Alla soglia dei centouno anni è morta Anna Halprin una protagonista della danza americana che ha influenzato, nell’arco della sua lunghissima attività, intere generazioni di artisti e performer. Nata con il nome di Anna Schuman nell’Illinois, di origine ebraica, la Halprin acquisterà il cognome del marito, Lawrence Halprin, architetto paesaggista che sposa nel 1940. Da giovane studia danza avvicinandosi allo stile di Isadora Duncan e Ruth St. Denis. Grazie agli studi all’University of Wisconsin viene a contatto con i principi della danza educativa di Margaret H’Double e inizia a seguire i seminari con Martha Graham, Doris Humrphrey e Hanya Holm organizzati nei mesi estivi al Bennington College.

La danza come architettura del movimento

La sua attività si indirizza verso un approccio anticonformistico alla danza e incentrato sull’improvvisazione e l’analisi anatomica del movimento. Negli anni tra il 1941 e il ’43 studia con il marito alla Graduate School of Design di Harvard dove ha la possibilità di entrare in contatto con i membri fondatori della Bauhaus quali Walter Gropius e Lazlo  Moholy-Nagy sviluppando la composizione della danza in termini di linee, volumi, superfici. Nel 1955 fonda il San Francisco Dancers’ Workshop, un gruppo multidisciplinare che svolge la sua attività sul dance deck, palcoscenico di legno sospeso tra gli alberi, creato insieme al marito.

Per lei il pubblico doveva partecipare attivamente

Avvicina al metodo improvvisativo molti danzatori della generazione che darà vita alla post-modern dance all’interno del Judson Theater, tra cui Simone Forti, Yvonne Rainer e Trisha Brown che partecipavano ai suoi workshop. Nell’ambito di una presa di distanza dai codici della modern dance e dei luoghi tradizionali dello spettacolo, la Halprin promuoveva, come tutta l’arte e la musica a lei contemporanee, la costruzione di un nuovo rapporto con il pubblico che doveva partecipare in maniera interattiva con i performer per superare i confini tra arte e vita.  

La Halprin sviluppava un lavoro sullo studio del movimento naturale, quotidiano, come materiale creativo, valorizzando la soggettività, ripudiata in quegli anni da Alvin Nikolais e Merce Cunningham. Negli anni Settanta la metodologia della Halprin venne adottata anche dal collettivo del Grand Union a New York, nato dai primi interpreti della post-modern dance, di cui è riconosciuta come madre spirituale: Steve Paxton, Yvonne Rainer, Trisha Brown, David Gordon, Barbara Dilley. Influenzò anche la contact improvisation attraverso l’enfatizzazione dell’interazione estemporanea tra i danzatori. Si ricorda a questo proposito l’esercizio definito Wonderworm (verme prodigioso) che si lega alla catena di movimenti che nasce in un gruppo sul cedere e prendere il peso del corpo dei membri tra loro.

Una danza impegnata nel sociale

Negli anni Sessanta le sue coreografie affrontarono tematiche sociali incentrate sulla gestualità della vita quotidiana in Apartment 6 (1965), sui valori politici in Parades and Changes (1965), sulla relazione con il pubblico in Myths (1967- 68), sulla disuguaglianza razziale in Ceremony of Us (1969). Nel secolare percorso della sua vita ha sconfitto il cancro negli anni Settanta ed ha iniziato ad elaborare metodi di terapie riabilitative che hanno dato slancio alle pratiche più moderne della danzaterapia.

Tra le sue ultime creazioni ricordiamo un lavoro per cinquanta anziani sulle sedie a dondolo: Seniors Rocking nel 2005. Con Anna Halprin la danza del terzo millennio perde una personalità illuminata che ha guidato la danza occidentale con la sua mente vivace, aperta, e la sua grande vocazione pedagogica.

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Docente di danza classica abilitata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, critico di danza, studiosa e docente di storia della danza, autrice di saggi e monografie sulla danza. Ballerina professionista fino al 1982, è laureata al DAMS dell’Università di Bologna in “Semiologia dello Spettacolo”. Dal 1990 al 2014 è vicedirettrice dell’associazione Movimento Danza di Gabriella Stazio. E’ inoltre socio fondatore di AIRDanza - Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza.