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Un Lago mistico al San Carlo

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Il lago dei cigni Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo. Foto Luciano Romano Balletto in un prologo e quattro atti Coreografia RICARDO NUNEZ da Marius Petipa e Lev Ivanov Scene e costumi Philippe Binot


La sfida lanciata dal direttore  Giuseppe Picone di riportare il Lago dei cigni al teatro di San Carlo è stata vinta e al terzo anno della sua direzione, si è potuto assistere ad un bellissimo ed eccellente spettacolo. Nonostante le difficoltà strutturali della compagnia, che in virtù del “Decreto dignità” varato dal governo, rischia di perdere i suoi migliori rappresentanti giovani ai quali si prospetta o un contratto di stabilità, eventualità che tutti ci auguriamo, o un definitivo mancato rinnovo del contratto. A questo riguardo, e al sostanziale disinteresse per una forma d’arte che richiederebbe, come in tutti gli altri paesi europei, una legislazione ad oc, vista la breve carriera di lavoratori che iniziano giovanissimi a prepararsi alla professione, il giorno della prima, è stato letto un comunicato sindacale da parte dei rappresentanti del corpo di ballo. Torniamo allo spettacolo che è andato in scena, anzi, due, perché abbiamo voluto assistere all’esibizione dei due prestigiosi cast previsti dalla programmazione: la coppia di étoiles del Royal Ballet, Marianela Nuňez e Vadim Muntagirov e la coppia creata da Maja Makhateli e Alessandro Staiano. Con una disattenzione che non è corretta nei confronti del pubblico che ha il diritto di scegliere cosa acquistare, le date di esibizione sono state invertite e il cast delle stelle provenienti dalla compagnia inglese ha danzato domenica, non la sera del debutto che è stata lasciata alla bellissima Makhateli e al giovane Staiano che, forse, ha risentito del peso della responsabilità di un ruolo, quello di Sigfrido, che è tra i più impegnativi del repertorio classico. Nel corso del Novecento, infatti, il Principe Sigfrido ha affiancato per importanza drammaturgica quello di Odette/Odile e spesso è diventato il motore dell’azione. Nella Russia sovietica che manteneva viva la tradizione di Petipa, senza temere di inserire aggiornamenti tecnici e narrativi, la parte di Sigfrido fu ampliata sia da Vakhtang Chabukiani che da Kostantin Sergeyev, grandi interpreti maschili degli anni ’30-’50. La versione originale del balletto con coreografia di Marius Petipa e del suo collaboratore, Lev Ivanov, del 1895, fu realizzata quando l’interprete maschile, Pavel Gerdt, era ormai ultracinquantenne,  e alla fine della carriera. La sua parte fu essenzialmente pantomimica e di supporto alla straordinaria Pierina Legnani, prima danzatrice ad interpretare la principessa cigno e ad eseguire i trentadue fouetté. All’inizio del Novecento, quindi, i nuovi celebri ballerini, tendevano ad ampliare il ruolo di Sigfrido. Così fece Rudolf Nureyev nel 1964, nella sua  osannata versione del balletto a Vienna, che riportava, per la prima volta in Occidente, le evoluzioni tecnico-stilistiche della scuola Vaganova e del Kirov. La versione proposta in questi giorni è, però, il Lago ricostruito da Ricardo Nuňez, sull’originale di Petipa-Ivanov, nella stagione 1993-’94 che vinse il premio “Danza & Danza” come migliore balletto dell’anno. La sua lettura della drammaturgia trasporta l’ambientazione a cavallo tra Ottocento e Novecento, alla corte degli Zar con un Rothbart che impersona una sorta di Rasputin che vuole manipolare il Principe e, probabilmente, aspirare alla Corona. Bella ed efficace l’interpretazione di Ertugrel Gjoni di un personaggio a lui idoneo per fisicità e personalità scenica. Il Lago dei cigni di Nuňez è uno spettacolo lineare, con belle scene realizzate da Philippe Binot che riprendono il gusto della Secessione viennese, con più riproduzioni di Gustav Klimt. I bei costumi, dello stesso autore, sono stati rifatti per i cigni, nuovi e luminosi, con la collaborazione di Future Point Art di Leandro Fabbri, stilista napoletano. L’orchestra è stata diretta con fermezza e cura, per le straordinarie performances dei protagonisti, da Aleksej Baklan. Le coreografie create per il corpo di ballo sono semplici e musicali e non tendono a mettere in difficoltà gli interpreti più di quanto non facciano già le tradizionali file dei cigni che sono state eseguite con precisione. La necessaria omogeneità stilistica dei cigni è stata raggiunta grazie alla cura, alla dedizione e attenzione con cui Patrizia Manieri ha ricostruito le coreografie di Ricardo Nuňez. La compagnia si è espressa al massimo e il famoso Pas de trois del primo atto, che tradizionalmente mette in primo piano le future promesse, ha valorizzato un Salvatore Manzo smagliante, tecnico, preciso, sorridente, a suo agio ad eseguire cinque o sei pirouettes senza sbavature. Claudia d’Antonio e Sara Sancamillo non sono state da meno in eleganza, precisione ed espressività. Che dire dei protagonisti dello spettacolo? Vadim Muntagirov è bello, alto elegante e tecnicamente ineccepibile, ha interpretato l’assolo sull’Adagio sostenuto del primo atto con un languore, che ricordava, con la morbidezza delle braccia sopra la testa, un’epoca coreutica andata, quella di Nijinski. Di Staiano, ballerino ugualmente elegante ed ottimo interprete romantico, abbiamo notato una tensione emotiva che sicuramente supererà con l’intensificarsi degli spettacoli. Come affrontare l’analisi delle Odette/Odile di Makhateli e Nuňez? Proviamo a fare un gioco? Ai punti Makhateli forse supererebbe la Nuňez per la perfezione della linea delle gambe, per la sicurezza dei fouetté, ma la danza è quantitativa? Si può valutare la danza in relazione a quanto è alta la gamba o quanto si gira? Marianela Nuňez ha eseguito un equilibrio nel passo a due del cigno nero che ha occupato un’intera frase musicale… è questo che fa di lei una ballerina straordinaria? No, Makhateli ha dato un’interpretazione perfetta e nella piena tradizione coreutica russa. Marianela, o Nela, come viene chiamata amichevolmente dai numerosissimi fans, ha vissuto il suo Lago in maniera sognante, coinvolgendo il pubblico in un rito. Il silenzio creatosi durante il passo a due del II atto con Muntagirov è stato unico, mai sentito in un  teatro che era tutto esaurito. Una partecipazione emotiva e di comunione tra ballerini e pubblico che raramente si è riscontrata negli ultimi anni. Questa è l’Arte della danza, una qualità che non si può quantificare in altezze, giri o numeri, e che a stento si può raccontare. C’è da ringraziare davvero Picone per aver portato degli artisti unici al San Carlo e cercare di far crescere, al loro fianco, i giovani ballerini del corpo di ballo ai quali auguriamo il più roseo futuro. 

Roberta Albano/

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