Vittorio Galloro è un giovane ballerino napoletano che, dopo aver iniziato lo studio della danza alla scuola del San Carlo con Anna Razzi, ha completato la sua formazione a Cuba. Nel 1997 ha vinto la medaglia d’argento al Concorso Internazionale di Cuba e qualche anno dopo  anche il Premio Roma, negli ultimi due anni ha raggiunto un notevole successo internazionale conquistando le platee dei teatri europei danzando il repertorio classico in coppia con la sua splendida compagna Arianne Lafita Gonzales. Vive a Reggio Emilia e lo incontriamo a Napoli dove recentemente è stato per partecipare alla rassegna Napoli Danza Festival con la direzione artistica di Fabrizio Esposito.

Vittorio partiamo dalla tua formazione: cosa ti hanno dato le due scuole in cui hai studiato?

Parto dal presupposto che sono state le scuole che hanno reso possibile il mio sogno di bambino, essere un ballerino professionista. Sono napoletano verace, del quartiere San Giovanni, e nel 1991 sono entrato nella scuola del San Carlo dove ho appreso le solide basi della danza classica e dove la direttrice, Anna Razzi, per prima ha creduto nelle mie capacità. Dopo sei anni, per mia scelta personale, sono andato a studiare a l’Havana alla scuola nazionale di Cuba dove sono, ancora oggi, il primo e solo italiano ad essersi diplomato come ballerino e maestro nella scuola di Alicia Alonso. La differenza tra le due scuole dal punto di vista tecnico non l’ho avvertita perché fin dal mio arrivo alla scuola di Napoli si studiava con maestre cubane invitate da l’Havana. Quando però mi sono trasferito a Cuba, per tre anni, ho studiato 9-10 ore al giorno, ballato costantemente in spettacoli, vissuto la danza 24 ore su 24 completamente integrato nella danza, nella metodologia, nella musica e nelle arti in generale e questa è la vera differenza tra le  scuole dei due Paesi. Il popolo cubano è meraviglioso, tutti conoscono la danza e riempiono i teatri, per loro la danza è come per noi il calcio! Ricordo che un giorno mentre andavo in teatro a vedere la compagnia che ballava, presi un taxi e l’autista sapeva quale fosse il cast che si esibiva quella sera… questo dice tanto sulla loro cultura di balletto. Pur mancandomi le comodità e il benessere dell’Italia non ho mai rimpianto la mia scelta artistica: da quell’isola è uscito il ballerino che avete davanti.

Come sei riuscito, nonostante l’attuale crisi, a sfondare con prestigiosi inviti internazionali? sicuramente per la bravura ma anche per una notevole capacità organizzativa, parlacene.

Penso che dietro tutto c’è tanto lavoro, ma credo anche  che il destino ci dia un’opportunità e bisogna arrivare preparati all’appuntamento perché quando balli bene in uno spettacolo hai un’alta percentuale di avere belle foto, bei video e questo è fondamentale per proporsi. Oggi l’uso dei social network, i siti web incrementano notevolmente l’immagine di un artista, tutto è più veloce e anche chi è dall’altro capo del mondo può vedere cosa stai facendo, cosa e  come balli e quindi se sei bravo e piaci e gli inviti non mancano. Basti pensare che Kevin McKenzie, direttore dell’American Ballet Theatre, ha voluto Danihil Simkin come solista della compagnia dopo aver visto un suo video su Youtube. Certo bisogna essere coscienti di ciò che si mostra in rete perché potrebbe essere un’arma a doppio taglio:  la danza è un’arte sincera, sul palco non si può mentire né nascondersi !! fortunatamente fino ad oggi Arianne ed io non abbiamo tradito le attese.

Qual è stato lo spettacolo più emozionante degli ultimi mesi?

Questa annata è stata straordinaria direi, abbiamo ballato in tanti Teatri d’Opera: a Bucarest, Sofia, Dubai, in Olanda , Brasile, Spagna. Ma lo spettacolo più emozionante è stato il debutto sul territorio russo, la patria del balletto, in Novembre al Festival del balletto di Saratov 2013, insieme a personalità della danza quali Giuseppe Picone, e Anna Pavlovich, Christina Shapran e Sergei Polunin, Nikolai Tsiskaridze. Ad ogni artista toccava un giorno per esibirsi ed Arianne ed io abbiamo aperto il Festival con l’intero  Don Chisciotte, è stato un grande successo!! L’Opera alla fine era in piedi e quella serata non la dimenticheremo mai.

Se ne vuoi parlare, racconta come sei riuscito a superare un terribile dolore che, giovanissimo, ha sconvolto la tua vita e come ti trovi oggi a danzare con la tua compagna Arianne Lafita Gonzales

E’ stato un periodo durissimo della mia vita ma nello stesso tempo ha forgiato in me un’anima combattente.  Nel 2007 ero all’Opera di Praga con il ruolo di primo solista, con la mia prima moglie Andrea Cammarano, ballerina anche lei. Le fu diagnosticato un tumore rarissimo, solo 12 casi al mondo, in quel momento le nostre vite si sono fermate. Avevamo una bimba di soli 3 anni, lasciai il lavoro, tornammo in Italia a Reggio Emilia dove avevo un posto per potermi allenare e viaggiare facilmente verso Milano per le terapie. Ero depresso , senza motivazioni, vivevo un senso di rabbia totale con tutto e tutti, ma era niente in paragone a quello che provava la mia compagna, quindi la mia missione era chiara, dedicarmi a lei completamente, cercando di farle vivere intensamente il tempo che le restava. Il decorso della malattia durò 4 anni, dopo di che lei è deceduta nel 2011. Dopo l’oscurità che avevamo vissuto arrivò il nulla, niente sembrava avere un senso, ma negli occhi della mia bimba ho visto la forza di reagire e per lei ho dovuto farlo!! ricordo che il giorno dopo avevo un intenso desiderio di fare lezione di danza, capii che solo la danza avrebbe trasformato il mio dolore in energia, dovevo rialzarmi, dovevo ballare, e così è stato. Non avevo un vero obiettivo ma lavorare tanto incanalava la mia rabbia e mi faceva stare bene, ringrazio la mia famiglia che mi è stata vicina, certo, ma professionalmente ero solo, sempre in una sala con le mie uniche amiche più fedeli: le mie gambe. Poi arrivò la svolta artistica che ha cambiato la mia carriera: fui invitato al festival di Loano dove ballai Corsaro Pas de deux. La performance richiamò l’attenzione di alcuni manager e piano piano arrivarono vari inviti a Gala e Festival come quello di Spoleto nel 2012. Col tempo miglioravo sempre più. Poi la mia vita privata è cambiata insieme a quella artistica. A Milano in un Gala in onore di Rudolf Nureyev, “Grazie Rudi”, ho incontrato la mia nuova e attuale compagna, Arianne Lafita. Lei, già prima ballerina a Cuba, lavorava nella compagnia di Viktor Ullate a Madrid e ha cominciato a danzare sempre più spesso con me ed ha completato l’opera dentro di me, ha rimesso in moto il motore della vita, l’amore. Insieme siamo fantastici, sia artisticamente che nella vita facciamo una coppia molto unita, gli inviti crescono sempre più e abbiamo sempre risposto positivamente alle attese. Secondo i critici la nostra incerdibile forza in scena è dovuta al nostro rapporto di coppia , al nostro affiatamento, siamo audaci nel coinvolgere il pubblico e ci divertiamo molto. E soprattutto la mia bambina ha trovato una persona che la ama tanto e vive per lei, sono unitissime e questo in tutto il mio processo di rinascita è stato fondamentale.

Cosa suggerisci a dei giovani allievi di danza della Campania per realizzare i loro sogni, ed oggi qual è il tuo?  

Avendolo vissuto come esperienza , suggerirei di avere pazienza e di non mollare, lavorare sempre perché la nostra carriera è breve ma il lavoro ripaga sempre e quando meno te lo aspetti l’occasione arriva! Per quanto mi riguarda mi aspetto di ballare bene i prossimi impegni che saranno importantissimi: torneremo a ballare in Russia  a marzo al prestigioso Gala a Perm dove rappresenterò l’Italia tra stelle internazionali. Con Arianne danzeremo i Pas de deux da La Fille ma gardée e da Corsaro. Poi andremo ad Amsterdam,  a Belgrado,  a Praga con tanti altri progetti in cantiere che spero si realizzino. Il mio sogno nel cassetto, poi,  è danzare in un Ente lirico Italiano. In particolare al San Carlo di Napoli, la mia città natale: sarebbe fantastico danzare lì dove tutto ebbe inizio!!!

Roberta Albano

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