Dal 23 al 30 dicembre è andato in  scena al Teatro di San Carlo lo Schiaccianoci di Giuseppe Picone con scene di Nicola Rubertelli e costumi di Giusi Giustino, l’orchestra è diretta da Mikhail Agrest, con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo, condotto da Stefania Rinaldi  e gli allievi della Scuola di Ballo diretta da Stephane Fournial.  Giuseppe Picone ha creato la sua versione per il teatro Massimo di Palermo nello scorso anno e lo ha riproposto a Napoli,  con alcune modifiche,  per valorizzare  un cast che unisce stelle internazionali ai solisti della compagnia di casa di cui, da due anni, è alla direzione.  Nel ruolo di  Clara,  hanno danzato la splendida Claudia d’Antonio e, per le repliche successive, Sara Sancamillo e Giovanna Sorrentino, nel ruolo della Fata Confetto, si è potuta ammirare  Akane Takada, giapponese vincitrice della borsa di studio del Prix de Lausanne del 2008 e oggi principal del Royal Ballet, e, in altri cast, Marta Petkova, prima ballerina dell’Opera di Sofia e Anna Chiara Amirante e Claudia D’Antonio, giovani talenti della compagnia di ballo del teatro di San Carlo. Il ruolo del Principe, interpretato da Vadim Muntagirov, ballerino russo formatosi alla Royal Ballet School e principal della compagnia londinese,  è stato danzato anche da Alessandro Staiano e Salvatore Manzo, vere eccellenze della compagine napoletana.  Il coreografo Picone propone il balletto natalizio per antonomasia, senza alcuna lettura moderna o psicanalitica, come invece è stato spesso fatto nella seconda metà del Novecento in varie versioni dalle firme autorevoli. Picone si rivolge allo spirito geniuino dell’originale, andato per la prima volta in scena il 6 dicembre del 1892 al Teatro Marinskij di Pietroburgo, che vide l’italiano Riccardo Drigo a dirigere l’orchestra e la firma della coreografia di Marius Petipa, che in realtà lasciò al suo assistente Lev Ivanov la composizione della maggior parte delle parti danzate. Nell’intenzione di Ivan Aleksandrovič Vševolozskij, allora direttore dei teatri imperiali, c’era l’idea di creare una favola natalizia per i bambini della Corte e Ĉaikovskij compose un delicato poema musicale  dell’infanzia.  Il libretto, tratto dall’inquietante racconto di E. A. T. Hoffmann, Schiaccianoci e il re dei topi, era stato tradotto in una sintesi drammaturgicamente semplificata tratta dalla traduzione in francese di Alexandre Dumas.

Sulla scena del teatro di  San Carlo ha preso vita una vera favola, rispettando quindi l’impostazione delle origini, ma attraverso il gusto degli autori contemporanei: la scena della casa di Clara in cui si festeggia il Natale, sembra l’interno di una casa di Barbie, tutta rosa, delicata e leggera. I costumi sono coerenti con l’ambiente borghese del primo atto e diventano eterei nei quadri fiabeschi del secondo, molto belli quelli del valzer dei fiori. La trama è essenziale e scivola senza intoppi e qualche omissione, il litigio tra  Clara e suo fratello per il possesso del giocattolo, è eliminato, e semplificato anche il conflitto tra lo Schiaccianoci e il re dei topi. La bellezza della danza è invece portata all’apice perché è essa stessa, per il coreografo, l’essenza della favola  e della magia. Clara e Il Principe, il simbolo dell’amore sognato dalla fanciulla, presentato da Drosselmeyer, l’amico di famiglia che asseconda e stimola le sue  fantasie adolescenziali, volano su una nuvola in un mondo fantastico dove la danza è protagonista. La danza spagnola ci immerge in una fantasia alla Don Chisciotte, quella araba riecheggia Bayadère, la pastorale dei mirliton,  il pas de trois dal Lago dei cigni e la danza russa rimanda alla scena di Pollicino e i suoi fratelli, presente nelle edizioni del Bolshoi della Bella addormentata. Nell’inconscio creativo di Picone, è tale il suo amore per il balletto classico, che queste suggestioni emergono come un omaggio a Petipa e ad un mondo di sogno e di favola che rischia ormai di svanire. Si deve ringraziare il giovane coreografo e direttore partenopeo, per aver reso il numeroso pubblico partecipe di questo suo incondizionato amore per il balletto, anche perché ha rappresentato un ulteriore momento di crescita per tutta la compagnia di ballo del San Carlo. I giovani ballerini si sono perfettamente integrati con le stelle ospiti, Muntagirov presenza davvero da danseur noble, può essere affiancato, senza scarti qualitativi, da Salvatore Manzo che interpreta lo Schiaccianoci, o alternarsi ad Alessandro Staiano, protagonista nel secondo cast. La perfezione tecnica e interpretativa di Akane Takada, ballerina talmente delicata da sembrare un carillon, ma nello stesso tempo forte e impeccabile, si sposa con la freschezza e la bravura di Claudia D’Antonio nel ruolo di Clara, di Anna Chiara Amirante, elegante Regina delle nevi, e di Luisa Ieluzzi, Candida Sorrentino e tutte le altre soliste della compagnia.  Le repliche hanno dato, ad ognuno dei solisti del San Carlo, la possibilità  di alternarsi in più di un ruolo, così come avviene solo nelle grandi complessi internazionali, dimostrando non solo la versatilità dei danzatori, ma anche la crescita qualitativa della compagnia e la grande capacità dimostrata dal direttore di saper far emergere e valorizzare i talenti a sua disposizione.

 

Roberta Albano