La Martha Graham Dance Company è la compagnia di danza più antica degli Stati Uniti e si avvia a celebrare i 93 anni di attività. Alla morte di Martha Graham nel 1991  i diritti di riproduzione delle 181 coreografie furono assegnate a  Ron Protas, fotografo che negli ultimi anni era stato molto vicino all’anziana coreografa. La sua gestione, fortemente contrastata dai membri storici della compagnia riuniti nel consiglio d’amministrazione, ha portato quasi al fallimento la compagine che nel 2000 fu costretta ad annullare  la stagione artistica. Dopo numerose battaglie legali  in cui Protas era giunto a impedire alla compagnia di rappresentare le coreografie della Graham, finalmente la storica istituzione ha vinto le sue battaglie ed oggi è guidata da Janet Eilber che dal 2005 ne è direttrice artistica. Di recente la compagnia è stata in Italia, a giugno, ed ha presentato brani di repertorio, danzati da un gruppo giovane e brillante ma creando qualche perplessità in relazione all’eliminazione di alcune scene originali, come nel caso di Errand into the Maze. Quanto è difficile oggi mantenere in vita una compagnia legata ad un’artista che ormai è leggenda, come Martha Graham , ma che rischia anche di essere superata da nuove tendenze ed estetiche coreutiche?

Abbiamo incontrato Simona Ferrara, giovane e brillante dirigente napoletana,  che da nove anni è la company manager della Martha Graham Dance e si avvia, a soli 33 anni, a diventarne general  manager da gennaio 2020. Diplomata in danza a Movimento Danza, laureatasi al Dams a Roma 3, inizia ben presto a lavorare con la Daniele Cipriani Entertainment  e da lì collabora con numerose compagnie internazionali  tra cui la Graham 2, quella dei giovani e degli allievi. Oggi, dopo nove anni di lavoro a New York il  suo compito principale è quello di gestire i rapporti con i ballerini, i loro contratti e di organizzare le numerose  tournée in tutto il mondo.

Qual  è oggi la situazione della Martha Graham Dance Company?

Martha Graham   Dance Company è la compagnia più antica degli Stati Uniti, questo è il suo 93’ anno ed è organizzata come una compagnia non profit, come la maggior parte delle compagnie di danza negli Stati Uniti. Ha circa 15 ballerini che lavorano per circa 30/35 settimane l’anno e poi ha un numero di aggiunti che vengono impegnati nella riproduzione delle coreografie che hanno bisogno di un gruppo più  numeroso, come Chronicle o Saga della primavera. L’obiettivo artistico della compagnia è di riprodurre le coreografie del repertorio Graham e proporre coreografie nuove per ogni stagione di spettacoli che vengono presentati sia in sede a New York, sia in giro per gli Stati Uniti e in tutto il mondo.  E’ una compagnia sindacalizzata i ballerini sono membri dell’AGMA (American Guild of Musical Artists) che è il sindacato dei ballerini che riunisce i membri del New City Ballet, American Ballet, Pennsylvania Ballet, e  molte altre compagnie di balletto in giro per gli Stati Uniti.

Che tipo di contratti hanno i ballerini della Martha Graham Dance Company?

I contratti sono annuali e non sono necessariamente rinnovabili  e, che io sappia, non esistono contratti a tempo indeterminato, sono garantiti per trenta settimane  e se siamo in grado di offrire di più possono essere anche più lunghi. Non sono obbligatoriamente rinnovati e ciò viene comunicato con un preavviso due mesi prima, che si rinnovi oppure no. Gli aggiunti lavorano a settimana e vengono pagati  in relazione alla durata del lavoro.  

Avendo una caratterizzazione tecnico stilistica molto precisa,  come vengono selezionati i danzatori?

Una grossa percentuale viene dalla Martha Graham School, ma non tutti. Alcuni vengono anche dalla Alvin Ailey Dance School, la Rudra Béjart School o da altre scuole in cui si formano alla tecnica  Graham ma non solo, è importante anche la formazione contemporanea e la base classica, anche perché il repertorio della compagnia si sta ampliando anche con nuove  coreografie.  Alcuni danzatori completano la loro formazione in compagnia.

Qual è il rapporto tra scuola e compagnia?

Esiste il Martha Graham Center of Contemporary Dance che comprende sia la scuola che la compagnia. La compagnia gestisce un budget superiore rispetto alla scuola che si concentra sulla tecnica e il repertorio Graham. La scuola fornisce i danzatori per la Graham 2 che studia repertorio Graham e interpreta qualche creazione nuova, fa piccole tournée nel paese,  e organizza  lecture- demonstrations in giro per New York, è un compagnia pre- professionale.

La compagnia senior gira molto negli Stati Uniti?

La compagnia gira molto negli Stati Uniti perché la tecnica Graham è studiata in quasi tutte le Università che hanno Dipartimenti di Danza e quindi è accolta con notevoli  successi nei grandi auditorium dei Campus. La compagnia è anche  molto richiesta in Europa, a giugno siamo stati a Firenze e a Ravenna e poi a Granada al Festival di danza. Recentemente siamo stati anche in Asia, a Taiwan e in Cina, in Russia e, recentemente, siamo stati anche a Cuba e ad Haiti.

Da italiana che vive e lavora all’estero cosa secondo lei quali sono le grandi differenze con il sistema americano?

La grande differenza tra l’America e l’Europa è che qui non esistono contratti a tempo indeterminato, quindi capisco che l’aspirazione, anche in Italia, sia di avere un contratto a lungo termine. Come ho già detto i contratti hanno durata annuale ma nessuno arriva a 52 settimane. Le compagnie maggiori come il New York City Ballet e l’American Ballet arrivano a circa 40 settimane ma, avendo ballerini sindacalizzati, sono garantiti da eventuali infortuni, da un programma pensionistico e soprattutto da stipendi settimanali più che dignitosi. Comunque i contratti sono stipulati in base ai diversi budget delle compagnie. Poiché anche in Italia si sta sviluppando una discreta attività privata si dovrebbero garantire i diritti minimi dei danzatori che invece, spesso, non sono pagati neppure per le prove. Comunque non è rapportabile il giro economico esistente in America con quello europeo e tanto meno italiano.

Quali sono le scelte artistiche della compagnia?

L’idea di Janet Eilber è di scegliere un tema da sviluppare in un programma annuale o biennale. Quest’anno, per esempio è il 100’ anniversario del voto alle donne e quindi la Eilber  ha voluto riproporre  i balletti che maggiormente sviluppassero questo argomento come Chronicle, Cave of the Heart, Errand into the Maze, tra gli altri anche se, come si sa, le tematiche femminili sono centrali nel lavoro di Graham. Ci sono comunque i capolavori che vengono sempre molto richiesti e restano nel repertorio stabile come Diversion of Angels, Night Journey, Cave of the Heart, Chronicle o Sagra delle Primavera.

Cosa pensa delle critiche che vengono rivolte a chi conosce le coreografie originali ed oggi le vede riprese in una forma non “filologicamente” fedele?

Già nello spettacolo a Villa Adriana a Tivoli nel 2014 ci furono critiche per la versione di Errand senza le scene e i costumi originali che erano stati distrutti dall’uragano Sandy nel 2012. Ma si dovevano mantenere impegni e contratti già stipulati e così si è deciso di andare in scena comunque  senza scene e senza costumi originali. Una versione che è stata poi molto amata perché mette in evidenza la bellezza della sua coreografia e ci permette di portarla in tutti i teatri a prescindere dai cachet. Chiaramente, come spesso accade, c’èchi apprezza le scelte artistiche della presente direzione e chi invece preferirebbe vedere solo repertorio Graham così come è stato creato dalla fondatrice della compagnia. In linea di massima quando ricostruiamo una coreografia Graham, di cui si hanno video in archivio e si può lavorare con chi ha danzato quel brano quando lei era ancora in vita, si cerca di rimanere il più fedele possibile all’originale. Sarebbe una bugia dire che è esattamente uguale, sappiamo tutti che i ballerini hanno delle potenzialità fisiche diverse e l’interpretazione è sempre diversa perché l’arte non si imita, altrimenti i danzatori non sarebbero degli artisti.  Il lavoro di Janet Eilber si concentra non solo sui balletti originali ma anche sul cercare nuovi modi di mantenere vivi tali capolavori. Con questo non vogliamo dire che Graham ormai appartenga al passato, anzi vogliamo dimostrare quanto sia sempre attuale e versatile. Per esempio, negli anni scorsi,  siamo stati ospiti di Google e abbiamo collaborato con visual artists e tra le coreografie presentate ed elaborate c’era Lamentation, il suo assolo che risale al 1930. C’è sempre nel pubblico chi è nostalgico e vorrebbe vedere il repertorio come quando Graham era viva, ma per lo più la compagnia è ancora molto amata e riceve grandi consensi ovunque vada.

   Roberta Albano

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