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A Roma, Ariella Vidach porta in scena la danza che esplora la robotica e la realtà aumentata

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Roma_ La stagione 2019/2020 del Teatro Vascello è ricca di appuntamenti, tra questi vedremo in scena il 4, 5 e 6 ottobre con il Balletto di Roma, HU_robot, coreografia di Ariella Vidach che esplora la robotica e la realtà aumentata, aprendo lo spazio scenico a inedite possibilità percettive.

Spettacolo in atto unico

Ideazione e Regia ARIELLA VIDACHCLAUDIO PRATI

coreografia di Ariella Vidach

in Co-Produzione con
LIS LUGANO IN SCENA
ARIELLA VIDACH AIEP / AVVENTURE IN ELICOTTERO PRODOTTI

con il Sostegno di
MIBACT | NEXT REGIONE LOMBARDIA
COMUNE DI MILANO | DECS CANTON TICINO SWISSLOS, COMUNE DI LUGANO

Disegno sonoro e programmazione audio max/msp
Paolo Solcia, Riccardo Santalucia e Alessandro Perini

Musiche Originali
Luca Salvadori

Disegno luci
Stefano Pirandello

Programmazione grafica vvvv
Sebastiano Barbieri

Realtà aumentata e visione robotica
Giovanni Landi

Scenografia ed elementi visivi
Claudio Prati

Designer elementi UR10
Gisto – Alessandro Mason

Drammaturgia
Ariella Vidach e Claudio Prati in collaborazione con Enrico Pitozzi

Maitre/assistente alle coreografie
Anna Manes

Assistenza alla programmazione UR10
Massimiliano Davi /Max Effects

In una geometria non euclidea, i danzatori si smaterializzano e si moltiplicano, replicati in immagini, riprese ed elaborate da un robot in scena. In un passo a due tra l’umano e il suo doppio, tra uomo e macchina, si realizza la perturbante esperienza della nostra contemporaneità, tesa tra la fascinazione nei confronti del progresso scientifico e la paura per l’allontanamento dall’organico. In una drammaturgia astratta, la danza trasforma gli eventi in un’esperienza sinestetica e polisensoriale che “proietta” letteralmente lo spettatore sui fondali della scena, coinvolgendolo in un confronto serrato con l’alterità.

Stiamo vivendo il tempo dell’effettiva integrazione fra uomini e automi e la continua frequentazione con macchine che sembrano dotate di facoltà tipiche del genere umano, come la parola e il comportamento, suscitano molte domande e dubbi. Quali sono gli effetti psicologici ed etici di questa coesistenza ed interazione sempre più profonda ed intima? Quali sono le nuove forme e modalità di comunicazione e fino a che punto si possono spingere le relazioni fisiche e psichiche tra uomo e automa? Due robot possono dialogare tra di loro e in che lingua lo fanno? È accettabile provare emozioni per un robot e pensare di utilizzarli come badanti o partner sessuali?

La performance propone visioni e prospettive in relazione alle domande poste e agli aspetti che creano più inquietudini e timori, focalizzando l’attenzione sulle forme di comunicazione, di dialogo e d’interazione tra la nuova generazione di robot collaborativi ed esseri umani. Utilizzando la tecnologia per potenziare l’osservazione, lo sguardo e l’ascolto dell’altro da sé, il lavoro propone l’esperienza empatica ed immersiva di una dimensione inorganica, artificiale, infinita e disponibile fuori dall’ordinario. In questo modo, uno “sguardo” ed un “ascolto” aumentato possono portare a comprendere meglio la dimensione virtuale che permea sempre di più la nostra esistenza.

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