Patrick Dupond ci ha lasciato troppo presto, a soli 61 anni, “per una malattia fulminante”, così annuncia il suo entourage il 5 marzo. La sua straordinaria carriera si è svolta tra le storiche mura del Palais Garnier, all’interno della compagnia di ballo dell’Opéra di cui è stato anche un giovane direttore, ed ha spaziato sui principali palcoscenici internazionali con una figura di ballerino virtuoso, eclettico ed eternamente scapigliato.

A soli 21 anni diventò étoile

Era nato il 14 marzo del 1959 a Parigi e, dopo essere entrato a 10 anni nella scuola, a soli 16 anni diventa professionista nella compagnia parigina e dopo poco vince in maniera strabiliante il prestigioso “Grand Prix” del Concorso Internazionale di Varna con la variazione di Alì dal Corsaire di Petipa.

In soli tre anni, dopo aver ballato nel ruolo del buffone di corte nel Lago dei Cigni a fianco di Natalia Makarova e Rudolf Nureyev e superando brillantemente i rigorosi esami interni stabiliti dalla gerarchica organizzazione dell’Opéra, diventa primo ballerino. Il 30 agosto del 1980, a 21 anni, viene nominato étoile anche a seguito del successo ottenuto nell’interpretazione di Vaslav,  balletto creato per lui da John Neumeier.

Michel Denard fu il suo modello artistico

La carriera brillante e veloce lo porta a confrontarsi subito con i coreografi più carismatici della sua epoca: Maurice Béjart, Roland Petit, Alvin Ailey e Rudolf Nureyev con cui non sempre ebbe un rapporto sereno negli anni della direzione del ballerino russo nella compagnia francese. In quel periodo dichiarerà di non sentirsi amato dal direttore che, dai 45 spettacoli all’anno, lo impegnerà solo per un numero minore di serate.

Gli studi di danza, valorizzati da un fisico dotato, un volto espressivo, bello e mutevole, furono intensamente vissuti grazie alla straordinaria dedizione per il maestro che lo seguirà per tutta la vita, Max Bozzoni, ex ballerino étoile dell’Opéra deceduto nel 2003.

Il suo modello artistico, però, è stato il suo straordinario predecessore Michael Denard, anch’egli ex ballerino étoile dell’Opéra, nato a Dresda. Spesso hanno danzato insieme ed emblematico è stato in Romeo e Giulietta il Mercuzio interpretato da Dupond al fianco del Romeo-Denard pochi mesi prima del suo saluto alle scene nel 1989.

Il debutto italiano al Teatro dell’Opera

Nella sua lunga vita artistica danzerà tutto il repertorio classico ottocentesco a fianco di ballerine quali Noëlla Pontois, Sylvie Guillem, Isabelle Guérin o le più giovani Marie-Claude Pietragalla e Monique Loudières. Dupond debuttò giovanissimo in Italia al Teatro dell’Opera di Roma dove sostituì in pochissimo tempo Mikhail Baryshnikov nella Dama di Picche di Roland Petit. Successivamente è intervenuto molte volte nei Galà del Festival di Spoleto, ha danzato con la compagnia dell’Opéra nel Don Chisciotte di Nureyev, Lo Schiaccianoci all’Arena di Verona con Anna Razzi ed Elisabetta Terabust. Memorabile la sua interpretazione di Albrecht in Giselle che Vittoria Ottolenghi definì “un’invenzione” di un principe ragazzo, immaturo, irresponsabile ma struggente e accattivante.

Indimenticabile la sua interpretazione del Boléro

Indimenticabile, per la critica francese, la sua interpretazione del Boléro di Bejart che gli affiderà un altro ruolo originale: quello della ballerina en travesti nella sua Salomé del 1986. Dupond con le sue interpretazioni vibranti, alle volte adolescenziali, ma anche spregiudicate, segna la svolta della compagnia dell’Opéra dalla generazione che aveva come modello ancora prevalentemente le produzioni dei Ballets Russes, alla generazione che affronta il repertorio di Petipa nelle riproposte coeve di Nureyev, Bourmeister, Polyakov. Dupond, inoltre, affronta coreografie neoclassiche o moderne nelle opere di Maurice Bèjart, Roland Petit, Neumeier, Kylian, Robbins e Forsythe che avrà modo di presentare anche come direttore di compagnia. Infatti nel 1988, passando al ruolo di ballerino ospite all’Opéra, dirige la compagnia del Ballet Français de Nancy.

Nel primo anno di attività portò la compagnia a livelli internazionali, con tournée negli Stati Uniti e Giappone, con un organico di trenta danzatori, ricambi continui di maestri ed un repertorio che proponeva le coreografie di giovani coreografi quali Thierry Malandain e Ulysses Dove, già danzatore di Alvin Ailey e “forsythiano” di vocazione.

Diventò direttore della Compagnia dell’Opéra dopo Nureyev

Il successo di questa esperienza lo porterà ad essere nominato dal Ministro della Cultura francese, Jack Lang e dal presidente dell’Opéra, Pierre Bergé, direttore della compagnia dal 1990 al 1995, come erede di Rudolf Nureyev. Il contratto richiede l’obbligo di lavorare per otto mesi nella compagnia parigina e danzare per venti spettacoli, lasciandolo libero di proseguire la carriera di star internazionale. Dichiarerà, nelle interviste successive alla sua nomina, di non voler creare ingiustizie nella distribuzione dei ruoli.

Tra le sue scelte artistiche ci sembra notevole la proposta nel 1994, per la prima volta in Europa, di Till Eulenspiegel, su musica di Richard Strauss. Si trattava dell’ultima coreografia di Vaslav Nižinskij, rappresentata solo nel 1916 nella sua tournée americana in cui si avvicinò all’espressionismo, nella ricostruzione di Millicent Hodson e Kennet Harcher che già avevano lavorato alla ricostruzione de Le Sacre du Printemps. Con i capelli a spazzola e tutto di verde vestito, Dupond interpretò un Till buffonesco e spiritoso.

Nel 2000 l’incidente d’auto che gli cambiò la vita

Nel 1995 lasciò in polemica la direzione della compagnia e continuò la sua attività con il gruppo Dupond et ses Stars, con Sylvie Guillem, Monique Loudières, Fanny Gaida, Manuel Legris, Jean-Marie Didiere con cui girerà in molti paesi per vari anni. Nel 1999 viene insignito del titolo di Chevalier de la Légion d’honneur. Ma da allora inizia un periodo difficile e sfortunato: nel 2000 ha un gravissimo incidente d’auto in cui rimedia oltre cento fratture. La ripresa sarà lenta e dolorosa portandolo ad abbandonare le scene e a fare uso di psicofarmaci per sostenere la lunga riabilitazione, effettuata sempre con l’aiuto del suo maestro Max Bozzoni.

Nel 2018 partecipa come giurato alla versione francese di Ballando con le stelle ma la lontananza dalla danza, che lo aveva accompagnato fin dalla prima infanzia, ha reso senz’altro tristi gli ultimi anni di un’esistenza che era invece stata incredibilmente luminosa per il balletto francese.

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Roberta Albano
Docente di danza classica abilitata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, critico di danza, studiosa e docente di storia della danza, autrice di saggi e monografie sulla danza. Ballerina professionista fino al 1982, è laureata al DAMS dell’Università di Bologna in “Semiologia dello Spettacolo”. Dal 1990 al 2014 è vicedirettrice dell’associazione Movimento Danza di Gabriella Stazio. E’ inoltre socio fondatore di AIRDanza - Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza.