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Valentina Marini direttore artistico di Fuori Programma: “Anche il crowdfunding in Italia è una delusione”

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Dall’11 al 27 luglio al Teatro Vascello di Roma, va in scena la terza edizione di Fuori Programma, il Festival Internazionale di Danza che vanta la direzione artistica di Valentina Marini, prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management.

Un Festival che quest’anno propone due prime nazionali, due prime regionali, una prima romana e un debutto assoluto. Per realizzarlo Valentina Marini, operatrice culturale di razza dal 1997, ha lanciato una campagna di crowdfunding.

Questo significa che per fare una buona rassegna ormai si deve per forza affidarsi alle donazioni?

“Prima di rispondere faccio una premessa – ci dice – la prima edizione di questo festival era totalmente sotto l’egida del Teatro Vascello, il secondo anno sono subentrata io, ed è stato fatto in collaborazione con European Dance Alliance- Valentina Marini Management. Quest’anno ho deciso di rilevarlo totalmente con la speranza di avere qualche finanziamento pubblico, ma così non è stato. Come al solito lo abbiamo saputo molto tardi, quando il programma era quasi chiuso e così ho deciso di percorrere la strada del crowdfunding che all’estero funziona così bene”.

E com’è andata?

“Anche questa è stata una delusione. C’eravamo posti come obiettivo 5000 euro, ma a 24 ore dall’inizio siamo a poco più di 2000. La delusione sta nel fatto che la classe dei professionisti non ha minimamente voglia di sostenere la cultura. Non c’è alcuna sensibilità per l’arte. E questo è triste e grave”.

La rassegna però è di buon livello…

“si. Questa rassegna è rivolta ai romani che restano in città. Un teatro frequentato d’inverno che diventa gradevole perché munito di aria condizionata d’estate. E, chiaramente, è rivolto ai milioni di turisti che passano per la Capitale. Per quel che mi riguarda, io vedo molti spettacoli, in Italia e per il mondo. Il mio obiettivo, quindi, è quello di proporre eccellenze internazionali e nazionali, e di offrire la possibilità di una riflessione su tematiche calde. E quest’anno c’è tanto da riflettere: la convivenza tra arabi ed ebrei (con We love arabs di Hillel Kogan), il rapporto tra l’uomo e la natura (con One. One & One della Vertigo Dance Companu e Full Moon di Spellbound), i rapporti tra madri e figli (con Don’t Talk to me in my sleep di Dunja Jocic), la caducità della vita (con La morte e la fanciulla di Abbondanza Bertoni), il conflitto tra bene e male (con Corpo a Corpo di Roberto Zappalà).

Quanto pubblico dovrete portare a teatro?

“La sala del Vascello contiene 320 posti. E’ vero che in piena estate molti faticano a chiudersi, ed i turisti sono attratti soprattutto dall’opera, ma sono ottimista. Piuttosto dovremmo fare una considerazione sulla danza contemporanea. La gente teme sempre di annoiarsi, perciò a me piace sempre trovare un messaggio. Il movimento del corpo non deve solo far emozionare ma anche riflettere”.

Si farà la quarta edizione del Festival?

“Nel mio cuore si. Certo avrò bisogno di qualcuno che mi dia picchetto e corda. Ma spero di triovarlo e di andare avanti”.

Raffaella Tramontano

CALENDARIO

11 luglio ore 21.00
One, One & One
Vertigo Dance Company (IL)
prima nazionale

15 luglio ore 21.00
We Love Arabs
Hillel Kogan (IL)
prima regionale

18 luglio ore 21.00
Don’t Talk to Me in my Sleep
Dunja Jocic (NL)
prima nazionale

21 luglio ore 21.00
La Morte e La Fanciulla
Compagnia Abbondanza/Bertoni (IT)
prima romana

25 luglio ore 21.00
Full Moon
Spellbound Contemporary Ballet (IT)
prima assoluta

27 luglio ore 21.00
Corpo a Corpo
Compagnia Zappalà Danza (IT)
prima regionale

 

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