Quando Eleonora Abbagnato gli ha proposto di firmare una nuova versione dello Schiaccianoci per il Teatro dell’Opera di Roma, Giuliano Peparini ha accettato lanciando una sfida a se stesso: portare il pubblico che guarda la televisione, poco o per nulla conoscitore del balletto classico, a teatro. E ce l’ha fatta. Al debutto, nel 2015, il balletto ha fatto registrare un afflusso di 20mila spettatori, con incassi da record. Diventato ormai un cult, lo spettacolo è tornato quest’anno, dal 31 dicembre al 7 gennaio, sulle tavole del Costanzi. Anche stavolta è andata bene: platea e palchi gremiti, pubblico soddisfatto. Ma quali sono le ragioni di questo trionfo? La prima, e forse fondamentale, è che il coreografo romano ha reso un titolo del repertorio classico uno spettacolo accessibile a tutti, attraente per spettatori di ogni età. Ci è riuscito con una rivisitazione in chiave contemporanea del classico natalizio della coppia d’oro Marius Petipa (messo poi in scena dall’assistente Lev Ivanov per un’indisposizione del maestro) e Pëtr Il’ič Ciaikovskij. La rilettura del Re Mida della danza è comunque rispettosa della tradizione. Sono bastate, infatti, idee e soluzioni che strizzano l’occhio alla modernità e dal forte impatto scenografico per un restyling valido, che non stravolge il balletto originale tratto dal racconto di E.T.A. Hoffmann. Rielaborazioni coreografiche e ribaltamenti drammaturgici si sono susseguiti dal debutto dello Schiaccianoci, avvenuto al Mariinsky nel 1892, ad oggi. Per il direttore artistico di Amici il punto di partenza è stata la riscrittura della storia del soldatino giocattolo firmata da Alexandre Dumas padre, con un pizzico di Roland Petit (negli anni ’90 il genio francese della coreografia volle Peparini come primo ballerino della sua compagnia, in seguito étoile, assistente e maître de ballet). Il coreografo sceglie di ambientare tutta la vicenda all’interno di casa Stahlbaum. Siamo in Francia, in un palazzo borghese di Parigi. Qui, la protagonista Marie  vive durante la notte di Natale il suo passaggio all’età adulta, scopre la femminilità con tutte le emozioni e i turbamenti del primo amore. Artefice di questa trasformazione è Drosselmeyer, che regala alla giovane un pupazzo schiaccianoci con le fattezze di suo nipote. Non più orologiaio ma presidente di un gruppo finanziario, questo personaggio guida Marie nel suo percorso di crescita sentimentale e sociale. Fedele al dichiarato intento di creare uno spettacolo “per adolescenti”, Peparini interviene sulla trama rendendola attuale. Lo fa, ad esempio, facendo diventare il Re dei Topi e il suo esercito dei bad-boy, dei bulli come ce ne sono tanti nelle scuole. “Volevo un sogno con i piedi per terra” ha dichiarato il regista del musical Romeo e Giulietta, che anche nel secondo atto, con l’introduzione di elementi nuovi di zecca, fa allusioni a situazioni e questioni della nostra epoca. E’ il caso della danza araba, dove compare una donna velata, coperta da una specie di burqua. Le danze del mondo sono riproposte con guizzi di fantasia e cariche di ironia (diverte la danza dei maggiordomi con i carrelli stracolmi di dolci). Stilisticamente si assiste ad una fusione di stili: ci sono i passi a due e la tecnica classica, ma anche il contemporaneo, la breakdance e l’hip hop. Videoproiezioni e costumi coloratissimi ed eccentrici sono l’altra novità che colpisce e fa presa specialmente su un pubblico non ballettomane.

Contribuisce certamente alla buona riuscita del moderno Schiaccianoci la compagnia del Teatro dell’Opera. Protagonisti nella replica vista del 5 gennaio Susanna Salvi e Michele Satriano, bravi (e lungamente applauditi) soprattutto nel passo a due finale, che riavvicina la versione del balletto di Peparini a quelle più tradizionali, piene di virtuosismi che entusiasmano gli spettatori. Si apprezza anche Alessio Rezza, nominato primo ballerino insieme con la Salvi al termine della replica del 6 gennaio.