettacolo fatto esclusivamente di soli. Lavorando con lei singolarmente, non abbiamo avuto problemi di distanziamento.

Personalmente, posso dire che è stato un vero piacere tornare a danzare, sento ancora la gioia che ho provato nel muovermi in uno spazio grande, un luogo che non fosse casa. Da questo punto di vista, avendo la fortuna di lavorare all’Halle Tanzbühne, che è a nostra completa disposizione, siamo potuti tornare in scena quest’estate con un’esibizione all’aperto e ottobre con Tell me a better story, lo spettacolo di soli.  

Quali sono le cose di questa situazione che, malgrado i vantaggi di lavorare in Germania per una famosa compagnia di danza, ti affliggono?

Ci sono diverse cose che se mai questa situazione dovesse durare ancora a lungo non so se riuscirei a sopportare ancora. Dal punto di vista professionale, il fatto di non poter avere ‘contatti’ con i miei colleghi e di non poter danzare e improvvisare liberamente è frustrante. Relativamente alla mia vita privata, invece, il fatto di non poter viaggiare, di non poter tornare in Spagna quando ne ho voglia e di vedere i miei cari, è la cosa che più mi pesa. 

E rispetto al futuro? Hai progetti o desideri?

No, in questo momento non si può pensare al domani né a realizzare sogni, perché le cose, come abbiamo visto, cambiano da un giorno all’altro rendendo impossibile ciò che un momento prima era possibile. L’unico desiderio che ho è quello di tornare alla ‘normalità’.

Beh, allora auguro a te, ma anche a tutti noi, di tornare presto alla ‘normalità’. Grazie Alba e in bocca al lupo un futuro che oggi è difficile persino immaginare.
Alba De Miguel – ph. Álvaro Sainz

Continuing with my investigation into the changes that have overwhelmed dance and those who work in the field, I interviewed Alba De Miguel, a dancer who graduated at SEAD and member of the cie toula limnaios at the Halle Tanzbühne Berlin. She shared her impressions and her personal experience of this year.

Alba, from the interview with your colleague Daniel Afonso, an almost reassuring picture of this period (marked by COVID 19, which is unfortunately still ongoing) emerges. What is your position on this and the repercussions that the pandemic has had on your professional life?

Certainly Daniel’s position, as well as mine, is a privileged position to be in. Since March until today, despite the suspension of our jobs, which only lasted a couple of weeks, our professional life has not undergone any major shocks. The good fortune of working in Germany, in fact, allowed us to earn our usual salary and, thanks to the policy which protected companies and the national economy, we were able to return immediately to the Halle Tanzbühne, however, with the necessary precautions.

Could you say then that you are experiencing this moment of crisis without much difficulty?

No, that would not be correct. I am Spanish and in March, whilst everything was still going on as usual here, I received alarming news from my family at home. The situation, which lasted a few weeks, was very confusing me. The fact that here in Berlin everyone was behaving as always, whilst in my country thousands were dying and safety measures were already being taken to contain the spread of the infection, made me feel insecure.

I remember at that time we were working with some teenagers who we were supposed to perform with at the Konzerthaus Berlin. By that point, I no longer felt at ease, but I could not understand if I was overreacting or if here, people still did not realize what was happening. When the show was canceled, I had confirmation that it was something serious. After two days from the date we were due to perform, we went back to work at Halle Tanzbühne and, on that occasion, my colleagues and I talked to our choreographer to express our fears. And so, we suspended rehearsals a little before the lockdown.

How did you get back to work after such a short break? Did everything go back to normal after two weeks?

We were able to go back to rehearsing almost immediately because Toula Limnaios, who is an artist full of passion and ideas, decided to put together a show made exclusively of solos. Working with her individually, we had no distancing issues. Personally, I can say that it was a real pleasure to go back to dancing, I still feel the joy I felt in moving in a large space, a place that was not home. From this point of view, having the good fortune of working at Halle Tanzbühne, which is at our complete disposal, we were able to return to the scene this summer with an outdoor exhibition and then in October with “Tell me a better story”, the solos show.

What are the things about this situation that, despite the advantages of working in Germany for a famous dance company, afflict you?

There are several things that, if this situation were to last a long time I don’t know if I would be able to endure any longer. From a professional point of view, the fact of not being able to have ‘contact’ with my colleagues and not being able to dance and improvise freely is frustrating. Regarding my private life, however, the fact of not being able to travel, not being able to return to Spain when I feel like it and to see my loved ones, is the thing that costs me most.

What about the future? Do you have any plans or wishes?

No, at this moment we cannot think about tomorrow or make dreams come true, because, as we have seen, things change from day to day making impossible what was possible a moment before. The only desire I have is to return to ‘normality’.

Well, then I wish you, but also all of us, to return to ‘normality’ soon. Thanks Alba and good luck for a future that today is difficult even to imagine.

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